Da Schroeder a Gabriel: che avidità questi ex socialdemocratici tedeschi
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIL'ex cancelliere contestato per il gasdotto Nordstream2 che collegherà Germania e Russia: "Finanzia la guerra di Putin". Diecimila euro al mese dal re dei macelli Toennies per l'ex leader Spd
BERLINO - E' l'ingloriosa quanto simbolica fine della "Toskana-Fraktion": il pugno di socialdemocratici e ambientalisti che dagli anni Novanta tentò di scrollarsi di dosso un secolo di tradizione operaista e abbracciò senza complessi il capitalismo liberista. Entrati con le scarpe da tennis nei parlamenti, ne uscirono con gli abiti di sartoria e una passione smodata per il buon cibo e le vacanze nella regione più ambita d'Italia dagli stranieri aspirazionali e non. Sbertucciati dai giornali, detestati dai loro elettorati più tradizionali, questi riformisti - così venivano definiti all'epoca - misero indubbiamente a segno alcune svolte storiche.
Ruppero il tabù della partecipazione della Germania a un'offensiva militare con la guerra in Kosovo, smantellarono in parte l'oneroso sistema sociale con l'Agenda 2010. Svolte che cambiarono il Paese ma con cui questi leader della destra della sinistra si ali…
Ruppero il tabù della partecipazione della Germania a un'offensiva militare con la guerra in Kosovo, smantellarono in parte l'oneroso sistema sociale con l'Agenda 2010. Svolte che cambiarono il Paese ma con cui questi leader della destra della sinistra si ali…
BERLINO - E' l'ingloriosa quanto simbolica fine della "Toskana-Fraktion": il pugno di socialdemocratici e ambientalisti che dagli anni Novanta tentò di scrollarsi di dosso un secolo di tradizione operaista e abbracciò senza complessi il capitalismo liberista. Entrati con le scarpe da tennis nei parlamenti, ne uscirono con gli abiti di sartoria e una passione smodata per il buon cibo e le vacanze nella regione più ambita d'Italia dagli stranieri aspirazionali e non. Sbertucciati dai giornali, detestati dai loro elettorati più tradizionali, questi riformisti - così venivano definiti all'epoca - misero indubbiamente a segno alcune svolte storiche.
Ruppero il tabù della partecipazione della Germania a un'offensiva militare con la guerra in Kosovo, smantellarono in parte l'oneroso sistema sociale con l'Agenda 2010. Svolte che cambiarono il Paese ma con cui questi leader della destra della sinistra si alienarono per sempre il nocciolo duro del loro elettorato. E una volta abbandonati i loro incarichi di governo, per qualcuno di loro la scoperta dei soldi fu fatale. Tanto che i loro rivali della Cdu amano ricordare Konrad Adenauer, quando parlano di loro: "Tutto quello che i socialisti capiscono dei soldi, è che li vogliono avere dagli altri".
L'inferno che si è scatenato ad esempio in questi giorni, da quando Gerhard Schroeder, l'indiscusso capofila di quella stirpe di socialdemocratici innamorati del lusso, si è presentato nei giorni scorsi al Bundestag per parlare del più contestato progetto russo-tedesco d'Europa, Nordstream2, non ha precedenti. La Bild ha titolato addirittura "Il suo posto è nel Cremlino". Già alla vigilia, il partito della Linke, che aveva invitato l'ex cancelliere a parlare del gasdotto che collegherà direttamente la Germania e la Russia e su cui pende la spada di Damocle delle sanzioni americane, era finito nella bufera. Ma per il tabloid più letto dai tedeschi, ormai è troppo persino chiamare Schroeder "ex cancelliere".
In un affondo pesantissimo, il quotidiano del gruppo Springer lo ha definito "l'apriporta di un'azienda che finanzia la guerra di Putin in Ucraina e i cyberattacchi ai parlamentari tedeschi e che di recente ha cominciato anche ad assassinare nella capitale. Per quanto suoni duro, va detto: il lavoro di Gerhard Schröder finanzia anche i crimini di Putin". Altri giornali gli hanno dedicato titoli meno caustici, ma comunque devastanti: "Schroeder spazzato via da una risata", è uno dei più moderati, altri parlano apertamente di uno "scandalo" e di una "vergogna".
Oltretutto, quando l'inchiostro dei giornali che pubblicavano le tirate contro l'ex cancelliere non si era ancora asciugato, un nuovo scandalo ha travolto i compagni della Spd. Si è scoperto che Sigmar Gabriel, il figlioccio di quella generazione di riformisti, l'ex leader della Spd che bastonò la Grecia al culmine della sua crisi e propose il pugno duro contro i migranti, prendeva diecimila euro al mese dal re dei macelli, Clemens Toennies.
L'ex ministro dell'Economia tedesco - che siede già nei consigli di Deutsche Bank e avrebbe accettato volentieri un incarico da lobbista dell'industria dell'auto quando era ancora ministro (fu la stessa industria a tirarsi indietro all'ultimo momento ritenendo l'offerta poco opportuna), si è fatto ricoprire d'oro da un settore discusso da anni per le sue condizioni di lavoro da schiavitù moderna. Gabriel continua a rispondere piccato alle critiche del suo stesso partito, ha persino sostenuto che diecimila euro al mese sono quisquilie per un incarico del genere.
Scorrendo la lista degli ex "Toskana-Fraktion" si scopre che molti accettarono un incarico da lobbisti dopo la caduta dell'esecutivo Schroeder, nel 2005. Anche se ne fecero un uso più discreto. Joschka Fischer, il mito dei Verdi che da giovane tirava le molotov ai poliziotti e da grande finì ministro degli Esteri, nel 2007 fondò un'agenzia di lobbisti che portava il suo nome e si offrì genericamente come consulente d'azienda. Otto Schily, fiero proprietario di una casa nel senese, da giovane difensore dei terroristi della Raf, era diventato ministro degli Interni di Schroeder. L'anno dopo, divenne consigliere di varie aziende tra cui la Byometric Systems e tornò a fare l'avvocato.
Ruppero il tabù della partecipazione della Germania a un'offensiva militare con la guerra in Kosovo, smantellarono in parte l'oneroso sistema sociale con l'Agenda 2010. Svolte che cambiarono il Paese ma con cui questi leader della destra della sinistra si alienarono per sempre il nocciolo duro del loro elettorato. E una volta abbandonati i loro incarichi di governo, per qualcuno di loro la scoperta dei soldi fu fatale. Tanto che i loro rivali della Cdu amano ricordare Konrad Adenauer, quando parlano di loro: "Tutto quello che i socialisti capiscono dei soldi, è che li vogliono avere dagli altri".
L'inferno che si è scatenato ad esempio in questi giorni, da quando Gerhard Schroeder, l'indiscusso capofila di quella stirpe di socialdemocratici innamorati del lusso, si è presentato nei giorni scorsi al Bundestag per parlare del più contestato progetto russo-tedesco d'Europa, Nordstream2, non ha precedenti. La Bild ha titolato addirittura "Il suo posto è nel Cremlino". Già alla vigilia, il partito della Linke, che aveva invitato l'ex cancelliere a parlare del gasdotto che collegherà direttamente la Germania e la Russia e su cui pende la spada di Damocle delle sanzioni americane, era finito nella bufera. Ma per il tabloid più letto dai tedeschi, ormai è troppo persino chiamare Schroeder "ex cancelliere".
In un affondo pesantissimo, il quotidiano del gruppo Springer lo ha definito "l'apriporta di un'azienda che finanzia la guerra di Putin in Ucraina e i cyberattacchi ai parlamentari tedeschi e che di recente ha cominciato anche ad assassinare nella capitale. Per quanto suoni duro, va detto: il lavoro di Gerhard Schröder finanzia anche i crimini di Putin". Altri giornali gli hanno dedicato titoli meno caustici, ma comunque devastanti: "Schroeder spazzato via da una risata", è uno dei più moderati, altri parlano apertamente di uno "scandalo" e di una "vergogna".
Oltretutto, quando l'inchiostro dei giornali che pubblicavano le tirate contro l'ex cancelliere non si era ancora asciugato, un nuovo scandalo ha travolto i compagni della Spd. Si è scoperto che Sigmar Gabriel, il figlioccio di quella generazione di riformisti, l'ex leader della Spd che bastonò la Grecia al culmine della sua crisi e propose il pugno duro contro i migranti, prendeva diecimila euro al mese dal re dei macelli, Clemens Toennies.
L'ex ministro dell'Economia tedesco - che siede già nei consigli di Deutsche Bank e avrebbe accettato volentieri un incarico da lobbista dell'industria dell'auto quando era ancora ministro (fu la stessa industria a tirarsi indietro all'ultimo momento ritenendo l'offerta poco opportuna), si è fatto ricoprire d'oro da un settore discusso da anni per le sue condizioni di lavoro da schiavitù moderna. Gabriel continua a rispondere piccato alle critiche del suo stesso partito, ha persino sostenuto che diecimila euro al mese sono quisquilie per un incarico del genere.
Scorrendo la lista degli ex "Toskana-Fraktion" si scopre che molti accettarono un incarico da lobbisti dopo la caduta dell'esecutivo Schroeder, nel 2005. Anche se ne fecero un uso più discreto. Joschka Fischer, il mito dei Verdi che da giovane tirava le molotov ai poliziotti e da grande finì ministro degli Esteri, nel 2007 fondò un'agenzia di lobbisti che portava il suo nome e si offrì genericamente come consulente d'azienda. Otto Schily, fiero proprietario di una casa nel senese, da giovane difensore dei terroristi della Raf, era diventato ministro degli Interni di Schroeder. L'anno dopo, divenne consigliere di varie aziende tra cui la Byometric Systems e tornò a fare l'avvocato.