Esteri

L'Australia denuncia: "Abbiamo subito un massiccio attacco informatico da un altro Paese"

Il primo ministro australiano Scott Morrison durante la conferenza stampa sul cyber attacco (reuters)
Il premier Morrison riferisce di una cyber offensiva contro le strutture di governo, industria, istruzione, senza però citare da chi possano provenire. Ma intanto proseguono le tensioni con la Cina
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LONDRA. Il premier australiano Scott Morrison non fa nomi. Ma, dice, "stiamo subendo un sofisticato attacco hacker di Stato, a tutti i livelli del nostro governo ma anche contro industrie, istruzione, sanità, fornitori di servizi essenziali e operatori di infrastrutture. È un'attività maligna, che è aumentata sempre di più negli ultimi mesi. Ma per fortuna sinora non ci sono stati sostanziali furti di dati personali".
 
Di chi sta parlando Morrison? Secondo vari analisti internazionali e la stessa Bbc, pur non citandola, Morrison farebbe riferimento alla Cina. Uno dei pochi Paesi, insieme a Russia, Iran e Corea del Nord, ad avere la capacità di compiere attacchi informatici così sofisticati e su ampia scala.

Peraltro, l'anno scorso il Parlamento australiano aveva subito un'offensiva hacker simile, e allora i servizi reputarono che tutte le strade portassero a Pechino. Ma anche allora queste informazioni filtrarono alla Reuters, e Canberra non fu mai esplicita riguardo ai "mandanti".

Di certo, negli ultimi tempi i rapporti tra Australia e Cina sono diventati sempre più astiosi, soprattutto dopo che Morrison si è schierato con il presidente americano Donald Trump per un'inchiesta indipendente sulla gestione della crisi del Covid-19 da parte della Cina (e dell'Oms), durante le prime fasi dell'epidemia.

Da allora Pechino, come ritorsione, ha bloccato o imposto dazi a varie importazioni dall'Australia, vedi carne e orzo, e ha sconsigliato i viaggi dei suoi cittadini verso l'isola per "rischio di attacchi razzisti", come ricorda la Bbc. Morrison, da parte sua, ha risposto con il "soft power", per esempio facendo promuovere soap opera e altri programmi occidentali nelle televisioni di molti territori limitrofi, come Papua Nuova Guinea e molti altri, per sottrarle da quella che le autorità australiane considerano un'influenza sempre più pressante da parte di Pechino.

Su scala mondiale, il preoccupante trend non cambia. Negli ultimi tempi sono cresciuti quelli che diversi leader occidentali chiamano "attacchi hacker di Stato". Il Regno Unito, tramite il ministro degli Esteri Dominic Raab, di recente ne ha denunciati più volte, da parte di "stati ostili", anche lui non facendo quasi mai esplicitamente i nomi e non fornendo altri particolari, ma lasciando intendere che si trattasse di nazioni come Russia, Iran, Cina e Corea del Nord. Nel caso inglese sono state attaccate ripetutamente le infrastrutture informatiche e sanitarie legate alla crisi del Coronavirus e alla sua gestione, dai dati degli utenti alle informazioni sensibili sulla ricerca scientifica su vaccini e cure contro il Covid-19. Non è chiaro quanti e quali dati potrebbero esser stati sottratti alle autorità britanniche.