Germania, sentenza Facebook: vince la tutela dei consumatori
Tonia Mastrobuoni
La Cassazione tedesca ha dato ragione all'Antitrust. Il social network dovrà chiedere il consenso ogni volta che vorrà usare le informazioni raccolte su piattaforme come Whatsapp e Instagram per impostare le pubblicità sui profili dei suoi utenti
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BERLINO - È una vittoria spettacolare per l’Antitrust tedesco e i diritti dei consumatori e un precedente micidiale per Facebook. In Germania il social network di Mark Zuckerberg sarà costretto a chiedere il consenso ogni volta che vorrà usare le informazioni raccolte su piattaforme come Whatsapp e Instagram per impostare le pubblicità sui profili Facebook dei suoi utenti.
La Corte di Giustizia federale di Karlsruhe - la Cassazione tedesca - ha deciso di dare ragione all’Autorità per la concorrenza, che a febbraio del 2019 aveva cercato di limitare la possibilità di Facebook di accedere alle informazioni dei suoi utenti attraverso le sue controllate. Il verdetto era stato provvisoriamente bloccato dalla Corte di Duesseldorf dopo un ricorso del colosso di Menlo Park (anche se il tribunale non ha ancora emesso una sentenza in merito). Ma ora la più alta istanza giudiziaria ha dato ragione all’Antitrust.
Il presidente della Cassazione, Peter Meier-Beck, ha motivato la sentenza attraverso “l’indubbia” posizione dominante di Facebook sul mercato tedesco dei social media e l’altrettanto indiscutibile sfruttamento delle condizioni dei consumatori che l’Antitrust aveva cercato di limitare.
Ma l’aspetto dirimente, per il giudice, è che attualmente gli utenti non hanno possibilità di scelta. “Facebook - ha sottolineato - deve dare la possibilità ai suoi utenti di scegliere di rivelare meno di se stessi. Soprattutto su quello che rivelano al di fuori di Facebook”. Un’osservazione importante, se si pensa a quanto sia diverso l’uso che si fa di una piattaforma pubblica come i social network o di uno strumento per le conversazioni private come Whatsapp.
Non si tratta, ha proseguito Peter Meier-Beck, di vietare tout court l’elaborazione di dati. Ma un’azienda con una posizione così dominante sul mercato ha “una responsabilità particolare” in merito alla libera concorrenza. E le condizioni d’uso che Facebook impone per i suoi dati “la ostacolano”.
Soddisfatto il presidente dell’Antitrust, Andreas Mundt: “Se i dati vengono raccolti e sfruttati illegalmente, l’Autorità per la concorrenza dovrebbe essere messa nelle condizioni di prevenire l’abuso di posizione dominante”.