Recovery fund, la corsa dell'Ue per un accordo entro fine luglio
Alberto D’ArgenioOggi parte il negoziato al Consiglio europeo sul piano di rilancio da 750 miliardi (172 per l'Italia). I Paesi del Nord sono ancora ostili, ma l'arma segreta si chiama Angela Merkel, che dal primo luglio prenderà la presidenza di turno dell'Unione
Nella migliore delle ipotesi, il summit sul Recovery Fund si chiuderà con un impegno dei capi di Stato e di governo dell’Unione a trovare un accordo entro fine luglio. Sarebbe già tantissimo, visto l’alto tasso di litigiosità che regna intorno alla proposta da 750 miliardi – 172 per l’Italia – messa sul tavolo lo scorso 23 maggio dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen. Dopo settimane di scontri a distanza, questa mattina per la prima volta i leader si vedranno (ancora in videoconferenza) per parlarsi direttamente. Secondo autorevoli fonti europee, sarà però troppo presto per entrare nel vero e proprio negoziato. L’incontro virtuale servirà però a capire quali e quanti margini ci siano per un compromesso.
Ieri Angela Merkel ha auspicato «un accordo entro la pausa estiva». Ed è proprio questa la pista che seguiranno Emmnauel Macron, Giuseppe Conte, Pedro Sanchez e gl…
Ieri Angela Merkel ha auspicato «un accordo entro la pausa estiva». Ed è proprio questa la pista che seguiranno Emmnauel Macron, Giuseppe Conte, Pedro Sanchez e gl…
Nella migliore delle ipotesi, il summit sul Recovery Fund si chiuderà con un impegno dei capi di Stato e di governo dell’Unione a trovare un accordo entro fine luglio. Sarebbe già tantissimo, visto l’alto tasso di litigiosità che regna intorno alla proposta da 750 miliardi – 172 per l’Italia – messa sul tavolo lo scorso 23 maggio dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen. Dopo settimane di scontri a distanza, questa mattina per la prima volta i leader si vedranno (ancora in videoconferenza) per parlarsi direttamente. Secondo autorevoli fonti europee, sarà però troppo presto per entrare nel vero e proprio negoziato. L’incontro virtuale servirà però a capire quali e quanti margini ci siano per un compromesso.
Ieri Angela Merkel ha auspicato «un accordo entro la pausa estiva». Ed è proprio questa la pista che seguiranno Emmnauel Macron, Giuseppe Conte, Pedro Sanchez e gli altri amici del Recovery. Strappare un impegno ai nordici che permetta al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di negoziare un testo di compromesso per un paio di settimane bilateralmente con i vari leader e poi convocare tutti a Bruxelles per un summit, forse anche due, chiamato a chiudere.
Al momento i frugali non ci stanno: Olanda, Austria, Finlandia e Svezia tengono duro e chiedono di smontare il Recovery. Meno soldi, solo prestiti cancellando i sussidi a fondo perduto, e più condizionalità per i paesi che prenderanno i fondi dell’Unione. A loro si aggiungono i partner dell’Europa centro-orientale, che reclamano qualche miliardo in più per le loro economie (al momento la parte del leone la fanno i mediterranei, Italia e Spagna in testa). A rendere tutto più difficile, il fatto che il negoziato sul Recovery Fund, che raccoglierà i soldi sul mercato con gli Eurobond, si legano le difficilissime trattative sul classico bilancio pluriennale della Ue (2021-2027) da circa mille miliardi.
I “frugali” del Nord osservano da vicino l’Italia, pronti ad argomentare che il Paese sprecherà i fondi per rinforzare il loro “no” negoziale. Tanto per dire, nelle ultime ore i loro diplomatici di stanza a Bruxelles fanno notare che l’intenzione di piantare alberi con i soldi europei, come annunciato dal premier Conte, o di usarli per tagliare le tasse, pensiero di Di Maio, non aiuta i negoziati. Così come evidenziano che il “niet” ideologico al Mes ripulito da Troika e austerità del Movimento 5 Stelle non è un buon segno. Come dire, se non usate i 36 miliardi del Meccanismo, perché volete quelli del Recovery?
Schermaglie della vigilia, con il vero confronto che si apre solo con il vertice di oggi. Non mancano le piste negoziali per arrivare un accordo. Primo, l’Italia offrirà questo scambio ai “frugali”: se volete mantenere gli anacronistici sconti al contributo al bilancio Ue (rebates), dovete darci il Recovery. A Berlino e Parigi invece si riflette su un taglio della parte prestiti (250 miliardi) per abbassare l’importo totale a beneficio delle opinioni pubbliche del Nord. Tanto, ragionano Germania e Francia, a Italia e Spagna servono soprattutto i sussidi (500 miliardi) e per i prestiti ci sono già i 540 miliardi di Mes, Sure e Bei finora intonsi. Una chiave negoziale, ma non è detto possa essere la soluzione visto che i nordici si scagliano contro gli aiuti gratis, non contro i prestiti.
Insomma, sarà un negoziato lungo e complesso, tanto che un impegno dei Ventisette a chiudere l’accordo entro l’estate sarebbe già un enorme successo. Sin da ora si immagina un secondo summit il 9 luglio e un eventuale terzo vertice dopo un paio di settimane. Ma si fa strada anche uno schema alternativo, che prevede un unico Consiglio europeo aggiuntivo a metà luglio, per provare a chiudere con la pressione dell’ultima spiaggia. L’arma segreta resta Angela Merkel: dal primo luglio prenderà la presidenza di turno dell’Unione e con essa la regia delle danze. Ed è determinata a portare a casa i 500 miliardi di aiuti da non rimborsare da parte dei paesi del Sud che ha proposto proprio lei, a maggio, insieme a Macron dando il coraggio a von der Leyen di proporre il futuristico Recovery Fund. E come ha detto, la Cancelliera auspica di chiudere entro l’estate. D’altra parte l’Europa non può permettersi di arrivare all’autunno senza dare un segnale forte di risposta alla crisi economica da Covid. E a Berlino sono terrorizzati che una eventuale bancarotta di Italia e Spagna possa affondare l’intera zona euro. Oltretutto Merkel non vuole prolungare le trattative sul Recovery, visto che durante la sua presidenza vuole affrontare una serie di nodi decisivi per l’Europa: migranti, rapporti con la Cina e futuro dell’Unione.
Ieri Angela Merkel ha auspicato «un accordo entro la pausa estiva». Ed è proprio questa la pista che seguiranno Emmnauel Macron, Giuseppe Conte, Pedro Sanchez e gli altri amici del Recovery. Strappare un impegno ai nordici che permetta al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di negoziare un testo di compromesso per un paio di settimane bilateralmente con i vari leader e poi convocare tutti a Bruxelles per un summit, forse anche due, chiamato a chiudere.
Al momento i frugali non ci stanno: Olanda, Austria, Finlandia e Svezia tengono duro e chiedono di smontare il Recovery. Meno soldi, solo prestiti cancellando i sussidi a fondo perduto, e più condizionalità per i paesi che prenderanno i fondi dell’Unione. A loro si aggiungono i partner dell’Europa centro-orientale, che reclamano qualche miliardo in più per le loro economie (al momento la parte del leone la fanno i mediterranei, Italia e Spagna in testa). A rendere tutto più difficile, il fatto che il negoziato sul Recovery Fund, che raccoglierà i soldi sul mercato con gli Eurobond, si legano le difficilissime trattative sul classico bilancio pluriennale della Ue (2021-2027) da circa mille miliardi.
I “frugali” del Nord osservano da vicino l’Italia, pronti ad argomentare che il Paese sprecherà i fondi per rinforzare il loro “no” negoziale. Tanto per dire, nelle ultime ore i loro diplomatici di stanza a Bruxelles fanno notare che l’intenzione di piantare alberi con i soldi europei, come annunciato dal premier Conte, o di usarli per tagliare le tasse, pensiero di Di Maio, non aiuta i negoziati. Così come evidenziano che il “niet” ideologico al Mes ripulito da Troika e austerità del Movimento 5 Stelle non è un buon segno. Come dire, se non usate i 36 miliardi del Meccanismo, perché volete quelli del Recovery?
Schermaglie della vigilia, con il vero confronto che si apre solo con il vertice di oggi. Non mancano le piste negoziali per arrivare un accordo. Primo, l’Italia offrirà questo scambio ai “frugali”: se volete mantenere gli anacronistici sconti al contributo al bilancio Ue (rebates), dovete darci il Recovery. A Berlino e Parigi invece si riflette su un taglio della parte prestiti (250 miliardi) per abbassare l’importo totale a beneficio delle opinioni pubbliche del Nord. Tanto, ragionano Germania e Francia, a Italia e Spagna servono soprattutto i sussidi (500 miliardi) e per i prestiti ci sono già i 540 miliardi di Mes, Sure e Bei finora intonsi. Una chiave negoziale, ma non è detto possa essere la soluzione visto che i nordici si scagliano contro gli aiuti gratis, non contro i prestiti.
Insomma, sarà un negoziato lungo e complesso, tanto che un impegno dei Ventisette a chiudere l’accordo entro l’estate sarebbe già un enorme successo. Sin da ora si immagina un secondo summit il 9 luglio e un eventuale terzo vertice dopo un paio di settimane. Ma si fa strada anche uno schema alternativo, che prevede un unico Consiglio europeo aggiuntivo a metà luglio, per provare a chiudere con la pressione dell’ultima spiaggia. L’arma segreta resta Angela Merkel: dal primo luglio prenderà la presidenza di turno dell’Unione e con essa la regia delle danze. Ed è determinata a portare a casa i 500 miliardi di aiuti da non rimborsare da parte dei paesi del Sud che ha proposto proprio lei, a maggio, insieme a Macron dando il coraggio a von der Leyen di proporre il futuristico Recovery Fund. E come ha detto, la Cancelliera auspica di chiudere entro l’estate. D’altra parte l’Europa non può permettersi di arrivare all’autunno senza dare un segnale forte di risposta alla crisi economica da Covid. E a Berlino sono terrorizzati che una eventuale bancarotta di Italia e Spagna possa affondare l’intera zona euro. Oltretutto Merkel non vuole prolungare le trattative sul Recovery, visto che durante la sua presidenza vuole affrontare una serie di nodi decisivi per l’Europa: migranti, rapporti con la Cina e futuro dell’Unione.