UN luogo unico al mondo distrutto dalle fiamme. Il 5 giugno in Uganda un incendio ha distrutto una delle case sacre (Abalongo) nel sito delle tombe di Kasubi, costruite con paglia, legno ed argilla, dove sono sepolti quattro sovrani dell'antico Regno di Buganda e, nei pressi, i loro discendenti.
Le tombe di Kasubi si trovavano sulle colline del distretto di Kampala. Quattro tombe reali in un edificio circolare largo trenta metri chiamato Muzibu Azaala Mpanga, un'antichissima costruzione circolare ricoperta da una cupola di stoppia e protetto dal 2001 dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.
"Siamo in contatto con le autorità, presso il Ministero del turismo, della fauna selvatica e delle antichità, che attualmente sta effettuando una valutazione del danno causato dall'incendio", ha dichiarato Ernesto Ottone, vice direttore per la Cultura all'Unesco, "speriamo che, nonostante i vincoli imposti in Uganda dalla pandemia di Covid 19, sarà possibile intervenire prima per analizzare con precisione la situazione e ciò che è necessario fare prima che sia troppo tardi, in linea con l'eccezionale valore universale del sito".
Difese dall'Agenzia Onu per il "valore intangibile fatto di credenze, spiritualità, continuità e identità del popolo del regno di Buganda", le tombe sono costruite con materiali vegetali che non hanno alcuna difesa dagli incendi.
Quest' ultimo incendio segue un grave precedente, le cui cause si trovano in un rapporto che non è mai stato reso pubblico. Il 16 marzo del 2010 le fiamme distrussero diverse costruzioni sacre arrivando a danneggiare anche il mausoleo principale. Il primo ministro del Regno di Buganda, John Bosco Walusimbi, il giorno dopo dichiarò: "Il regno è in lutto. Non ci sono parole per descrivere la perdita derivante da questo atto più insensibile". L'Unesco decise allora di inserire il sito nei beni in pericolo.
Da allora l'amministrazione del Regno di Buganda si è impegnata a ricostruire le tombe e con l'aiuto del presidente ugandese Yoweri Museveni. Nel 2014 anche il Giappone è intervenuto per finanziare la restaurazione.
Il nuovo incidente però ha messo di nuovo in evidenza la fragilità delle Tombe di Kasubi.
Oltre alla specificità architettonica delle costruzioni, il sito preserva l'unicità dell'antica cultura dei Ganda o Baganda, il più grande gruppo etnico dell'Uganda: tre milioni di abitati riuniti in cinquantadue clan e guidati da sovrani chiamati Kabaka, che da secoli governano questa ampia regione africana affacciata sul Lago Vittoria e incorniciata dal Nilo Vittoria.
Quella dei Baganda è la storia fondante dello stato ugandese, divenuto nel 1894 protettorato britannico e dal 1962 di fatto indipendente. Sia l'antica capitale Entebbe, sia quella attuale Kampala, si trovano nel territorio dei Baganda, e lo stesso nome "Uganda" deriva da questo antico regno.
L'incendio di questo fine settimana segue un grave precedente, ancora oggi senza spiegazione, che aveva costretto l'Unesco ad inserire il sito nei beni in pericolo. Nel marzo del 2010 un incendio aveva mandato in fumo diverse costruzioni sacre, compreso il principale mausoleo, e il presidente ugandese Yoweri Museveni si era impegnato in prima persona per la ricostruzione. Nel 2014 anche il Giappone era intervenuto per finanziare la restaurazione dei luoghi sacri e permettere così di rimuovere il complesso dalla lista dei siti Unesco in pericolo. Ma il nuovo incidente riporta l'Uganda dieci anni indietro: le Tombe di Kasubi, patrimonio mondiale dell'umanità, hanno rischiato per la seconda volta di scomparire per sempre.
Le tombe di Kasubi si trovavano sulle colline del distretto di Kampala. Quattro tombe reali in un edificio circolare largo trenta metri chiamato Muzibu Azaala Mpanga, un'antichissima costruzione circolare ricoperta da una cupola di stoppia e protetto dal 2001 dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità.
"Siamo in contatto con le autorità, presso il Ministero del turismo, della fauna selvatica e delle antichità, che attualmente sta effettuando una valutazione del danno causato dall'incendio", ha dichiarato Ernesto Ottone, vice direttore per la Cultura all'Unesco, "speriamo che, nonostante i vincoli imposti in Uganda dalla pandemia di Covid 19, sarà possibile intervenire prima per analizzare con precisione la situazione e ciò che è necessario fare prima che sia troppo tardi, in linea con l'eccezionale valore universale del sito".
Difese dall'Agenzia Onu per il "valore intangibile fatto di credenze, spiritualità, continuità e identità del popolo del regno di Buganda", le tombe sono costruite con materiali vegetali che non hanno alcuna difesa dagli incendi.
Quest' ultimo incendio segue un grave precedente, le cui cause si trovano in un rapporto che non è mai stato reso pubblico. Il 16 marzo del 2010 le fiamme distrussero diverse costruzioni sacre arrivando a danneggiare anche il mausoleo principale. Il primo ministro del Regno di Buganda, John Bosco Walusimbi, il giorno dopo dichiarò: "Il regno è in lutto. Non ci sono parole per descrivere la perdita derivante da questo atto più insensibile". L'Unesco decise allora di inserire il sito nei beni in pericolo.
Da allora l'amministrazione del Regno di Buganda si è impegnata a ricostruire le tombe e con l'aiuto del presidente ugandese Yoweri Museveni. Nel 2014 anche il Giappone è intervenuto per finanziare la restaurazione.
Il nuovo incidente però ha messo di nuovo in evidenza la fragilità delle Tombe di Kasubi.
Oltre alla specificità architettonica delle costruzioni, il sito preserva l'unicità dell'antica cultura dei Ganda o Baganda, il più grande gruppo etnico dell'Uganda: tre milioni di abitati riuniti in cinquantadue clan e guidati da sovrani chiamati Kabaka, che da secoli governano questa ampia regione africana affacciata sul Lago Vittoria e incorniciata dal Nilo Vittoria.
Quella dei Baganda è la storia fondante dello stato ugandese, divenuto nel 1894 protettorato britannico e dal 1962 di fatto indipendente. Sia l'antica capitale Entebbe, sia quella attuale Kampala, si trovano nel territorio dei Baganda, e lo stesso nome "Uganda" deriva da questo antico regno.
L'incendio di questo fine settimana segue un grave precedente, ancora oggi senza spiegazione, che aveva costretto l'Unesco ad inserire il sito nei beni in pericolo. Nel marzo del 2010 un incendio aveva mandato in fumo diverse costruzioni sacre, compreso il principale mausoleo, e il presidente ugandese Yoweri Museveni si era impegnato in prima persona per la ricostruzione. Nel 2014 anche il Giappone era intervenuto per finanziare la restaurazione dei luoghi sacri e permettere così di rimuovere il complesso dalla lista dei siti Unesco in pericolo. Ma il nuovo incidente riporta l'Uganda dieci anni indietro: le Tombe di Kasubi, patrimonio mondiale dell'umanità, hanno rischiato per la seconda volta di scomparire per sempre.