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(afp)

Hong Kong, la legge di Pechino: un'agenzia del governo cinese per gestire la sicurezza nazionale

Ieri si è chiusa la prima discussione della bozza e i dettagli sul testo rivelati dai media di regime sembrano confermare i timori di chi considera la norma, che potrebbe essere approvata già entro l'estate, un pericolo per l'autonomia e lo stato di diritto dell'ex colonia britannica, sanciti dalla formula "un Paese, due sistemi"
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PECHINO - Un'agenzia che il governo cinese stabilirà a Hong Kong, per supervisionare e guidare la gestione della sicurezza nazionale, raccogliere informazioni e gestire direttamente i casi più gravi. La facoltà per il Chief executive, il governatore della città scelto da Pechino, di nominare dei giudici speciali che valuteranno i sospetti di secessione o sovversione. La fattispecie, molto vaga, di "collusione con forze straniere". Il primato della norma nazionale su quella locale.

Sta prendendo forma la legge sulla sicurezza nazionale che la leadership cinese ha deciso di applicare a Hong Kong, facendola redigere direttamente al parlamento nazionale e aggirando le istituzioni della città.

Ieri a Pechino si è chiusa la prima discussione della bozza e i dettagli sul testo rivelati dai media di regime sembrano confermare i timori di chi considera la legge, che potrebbe essere approvata già entro l'estate, un pericolo pe…
PECHINO - Un'agenzia che il governo cinese stabilirà a Hong Kong, per supervisionare e guidare la gestione della sicurezza nazionale, raccogliere informazioni e gestire direttamente i casi più gravi. La facoltà per il Chief executive, il governatore della città scelto da Pechino, di nominare dei giudici speciali che valuteranno i sospetti di secessione o sovversione. La fattispecie, molto vaga, di "collusione con forze straniere". Il primato della norma nazionale su quella locale.

Sta prendendo forma la legge sulla sicurezza nazionale che la leadership cinese ha deciso di applicare a Hong Kong, facendola redigere direttamente al parlamento nazionale e aggirando le istituzioni della città.

Ieri a Pechino si è chiusa la prima discussione della bozza e i dettagli sul testo rivelati dai media di regime sembrano confermare i timori di chi considera la legge, che potrebbe essere approvata già entro l'estate, un pericolo per l'autonomia e lo stato di diritto di Hong Kong, sanciti dalla formula "un Paese, due sistemi".
La votazione organizzata a Hong Kong per chiedere ai cittadini se parteciperanno alle proteste contro la Cina in caso imponga una nuova legge sulla sicurezza nazionale  (afp)


Una norma sulla sicurezza è richiesta dalla legge fondamentale di Hong Kong, ma anche per l'opposizione dei cittadini le istituzioni locali non sono mai riuscite ad approvarla. Dopo le proteste dello scorso anno, Pechino ha deciso di fare da sola, affidando il compito al comitato permanente dell'Assemblea del popolo, il parlamento centrale.

Negli estratti della bozza riportati sabato dai media di regime ci sono dei punti che dovrebbero rassicurare i cittadini e i residenti stranieri dell'ex colonia britannica. Prima di tutto il fatto che l'applicazione della legge sarà affidato alle istituzioni di Hong Kong, cioè alla sua polizia e alla sua magistratura. Oltre a questo, gli agenti che Pechino manderà a supervisionare e guidare il lavoro dovranno comunque rispettare le leggi locali, comprese la presunzione di innocenza, la libertà di espressione e quella di assemblea.

La concezione del diritto in Cina continentale però è diversa dallo Stato di diritto di Hong Kong. E per quanto un tentativo di conciliazione possa essere stato fatto, in buona fede o meno, i 66 articoli della norma sulla sicurezza sembrano introdurre una serie di eccezioni e di istituzioni "speciali" all'interno del diritto di Hong Kong, fattispecie che in futuro Pechino potrebbe allargare per esigenze politiche. La prima sono i poteri affidati al Chief executive, che nella figura di Carrie Lam si è dimostrato del tutto dipendente dal volere del governo centrale. Il governatore presiederà una nuova commissione sulla sicurezza nazionale, di cui farà parte anche un consulente nominato da Pechino, e sceglierà i giudici deputati a giudicare i reati previsti dalla norma.

Alcuni temevano che gli imputati sarebbero stati giudicati da tribunali cinesi, non è così. Eppure a Hong Kong nasceranno corti "speciali" direttamente legate alla politica e un corpo di polizia speciale per la sicurezza nazionale. Non solo: Pechino si riserva comunque la giurisdizione su casi specifici, anche se assicura che saranno "molto pochi", previsione che sembra aprire la strada all'estradizione dei sospetti in Cina continentale. Le pene previste sarebbero dai tre ai dieci anni.

Bisognerà aspettare per capire se e come queste fattispecie saranno definite. Ma la loro riformulazione, che accanto a "secessione", "sovversione" e "terrorismo" ha visto entrare anche la molto generica "collusione con forze straniere", lascia immaginare una componente di discrezionalità che Pechino potrebbe usare, per esempio per decapitare il campo democratico della città alla vigilia delle elezioni legislative del prossimo settembre. Alcune fasce della protesta, soprattutto i giovani della prima linea, gridano all'indipendenza: verrebbero considerati casi gravi?

E i ragazzi che si sono scontrati con la polizia, oggi accusati di "rivolta"? Forze di opposizione, come il movimento Demosisto di Joshua Wong, hanno rapporti diretti con governi stranieri, ma a Hong Kong operano anche associazioni religiose e organizzazioni non governative bandite dalla Cina continentale. Sarebbe collusione? Proprio Wong ha appena annunciato la sua candidatura alle elezioni; ci aveva provato anche lo scorso anno per quelle distrettuali, ma fu bloccato dal comitato elettorale.

Altro aspetto importante è la previsione della superiorità della legge sulla sicurezza nazionale rispetto a quelle locali, in caso di conflitto. Nella Basic Law entrerà insomma una legge "più uguale della altre", la cui interpretazione spetterà unicamente all'Assemblea nazionale, cioè al parlamento di Pechino.

La decisione della leadership comunista di forzare la mano ha provocato dure proteste da parte del campo democratico di Hong Kong e della comunità internazionale. Il governo americano ha stabilito che l'alto grado di autonomia della città non è più garantito, decisione che apre la porta a sanzioni e contromisure. Unione europea, Regno Unito e Giappone, tra gli altri, hanno invitato Pechino a rispettare "un Paese, due sistemi".

Nei giorni scorsi doversi esponenti del governo cinese hanno rassicurato che le prerogative della città verranno rispettate, soprattutto a beneficio dei capitali internazionali: la Cina ne ha bisogno, non vuole vederli scappare. La norma potrebbe ora essere sottoposta a un periodo di consultazione. L'iter non è definito, ma la prossima riunione del comitato permanente del parlamento è prevista ad agosto, potrebbe essere l'occasione per approvarla. In tempo per entrare in vigore prima delle elezioni di settembre. Il campo democratico ha convocato una grande manifestazione di protesta per il primo luglio, ma l'ultima norma anti-Covid, che molti ritengono scritta ad arte dal governo, non consente assembramenti di oltre 50 persone.