PARIGI - Lo zio del leader siriano Bashar al-Assad è stato condannato a quattro anni di prigione per aver costruito in modo fraudolento un vasto patrimonio immobiliare in Francia stimato in 90 milioni di euro. L'inchiesta sul patrimonio di Rifaat al-Assad, 82 anni, è cominciata nel 2013 dopo la denuncia dell'associazione Sherpa. Tra i beni confiscati ci sono due palazzi in alcuni dei più bei quartieri di Parigi, una quarantina di appartamenti, un castello con scuderie nella Val d'Oise, nella regione della capitale. Una proprietà è stata sequestrata anche a Londra.
Ex pilastro del regime di Damasco, Rifaat al-Assad era il capo delle forze di sicurezza interne d'élite che avevano, tra l'altro, represso nel 1982 un'insurrezione islamista, da cui il suo soprannome "Il Macellaio di Hama". In esilio dal 1984 dopo un fallito colpo di Stato contro il fratello Hafez al-Assad, si è stabilito in Svizzera e poi in Francia con la sua famiglia. Nel tempo è riuscito a costruire un impero immobiliare valutato oggi 800 milioni di euro, soprattutto in Spagna, ma anche in Francia e in Gran Bretagna.
Assente durante tutto il processo francese per "motivi medici", l'uomo che ha la residenza nel Regno Unito, era accusato, tra l'altro, di riciclaggio in banda organizzata e di appropriazione indebita di fondi pubblici siriani tra il 1996 e il 2016. Durante il dibattimento, avvenuto nel dicembre scorso, la sua difesa aveva sostenuto che la sua fortuna derivava dalla generosità di Abdullah, principe ereditario e poi re saudita, che lo avrebbe finanziato ininterrottamente dagli anni Ottanta fino alla sua morte nel 2015. L'uomo che ora si presenta come un avversario di suo nipote Bashar al-Assad, era già stato condannato per riciclaggio, evasione fiscale aggravata e sfruttamento di lavoro in nero.
Gli avvocati della difesa denunciano una sentenza "non basata su alcuna prova oggettiva" e ribadiscono che "non un solo centesimo dei fondi proveniva dalla Siria" e "tutti i flussi identificati hanno un'origine legale". Secondo il tribunale, che ha indicato fatti "eccezionalmente gravi", ci sono invece "prove che confermano che i fondi pubblici sono stati sottratti a spese dello Stato siriano e a beneficio esclusivo" dell'imputato. I legali di Rifaat al-Assad hanno annunciato ricorso.
Ex pilastro del regime di Damasco, Rifaat al-Assad era il capo delle forze di sicurezza interne d'élite che avevano, tra l'altro, represso nel 1982 un'insurrezione islamista, da cui il suo soprannome "Il Macellaio di Hama". In esilio dal 1984 dopo un fallito colpo di Stato contro il fratello Hafez al-Assad, si è stabilito in Svizzera e poi in Francia con la sua famiglia. Nel tempo è riuscito a costruire un impero immobiliare valutato oggi 800 milioni di euro, soprattutto in Spagna, ma anche in Francia e in Gran Bretagna.
Assente durante tutto il processo francese per "motivi medici", l'uomo che ha la residenza nel Regno Unito, era accusato, tra l'altro, di riciclaggio in banda organizzata e di appropriazione indebita di fondi pubblici siriani tra il 1996 e il 2016. Durante il dibattimento, avvenuto nel dicembre scorso, la sua difesa aveva sostenuto che la sua fortuna derivava dalla generosità di Abdullah, principe ereditario e poi re saudita, che lo avrebbe finanziato ininterrottamente dagli anni Ottanta fino alla sua morte nel 2015. L'uomo che ora si presenta come un avversario di suo nipote Bashar al-Assad, era già stato condannato per riciclaggio, evasione fiscale aggravata e sfruttamento di lavoro in nero.
Gli avvocati della difesa denunciano una sentenza "non basata su alcuna prova oggettiva" e ribadiscono che "non un solo centesimo dei fondi proveniva dalla Siria" e "tutti i flussi identificati hanno un'origine legale". Secondo il tribunale, che ha indicato fatti "eccezionalmente gravi", ci sono invece "prove che confermano che i fondi pubblici sono stati sottratti a spese dello Stato siriano e a beneficio esclusivo" dell'imputato. I legali di Rifaat al-Assad hanno annunciato ricorso.