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 Manifestanti "Boogaloo" in piazza a Detroit, Michigan. Sul cartello, il riferimento a uno dei martiri della destra bianca, Duncan Lemp (reuters)

Camicie hawaiane e mitra: la destra dei "Boogaloo Bois" in piazza per Floyd (e per la seconda guerra civile)

I gruppi della destra suprematista bianca americana si stanno infiltrando nelle manifestazioni di Black Lives Matter contro la violenza della polizia. Una sottocultura fondata sul mito delle armi, alimentata nelle discussioni sui social e nutrita di simboli bizzarri nati sul web e trasportati nelle strade della protesta
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Uomini bianchi, camicie hawaiane a fiori colorati e in pugno mitra decorati da unicorni rosa, passamontagna con teschi e nasi da clown, sono spuntati in queste settimane nelle strade delle città americane infuocate dalle proteste del movimento Black Lives Matter per la morte dell'afroamericano George Floyd, ucciso da un poliziotto a Minneapolis. Sono i "Boogaloo Bois" - nome in codice per gruppi di miliziani armati "libertari" e di destra, prosperati sui social negli ultimi dieci anni in una retorica mista di resistenza al governo, difesa e vero culto delle armi, allergia alle tasse, razzismo verso le minoranze e forte avversione per le forze dell'ordine. Una galassia di gruppi, simboli, obiettivi spesso confusi e contrastanti, uniti da un'unica aspirazione: far esplodere una seconda guerra civile negli Stati Uniti, appunto il "boogaloo".

Gli ultimi mesi di crisi hanno offerto a questo magma la possibilità di uscire allo scopert…
Uomini bianchi, camicie hawaiane a fiori colorati e in pugno mitra decorati da unicorni rosa, passamontagna con teschi e nasi da clown, sono spuntati in queste settimane nelle strade delle città americane infuocate dalle proteste del movimento Black Lives Matter per la morte dell'afroamericano George Floyd, ucciso da un poliziotto a Minneapolis. Sono i "Boogaloo Bois" - nome in codice per gruppi di miliziani armati "libertari" e di destra, prosperati sui social negli ultimi dieci anni in una retorica mista di resistenza al governo, difesa e vero culto delle armi, allergia alle tasse, razzismo verso le minoranze e forte avversione per le forze dell'ordine. Una galassia di gruppi, simboli, obiettivi spesso confusi e contrastanti, uniti da un'unica aspirazione: far esplodere una seconda guerra civile negli Stati Uniti, appunto il "boogaloo".

Gli ultimi mesi di crisi hanno offerto a questo magma la possibilità di uscire allo scoperto, trasportando i loro "meme" apparentemente scherzosi dalla Rete sulle strade, con armi e violenza vere. Lo si è visto nelle parate anti lockdown in Michigan, Ohio, Virginia, North Carolina, Minnesota e lo si sta vedendo, in modo più rarefatto, nelle manifestazioni per i fatti di Minneapolis. 

Che il movimento marchiato da Donald Trump come "antifa" (un improbabile bollino di sovversione di matrice anarco-radicale di sinistra attribuito alla grande massa di giovani bianchi scesi in piazza in solidarietà con gli afroamericani) possa essere stato infiltrato dalla destra radicale bianca è ormai assai più che un'ipotesi. 

Un memo del 29 maggio del Dipartimento dell'Homeland Security (equivalente del ministero dell'Interno Usa), rivelato da Politico, parla del rischio di infiltrazioni di "estremisti miliziani" per atti di violenza, anche contro obiettivi istituzionali. Il memo cita un rapporto dell'Fbi subito dopo la morte di Floyd in cui viene segnalato un account della piattaforma di messaggistica Telegram che incita a portare nelle strade d'America la "seconda guerra civile", sparando in mezzo alla folla delle manifestazioni.  

Bombe tra la folla

Episodi sono stati segnalati a Minneapolis, Salt Lake City, Dallas, Atlanta, Philadelphia. In Nevada ci sono stati tre arresti di "boogaloo extremists" accusati di preparare molotov da utilizzare durante le proteste. Il 2 giugno è stato arrestato un 28enne bianco dell'Illinois, Matthew Lee Rupert, primo accusato di un reato federale nelle proteste per Floyd: stava cercando di portare bombe a Minneapolis per farle esplodere in mezzo alla folla. In video trasmessi in diretta su Facebook, Rupert viene visto distribuire materiale esplosivo e incoraggiare i manifestanti a tirarlo contro la polizia, in altri vaneggia di come portare la rivolta a Minneapolis.

Da 4chan a Facebook

Facebook (insieme agli altri social "mainstream", come Instagram, Twitter, Youtube) è solo l'approdo ultimo e più eclatante di un movimento fluido e sfaccettato, che ha sviluppato la sua sottocultura negli ultimi 7-8 anni su piattaforme semi segrete da sempre terreno fertile per l'estremismo di destra, razzista e antisemita - da 4chan a 8chan, 8kun, Gab. Qui si è sviluppata, subendo continue metamorfosi per sfuggire alle disperate censure più o meno algoritmiche, una sottocultura che mischia meme e montaggi ironici, parole d'ordine militaresche, sberleffi e parafernalia nazi-nostalgici. 

Come spiegato dall'esperto di movimenti di destra Jason Wilson in una lunga inchiesta per il sito investigativo Bellingcat, le discussioni più attive e con più utenti si sono sviluppate, più che sulle pagine (o board) dedicate alle politica (identificate dal simbolo /pol/ e da sempre dominate dall'estrema destra), su quelle dedicate alla passione per le armi (board /k/). E qui il filo conduttore, più che l'odio razzista o politico, è sempre l'odio contro il sistema, soprattutto le forze dell'ordine. Per questo, nei primi tempi della rivolta in Minnesota la chiamata alle armi (in senso stretto) ha assunto anche vaghi toni di "solidarietà" con frange nazionaliste del movimento afroamericano. Al punto che spesso nelle discussioni online si equiparano i nomi più famosi di afroamericani vittime delle violenza della polizia ai "martiri" bianchi, primo fra tutti lo studente 21enne Duncan Lemp, affiliato alle milizie paramilitari 3 Percenters, ucciso in Maryland il 12 marzo scorso in un raid delle forze speciali Swat dopo che aveva postato online immagini di armi ed esplosivi. Questo dà l'idea della complessità e inafferrabilità del movimento, che pure ambisce ad essere visto e riconosciuto, per incutere timore.

Igloo, clown e teschi

Per poter trasportare "offline", nelle strade, tutto l'apparato di messaggi, meme, video che hanno intessuto negli anni la trama confusa del mondo Boogaloo, l'unica soluzione è cucirseli letteralmente addosso, portarli sul corpo. Ecco allora che nelle manifestazioni spunta qualcuno con un naso da clown attaccato a un passamontagna con un teschio, una divisa militare con una piastra /k/ sul petto, camicia hawaiane e un igloo dipinti sul mitra: messaggi in codice specifici per chi frequenta il tuo stesso mondo online. Il quale capirà che il teschio richiama alla cultura dell'assedio, il clown al disprezzo per l'illusione del multiculturalismo, visto appunto come una pagliacciata (il simbolo ricorre anche nel canale Telegram della Third Position Army). La /k/ è il simbolo della già citata pagina di discussione sulle armi. L'igloo è una variante (Big Igloo) del Boogaloo, introdotta sui social per impedire il tracciamento e blocco delle discussioni.

E Boogaloo da dove viene?

Il "Boogaloo" è un meme legato al titolo di un brutto (e in quanto tale diventato un cult) film degli anni 80, Breakin' 2: Electric Boogaloo, di cui il movimento ha adottato nel tempo diverse varianti - boog, boojahideen, big igloo, big luau affiancate all'iconografia floreale (camicie hawaiane) e vagamente psichedeliche (unicorni, colori brillanti per adornare le armi da guerra).


Davvero un'impresa navigare tra tanti simboli, replicati su supporti diversi: bandane, cappelli, bandiere, fasce al braccio, persino tatuaggi. Un problema anche per i giornalisti che seguono le manifestazioni e che sempre meno riescono a cogliere il background di chi gli sta di fronte: un conto è cercare su Google uno slogan, un altro rintracciare un'icona. Esiste adesso persino una app (che usa un sistema simile a quello adottato dai birdwatcher per il riconoscimento degli uccelli) che è in grado di identificare una cinquantina di simboli diversi. Si chiama VizPol, l'ha messa a punto la scuola di giornalismo della Columbia University. Ci sono caricati soprattutto simboli dei gruppi suprematisti, ma cominciano a circolare anche quelli di antifascisti, hacktivisti, libertari e altri gruppi non necessariamente estremisti. Il problema è che spesso i simboli sono riprodotti a mano e le varianti possono essere infinite. 

Attivisti schedati

La capacità mimetica del movimento e l'abilità degli attivisti nell'inquinare lo spazio di discussione online rendono molto difficile una strategia di contenimento. Twitter ha chiuso di recente alcuni account fatti risalire a gruppi suprematisti bianchi che si camuffano da gruppi liberal di solidarietà a Black Lives Matter per incitare alla violenza e alimentare la retorica trumpiana dell'attacco "antifascista" alle istituzioni. Il gruppo Identity Evropa, ad esempio, aveva usato l'handler @Antifa_US per lanciare appelli ad attacchi violenti in zone urbane abitate in gran parte da bianchi. 

E che l'intento provocatorio non sia solo diretto alla polizia, ma anche ai manifestanti, è dimostrato, secondo quanto riporta il sito Mother Jones, da una serie di tentativi di infiltrazione da parte di utenti dei board di destra di 4chan nei canali Telegram usati dagli attivisti di Black Lives Matter per organizzare le manifestazioni. Essendo Telegram una app di messaggistica considerata più sicura delle altre perché le comunicazioni sono criptate e accessibili solo agli utenti,  in questi canali spesso si scambiano informazioni sensibili e dunque l'operazione mira a seminare disinformazione e a raccogliere dati potenzialmente incriminanti da passare anche alle forze dell'ordine o a giornalisti "amici" di media di destra. Sui board di 4chan sono cominciati ad apparire nomi, numeri di telefono, dati personali di attivisti di sinistra. In alcuni casi gli indirizzi di "safe house", case utilizzate come rifugio durante le manifestazioni per sfuggire alla polizia. Una dinamica simile (infiltrazione e diffusione delle informazioni) è stata rintracciata anche in canali Telegram della destra, dove sono comparsi messaggi e comunicazioni sottratti a quelli dei manifestanti.

Appuntamento il 4 luglio

Non è ancora chiaro se questi dati personali vengano raccolti (e archiviati) per future azioni anche di aggressione fisica o per creare una destabilizzazione solo online. Certo è che l'onda dell'attivismo suprematista sembra ancora lunga. L'estate è costellata di appuntamenti (regolarmente pubblicati alla luce del sole su Facebook), piccoli e grandi raduni di milizie patriottiche, pro-Trump, pro-armi. Circola un appello a un "Million person Open Carry March", chiamata a raccolta con armi bene in vista in tutte le capitali degli Stati americani in occasione della festa per eccellenza, quel 4 luglio - giorno dell'indipendenza - che per i Boogaloo Bois assurge a simbolo dell'indipendenza dal governo oppressore che vuole toglier loro le armi: l'inizio, ideale e inevitabile, di una seconda guerra civile. In cui l'America multietnica che è scesa in piazza per Floyd è solo un'illusione da spazzare via.