Norilsk, il gulag diventato una bomba ecologica
di Pierre AvrilStalin vi deportava i "nemici", poi la città siberiana si è riproposta come capitale del nichel e mecca per i lavoratori disposti a chiudere un occhio sull'aria tossica. Oggi il crollo di un deposito di carburante ha riportato l'attenzione mondiale sui rischi ambientali di questa città siberiana (Le Figaro)
Il 29 maggio il crollo di un serbatoio di carburante in una centrale termoelettrica della Norilsk Nickel vicino a Norilsk, nella Siberia settentrionale, ha riversato in fiumi e nel suolo circa 21mila tonnellate di diesel minacciando l'Artico e provocando un incidente paragonato da Greenpeace a quello della Exxon Valdez nel 1989. Le Figaro ripropone un raro reportage fatto nel 2016 nellla città di Norilsk, la capitale mondiale del nichel.
Quando il visitatore arriva a Norilsk in una mattina di febbraio a meno 36 gradi centigradi, viene immediatamente preso in gestione dalla padrona di casa, la Norilsk Nickel. È facile da ricordare: il nome di questa città della Siberia del Nord - 180.000 abitanti - è legato al nome dell'azienda, la più grande produttrice mondiale di nichel, a cui deve tutto, cioè il 90% del suo bilancio. Una volta sceso dall'aereo della compagnia Nordavia e uscito dall'aeroporto, entrambi appartenenti al gruppo…
Quando il visitatore arriva a Norilsk in una mattina di febbraio a meno 36 gradi centigradi, viene immediatamente preso in gestione dalla padrona di casa, la Norilsk Nickel. È facile da ricordare: il nome di questa città della Siberia del Nord - 180.000 abitanti - è legato al nome dell'azienda, la più grande produttrice mondiale di nichel, a cui deve tutto, cioè il 90% del suo bilancio. Una volta sceso dall'aereo della compagnia Nordavia e uscito dall'aeroporto, entrambi appartenenti al gruppo…
Il 29 maggio il crollo di un serbatoio di carburante in una centrale termoelettrica della Norilsk Nickel vicino a Norilsk, nella Siberia settentrionale, ha riversato in fiumi e nel suolo circa 21mila tonnellate di diesel minacciando l'Artico e provocando un incidente paragonato da Greenpeace a quello della Exxon Valdez nel 1989. Le Figaro ripropone un raro reportage fatto nel 2016 nellla città di Norilsk, la capitale mondiale del nichel.
Quando il visitatore arriva a Norilsk in una mattina di febbraio a meno 36 gradi centigradi, viene immediatamente preso in gestione dalla padrona di casa, la Norilsk Nickel. È facile da ricordare: il nome di questa città della Siberia del Nord - 180.000 abitanti - è legato al nome dell'azienda, la più grande produttrice mondiale di nichel, a cui deve tutto, cioè il 90% del suo bilancio. Una volta sceso dall'aereo della compagnia Nordavia e uscito dall'aeroporto, entrambi appartenenti al gruppo metallurgico, prende l’autobus della compagnia che gestisce il servizio, sovvenzionata, e scende allo Stella Polare, uno dei due alberghi della città di sua proprietà. Per informarsi sulle ultime notizie, in mancanza dei quotidiani nazionali che qui non arrivano, guarda il canale o sfoglia il settimanale Messaggero polare, che dipendono dalla filiale mediatica di NorNickel. La sera, dopo il lavoro, passeggia tra i corridoi del nuovissimo centro commerciale, la cui costruzione è stata pilotata da Norilsk Nickel. Se è un dipendente dell'azienda, come accade per un residente su due, va a sollevare pesi nell'accogliente fitness club dove gode di un'iscrizione gratuita.
Norilsk è una bolla, la si potrebbe definire un'isola. I suoi abitanti chiamano il resto della Russia il “continente”. Qui la privacy è un lusso e un peso. Per gli stranieri, il solo fatto di visitare la città è un privilegio: dopo un intervallo liberale di dieci anni dopo la caduta dell'URSS, dal 2001 è stato loro vietato l'ingresso in città, a meno che non abbiano un permesso speciale del FSB - il servizio segreto russo. All'epoca, l'obiettivo dichiarato era quello di tenere fuori i profittatori sociali dell'ex Unione Sovietica attratti da stipendi del 30% superiori a quelli del resto della Russia.
La pace sociale non ha prezzo
Seduto alla caffetteria del centro commerciale, Bogdan Bragovski elenca avidamente i vantaggi materiali che il suo datore di lavoro gli offre: un appartamento gratuito, uno stipendio quasi tre volte superiore a quello concesso ai giovani ingegneri di Mosca (circa 1.200 euro), tre mesi di vacanza invece dei 28 giorni legali, un viaggio di ritorno gratuito all'anno verso una destinazione a sua scelta fino a un massimo di 45.000 rubli (520 euro), soggiorni gratuiti di tre settimane in uno dei sanatori della compagnia a Sochi o in Bulgaria... “Sono vantaggi di cui pochi giovani russi possono godere. Ogni mese posso mettere in banca metà del mio stipendio”, dice l'ingegnere minerario ventiquattrenne, laureato in una facoltà di Mosca, assunto nel maggio 2015, la stagione in cui la neve in città comincia a sciogliersi. Bogdan si è ormai perfettamente ambientato. Ha vissuto le notti polari di Norilsk, con il termometro che sfiora i -50 gradi, le forti variazioni di temperatura e i venti incessanti che soffiano fino a 40 metri al secondo.
Per attirare questi giovani laureati, essenziali per il suo sviluppo in un mercato del lavoro competitivo, e per rendere la città più attraente, l'azienda non lesina sulle spese. Se ne stanno occupando personalmente Vladimir Putin e Vladimir Potanin, uno dei più ricchi oligarchi russi, che ha preso il controllo del gigante minerario nel 2012 dopo una battaglia omerica tra gli azionisti. “Considerate le difficoltà di bilancio della regione, daremo un anticipo per stabilizzare la situazione”, ha dichiarato l'uomo d'affari pubblicamente impegnato con il presidente russo. Per Vladimir Putin la pace sociale, che le aziende russe devono cofinanziare, non ha prezzo. “Non facciamo alcuna differenza tra i nostri collaboratori e gli altri abitanti. Siamo tutti nella stessa barca”, sottolinea Dmitri Sviridov, vicedirettore della politica regionale di Norilsk Nickel. Subito dopo la caduta dell'Urss, il vecchio impianto divenne preda degli oligarchi che lo hanno fatto diventare leader mondiale del settore.
120.000 lavoratori in epoca sovietica
Stalin non aveva lo stesso riguardo per i suoi concittadini. Il 23 e 25 giugno 1935, quarant'anni dopo la scoperta dei primi giacimenti di carbone e poi di rame, il dittatore firmò due ukaz: il primo per ordinare la creazione di un complesso metallurgico a Norilsk, il secondo per allestirlo come gulag. Solo durante la guerra, vi morirono di fame, di freddo e di stenti 7.200 persone. Il campo fu chiuso nel 1956 da Krusciov, e la fabbrica riconvertì gli ex prigionieri, dando lavoro a quasi 120.000 lavoratori in epoca sovietica.
“Rimasero uniti, alcuni diventarono direttori e poi fecero assumere i loro ex compagni di prigionia”, spiega Elizaveta Obst, presidente del Centro per la difesa delle vittime della repressione. Suo padre, originario di Kiev, deportato nel 1941 a causa delle sue radici tedesche, era uno di loro. Morì nel 1982, senza aver mai detto una parola alla figlia sulla vita nel campo. Nata nel 1949, quest'ultima si è battuta per la sua riabilitazione, avvenuta nel 1982. Tutta la famiglia ha lavorato alla Norilsk Nickel, sua madre e lei stessa come assistenti di laboratorio, e oggi i suoi due figli, uno geologo e l’altro ingegnere. “L’azienda finanzia gli uffici della nostra associazione e i nostri incontri con altre organizzazioni di vittime russe”, dice Elizaveta con soddisfazione, un aiuto che attribuisce più a Vladimir Putin che al capo del gruppo metallurgico, Vladimir Potanin. L'attuale nostalgia dello stalinismo non è ispirata dal Cremlino ma dai “comunisti e oligarchi”, pensa questa energica signora che si unisce alle manifestazioni patriottiche locali. Oggi, la cupa storia del gulag occupa il terzo piano del museo della città allo stesso titolo della collezione di animali impagliati e di costumi tradizionali. E l'azienda preferisce prendere le distanze da questa eredità.
Pensionamento a 50 anni
È molto preoccupata per le emissioni di anidride solforosa, piombo, ossido di nichel e ossido di rame dell'impianto storico della città, vecchio di 80 anni. Lo stabilimento si trova a due passi dal centro e avvolge la città sotto una coltre di nebbia. Questa seconda eredità - ambientale - ha fatto di Norilsk la città più inquinata della Russia, con emissioni quasi dieci volte superiori a quelle delle città che la seguono nella classifica. “La vita è dura, si respira male, ti cadono i capelli e i denti”, sospira Valekh, operaio di una fabbrica. La direzione di Norilsk Nickel attribuisce questi sintomi alle condizioni climatiche estreme, pur riconoscendo dei casi di asma.
Dal canto suo, il medico capo della regione, Koba Kefteladze, parla di “psicologia individuale”. “Qui ci piace molto attribuire questi problemi all'ambiente, anche se le nostre statistiche mostrano che il tasso di mortalità è il più basso della regione e il cancro è solo la quindicesima patologia più comune”, dice il funzionario. “Ho due figli e se le statistiche fossero negative, sarei il primo ad andarmene”, aggiunge.
Ciò nonostante, il gruppo si è impegnato a ridurre le emissioni tossiche del 75% entro tre anni. Lo stabilimento storico più inquinante verrà chiuso a settembre e la sua produzione sarà trasferita in un sito più remoto e “pulito”. Due unità mobili di monitoraggio per la misurazione dei fumi tossici sono costantemente in circolazione in città. Se le soglie vengono superate in modo significativo, alcuni forni vengono immediatamente chiusi per qualche ora. Ma NorNickel conta anche sui benefici delle attività sportive e dei sanatori messi a disposizione degli abitanti. “Io corro e faccio sci di fondo, e questo mi mantiene in buona salute”, spiega Vladimir, che è venuto da Stavropol nel Caucaso “per guadagnare il triplo” e lavora nella fonderia da vent'anni. Ogni martedì sera, a temperature polari, gli intrepidi membri del “club dei trichechi” si immergono in un affluente del fiume Yenissei, situato vicino a una centrale termica, che mantiene l'acqua a +3°. “È l'equivalente di una jacuzzi, la gente fa il bagno per curare i problemi vascolari, i vasi sanguigni diventano più elastici”, spiega Natalia Karpouchkina, membro anche lei di questo club trentennale, che prima si lamentava dei reumatismi.
Tuttavia, bisogna prendere atto che, dopo una vita di duro lavoro, i “Noriltchanie” hanno una sola idea in mente: lasciare la loro città e tornare sul “continente”. In base a un accordo firmato nel 2010 con lo Stato e la regione, l'azienda cofinanzia l'espatrio dei suoi pensionati per un totale di 8,3 miliardi di rubli in dieci anni (circa 280 milioni di euro). Quasi 5.000 famiglie hanno già beneficiato di questo programma (saranno 11.000 entro il 2020) che permette loro, secondo l'azienda, “di acquistare un comodo appartamento nella regione di Mosca”. Un dipendente Norilsk può andare in pensione all'età di 50 anni, dieci anni prima della media, e terminare la sua vita sotto un cielo più temperato. I genitori di Natalia, la ragazza dei bagni di ghiaccio, avevano già lasciato la città 14 anni fa, il padre per andare in Ucraina, la madre in una regione più accogliente della Siberia. Dimostrando che si può vivere molto bene a Norilsk purché si riesca ad andarsene.
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance- traduzione di Luis E. Moriones)
Quando il visitatore arriva a Norilsk in una mattina di febbraio a meno 36 gradi centigradi, viene immediatamente preso in gestione dalla padrona di casa, la Norilsk Nickel. È facile da ricordare: il nome di questa città della Siberia del Nord - 180.000 abitanti - è legato al nome dell'azienda, la più grande produttrice mondiale di nichel, a cui deve tutto, cioè il 90% del suo bilancio. Una volta sceso dall'aereo della compagnia Nordavia e uscito dall'aeroporto, entrambi appartenenti al gruppo metallurgico, prende l’autobus della compagnia che gestisce il servizio, sovvenzionata, e scende allo Stella Polare, uno dei due alberghi della città di sua proprietà. Per informarsi sulle ultime notizie, in mancanza dei quotidiani nazionali che qui non arrivano, guarda il canale o sfoglia il settimanale Messaggero polare, che dipendono dalla filiale mediatica di NorNickel. La sera, dopo il lavoro, passeggia tra i corridoi del nuovissimo centro commerciale, la cui costruzione è stata pilotata da Norilsk Nickel. Se è un dipendente dell'azienda, come accade per un residente su due, va a sollevare pesi nell'accogliente fitness club dove gode di un'iscrizione gratuita.
Norilsk è una bolla, la si potrebbe definire un'isola. I suoi abitanti chiamano il resto della Russia il “continente”. Qui la privacy è un lusso e un peso. Per gli stranieri, il solo fatto di visitare la città è un privilegio: dopo un intervallo liberale di dieci anni dopo la caduta dell'URSS, dal 2001 è stato loro vietato l'ingresso in città, a meno che non abbiano un permesso speciale del FSB - il servizio segreto russo. All'epoca, l'obiettivo dichiarato era quello di tenere fuori i profittatori sociali dell'ex Unione Sovietica attratti da stipendi del 30% superiori a quelli del resto della Russia.
La pace sociale non ha prezzo
Seduto alla caffetteria del centro commerciale, Bogdan Bragovski elenca avidamente i vantaggi materiali che il suo datore di lavoro gli offre: un appartamento gratuito, uno stipendio quasi tre volte superiore a quello concesso ai giovani ingegneri di Mosca (circa 1.200 euro), tre mesi di vacanza invece dei 28 giorni legali, un viaggio di ritorno gratuito all'anno verso una destinazione a sua scelta fino a un massimo di 45.000 rubli (520 euro), soggiorni gratuiti di tre settimane in uno dei sanatori della compagnia a Sochi o in Bulgaria... “Sono vantaggi di cui pochi giovani russi possono godere. Ogni mese posso mettere in banca metà del mio stipendio”, dice l'ingegnere minerario ventiquattrenne, laureato in una facoltà di Mosca, assunto nel maggio 2015, la stagione in cui la neve in città comincia a sciogliersi. Bogdan si è ormai perfettamente ambientato. Ha vissuto le notti polari di Norilsk, con il termometro che sfiora i -50 gradi, le forti variazioni di temperatura e i venti incessanti che soffiano fino a 40 metri al secondo.
Per attirare questi giovani laureati, essenziali per il suo sviluppo in un mercato del lavoro competitivo, e per rendere la città più attraente, l'azienda non lesina sulle spese. Se ne stanno occupando personalmente Vladimir Putin e Vladimir Potanin, uno dei più ricchi oligarchi russi, che ha preso il controllo del gigante minerario nel 2012 dopo una battaglia omerica tra gli azionisti. “Considerate le difficoltà di bilancio della regione, daremo un anticipo per stabilizzare la situazione”, ha dichiarato l'uomo d'affari pubblicamente impegnato con il presidente russo. Per Vladimir Putin la pace sociale, che le aziende russe devono cofinanziare, non ha prezzo. “Non facciamo alcuna differenza tra i nostri collaboratori e gli altri abitanti. Siamo tutti nella stessa barca”, sottolinea Dmitri Sviridov, vicedirettore della politica regionale di Norilsk Nickel. Subito dopo la caduta dell'Urss, il vecchio impianto divenne preda degli oligarchi che lo hanno fatto diventare leader mondiale del settore.
120.000 lavoratori in epoca sovietica
Stalin non aveva lo stesso riguardo per i suoi concittadini. Il 23 e 25 giugno 1935, quarant'anni dopo la scoperta dei primi giacimenti di carbone e poi di rame, il dittatore firmò due ukaz: il primo per ordinare la creazione di un complesso metallurgico a Norilsk, il secondo per allestirlo come gulag. Solo durante la guerra, vi morirono di fame, di freddo e di stenti 7.200 persone. Il campo fu chiuso nel 1956 da Krusciov, e la fabbrica riconvertì gli ex prigionieri, dando lavoro a quasi 120.000 lavoratori in epoca sovietica.
“Rimasero uniti, alcuni diventarono direttori e poi fecero assumere i loro ex compagni di prigionia”, spiega Elizaveta Obst, presidente del Centro per la difesa delle vittime della repressione. Suo padre, originario di Kiev, deportato nel 1941 a causa delle sue radici tedesche, era uno di loro. Morì nel 1982, senza aver mai detto una parola alla figlia sulla vita nel campo. Nata nel 1949, quest'ultima si è battuta per la sua riabilitazione, avvenuta nel 1982. Tutta la famiglia ha lavorato alla Norilsk Nickel, sua madre e lei stessa come assistenti di laboratorio, e oggi i suoi due figli, uno geologo e l’altro ingegnere. “L’azienda finanzia gli uffici della nostra associazione e i nostri incontri con altre organizzazioni di vittime russe”, dice Elizaveta con soddisfazione, un aiuto che attribuisce più a Vladimir Putin che al capo del gruppo metallurgico, Vladimir Potanin. L'attuale nostalgia dello stalinismo non è ispirata dal Cremlino ma dai “comunisti e oligarchi”, pensa questa energica signora che si unisce alle manifestazioni patriottiche locali. Oggi, la cupa storia del gulag occupa il terzo piano del museo della città allo stesso titolo della collezione di animali impagliati e di costumi tradizionali. E l'azienda preferisce prendere le distanze da questa eredità.
Pensionamento a 50 anni
È molto preoccupata per le emissioni di anidride solforosa, piombo, ossido di nichel e ossido di rame dell'impianto storico della città, vecchio di 80 anni. Lo stabilimento si trova a due passi dal centro e avvolge la città sotto una coltre di nebbia. Questa seconda eredità - ambientale - ha fatto di Norilsk la città più inquinata della Russia, con emissioni quasi dieci volte superiori a quelle delle città che la seguono nella classifica. “La vita è dura, si respira male, ti cadono i capelli e i denti”, sospira Valekh, operaio di una fabbrica. La direzione di Norilsk Nickel attribuisce questi sintomi alle condizioni climatiche estreme, pur riconoscendo dei casi di asma.
Dal canto suo, il medico capo della regione, Koba Kefteladze, parla di “psicologia individuale”. “Qui ci piace molto attribuire questi problemi all'ambiente, anche se le nostre statistiche mostrano che il tasso di mortalità è il più basso della regione e il cancro è solo la quindicesima patologia più comune”, dice il funzionario. “Ho due figli e se le statistiche fossero negative, sarei il primo ad andarmene”, aggiunge.
Ciò nonostante, il gruppo si è impegnato a ridurre le emissioni tossiche del 75% entro tre anni. Lo stabilimento storico più inquinante verrà chiuso a settembre e la sua produzione sarà trasferita in un sito più remoto e “pulito”. Due unità mobili di monitoraggio per la misurazione dei fumi tossici sono costantemente in circolazione in città. Se le soglie vengono superate in modo significativo, alcuni forni vengono immediatamente chiusi per qualche ora. Ma NorNickel conta anche sui benefici delle attività sportive e dei sanatori messi a disposizione degli abitanti. “Io corro e faccio sci di fondo, e questo mi mantiene in buona salute”, spiega Vladimir, che è venuto da Stavropol nel Caucaso “per guadagnare il triplo” e lavora nella fonderia da vent'anni. Ogni martedì sera, a temperature polari, gli intrepidi membri del “club dei trichechi” si immergono in un affluente del fiume Yenissei, situato vicino a una centrale termica, che mantiene l'acqua a +3°. “È l'equivalente di una jacuzzi, la gente fa il bagno per curare i problemi vascolari, i vasi sanguigni diventano più elastici”, spiega Natalia Karpouchkina, membro anche lei di questo club trentennale, che prima si lamentava dei reumatismi.
Tuttavia, bisogna prendere atto che, dopo una vita di duro lavoro, i “Noriltchanie” hanno una sola idea in mente: lasciare la loro città e tornare sul “continente”. In base a un accordo firmato nel 2010 con lo Stato e la regione, l'azienda cofinanzia l'espatrio dei suoi pensionati per un totale di 8,3 miliardi di rubli in dieci anni (circa 280 milioni di euro). Quasi 5.000 famiglie hanno già beneficiato di questo programma (saranno 11.000 entro il 2020) che permette loro, secondo l'azienda, “di acquistare un comodo appartamento nella regione di Mosca”. Un dipendente Norilsk può andare in pensione all'età di 50 anni, dieci anni prima della media, e terminare la sua vita sotto un cielo più temperato. I genitori di Natalia, la ragazza dei bagni di ghiaccio, avevano già lasciato la città 14 anni fa, il padre per andare in Ucraina, la madre in una regione più accogliente della Siberia. Dimostrando che si può vivere molto bene a Norilsk purché si riesca ad andarsene.
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance- traduzione di Luis E. Moriones)