In tempi di furia iconoclasta, la Germania (ovest) dedica una statua a Lenin
Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIGelsenkirchen rende omaggio al padre della Rivoluzione d'Ottobre con un monumento che sarà inaugurato il 20 giugno: un tribunale ha bocciato il ricorso del Comune che definiva il leader bolscevico "sinonimo di violenza, oppressione e terrore"
BERLINO - In tempi di iconoclastie c’è anche chi tenta di ricucire con il passato. A trent’anni dalla caduta del Muro, la città di Gelsenkirchen erigerà una statua di Lenin davanti alla sede del Partito Marxista Leninista Tedesco (Mlpd). Euforico il portavoce, Peter Weispfennig: “Lenin è perfetto per i tempi moderni: si oppose a ogni forma di razzismo, come rivoluzionario in tempi di crisi, come teorico visionario e come pragmatico capo dei lavoratori”. Ma l’inaugurazione, prevista per il 20 giugno, è stata preceduta da mesi di polemiche.
Contro l’impresa di rendere onore al padre della Rivoluzione d’Ottobre si era schierato anzitutto il Comune del Nordreno-Westfalia. Ma a marzo di quest’anno il tribunale amministrativo di Muenster ha rigettato il ricorso di Gelsenkirchen e ha dato il via libera alla statua. Per il Comune il leader bolscevico resta “sinonimo di violenza, oppres…
BERLINO - In tempi di iconoclastie c’è anche chi tenta di ricucire con il passato. A trent’anni dalla caduta del Muro, la città di Gelsenkirchen erigerà una statua di Lenin davanti alla sede del Partito Marxista Leninista Tedesco (Mlpd). Euforico il portavoce, Peter Weispfennig: “Lenin è perfetto per i tempi moderni: si oppose a ogni forma di razzismo, come rivoluzionario in tempi di crisi, come teorico visionario e come pragmatico capo dei lavoratori”. Ma l’inaugurazione, prevista per il 20 giugno, è stata preceduta da mesi di polemiche.
Contro l’impresa di rendere onore al padre della Rivoluzione d’Ottobre si era schierato anzitutto il Comune del Nordreno-Westfalia. Ma a marzo di quest’anno il tribunale amministrativo di Muenster ha rigettato il ricorso di Gelsenkirchen e ha dato il via libera alla statua. Per il Comune il leader bolscevico resta “sinonimo di violenza, oppressione, terrore e terribili sofferenze”.
Di segno opposto sono invece le proteste contro gli oppressori del passato che stanno contagiando il mondo sulla scia delle manifestazioni che riempiono da settimane le città americane dopo l’assassinio di George Floyd. Stamane i londinesi si sono svegliati con una sconcertante novità: la statua di Winston Churchill è stata impacchettata. Nei giorni scorsi qualcuno aveva scritto sul monumento al primo ministro britannico che sconfisse la tirannia nazifascista in Europa “Churchill era un razzista”. Indignato il commento del premier Boris Johnson, grande appassionato e biografo di Churchill: “È assurdo e vergognoso - ha scritto - che questo monumento nazionale rischi di essere attaccato da manifestanti violenti. Forse ha espresso opinioni che risultano inaccettabili per noi oggi - ma era un eroe e merita questa statua”.
Ma nei giorni scorsi si sono accumulate ovunque le iniziative di protesta contro ex generali, conquistatori razzisti e simboli della tratta dei schiavi, sull’onda delle manifestazioni americane del ‘Black Live Matters’. Sempre in Inghilterra, a Bristol, manifestanti anti razzisti hanno gettato in acqua la statua di Edward Colston, politico e imprenditore controverso che nel ‘600 che ridusse in schiavitù oltre 80mila persone. Un destino simile è toccato al brutale signore delle colonie belghe Leopoldo II: la sua statua brussellese è stata imbrattata con la scritta “pardon”, il suo volto tinto di rosso. E la città di Anversa ha deciso, tout court, di spostare il monumento al monarca in un museo.
Anche negli Stati Uniti le proteste per la violenza della polizia contro gli afroamericani hanno ispirato gesti iconoclasti: a Boston ignoti hanno decapitato la statua di Cristoforo Colombo. E la Speaker della Camera Nancy Pelosi ha proposto di rimuovere undici statue dal Campidoglio di Washington che ricordano altrettanti condottieri degli Stati confederati favorevoli alla schiavitù.
L’abbattimento delle statue segna spesso la fine di un regime o di una guerra, è l’immagine più potente della storia che cambia pagina. Dopo il 1989, la furia di cancellare ogni traccia del passato comunista aveva spazzato via nei Paesi del vecchio Patto di Varsavia statue, nomi e piazze intitolate a Lenin e Stalin. Il grande regista greco Theo Angelopoulos aveva immortalato lo spirito del tempo nella lunga, struggente sequenza del suo “Ulisse”, dove un’enorme testa di Lenin viene portata via su una chiatta.
È ironico che la nuova statua dedicata a Lenin sorga in una città della Germania Ovest. Sempre in questa parte del Paese, negli anni scorsi aveva suscitato scalpore la scelta della Cina di regalare una statua di Carlo Marx alla sua città natale, Treviri.