Gli esami rubati ai ragazzi cinesi, scandalo “gaokao”
Filippo Santelli , dal nostro corrispondente FILIPPO SANTELLIUndici milioni di studenti si presentano all'ipercompetitivo esame di ammissione all'università. Ma dal passato emergono casi di corruzione che imbarazzano Il partito e smascherano il mito dell'uguaglianza sociale
PECHINO - "Distanza e relazioni durante l'epidemia". La traccia della prima prova scritta, quella di mandarino, non era poi difficile da prevedere. Ma per i quasi 11 milioni di ragazzi cinesi che tra oggi e domani affrontano lo spietato gaokao, "l'alto esame" che deciderà se troveranno posto all'università, e in che università, l'impresa non è meno ardua. Perché il virus, riconoscono tutti, ha reso questo gaokao ancora più duro, forse il più difficile di sempre. La chiusura delle scuole ha completamente scombussolato la preparazione per il test, di solito forsennata e meticolosa, costringendo i 18enni maturandi a mesi di didattica a distanza. Non proprio l'ideale, in vista dell'appuntamento che deciderà il loro futuro: avere accesso a una università di prima fascia, una Beida di Pechino o una Fudan di Shanghai, è garanzia di carriera, soldi e successo. Se si scivola nella …
PECHINO - "Distanza e relazioni durante l'epidemia". La traccia della prima prova scritta, quella di mandarino, non era poi difficile da prevedere. Ma per i quasi 11 milioni di ragazzi cinesi che tra oggi e domani affrontano lo spietato gaokao, "l'alto esame" che deciderà se troveranno posto all'università, e in che università, l'impresa non è meno ardua. Perché il virus, riconoscono tutti, ha reso questo gaokao ancora più duro, forse il più difficile di sempre. La chiusura delle scuole ha completamente scombussolato la preparazione per il test, di solito forsennata e meticolosa, costringendo i 18enni maturandi a mesi di didattica a distanza. Non proprio l'ideale, in vista dell'appuntamento che deciderà il loro futuro: avere accesso a una università di prima fascia, una Beida di Pechino o una Fudan di Shanghai, è garanzia di carriera, soldi e successo. Se si scivola nella terza o nella quarta fascia, anche trovare lavoro sarà difficile, con questi chiari di luna. E tutto passa da quel voto, frutto di due giorni di prove massacranti, nove ore a un tavolino a scrivere e far di conto all'impazzata.
E a proposito di voti, quest'anno l'avvicinamento al gaokao è stato ulteriormente turbato da uno scandalo emerso nella regione costiera dello Shandong. Qualche mese fa una maestra di nome Chen Chunxiu, 36 anni, si voleva iscrivere a un corso di formazione per adulti, ma con sua grande sorpresa, all'atto dell'immatricolazione, ha scoperto di risultare già laureata. Impossibile, visto che dopo il suo gaokao, nel lontano 2004, aveva deciso, nonostante un buon voto, di non frequentare l'università e iniziare subito a lavorare. Peccato che il suo punteggio, sufficiente per entrare in ateneo, fosse stato rubato da un'altra ragazza con lo stesso cognome, che con la complicità di insegnanti e funzionari oliati a dovere si era così accaparrata anche il suo posto all'università, la sua laurea e in un certo senso la sua vita. Oggi l'altra Chen ha un ambitissimo posto da dipendente dello Stato.
Le indagini delle autorità dello Shandong hanno poi rivelato che i casi di scambio di identità, e di voto, sono stati almeno 240 (alcuni frutto di consapevole vendita del titolo da parte dell'avente diritto), lasciando ipotizzare situazioni simili in tutta la Cina. Sono episodi che risalgono al periodo tra il 1999 e il 2006, un'epoca di archivi più facilmente falsificabili, ma che hanno comunque messo in discussione l'immagine di assoluta imparzialità che i cinesi associano al gaokao.
Come sempre quando c'è di mezzo un pilastro del sistema sociale cinese, le autorità sono intervenute con decisione, annunciando addirittura una nuova fattispecie penale per il furto di identità e voti. Ma i dubbi sull'effettiva imparzialità del grande esame non riguardano solo e necessariamente le frodi. Perché è vero, di fronte a quel foglio di carta tutti i ragazzi cinesi, dai figli dei contadini dello Shanxi ai rampolli delle elite pechinesi, partono sulla stessa linea, cosa che ogni studente e ogni genitore di un Paese sempre più diseguale ripetono con occhi pieni di ansia e speranza. Eppure il bagaglio di conoscenze con cui i ragazzi arrivano all'appuntamento decisivo per il loro futuro è un prodotto diretto della loro estrazione sociale. In Cina il livello delle scuole delle grandi metropoli e quello delle scuole di provincia si sta divaricando, come le disparità. E i figli delle classi medio alte si possono permettere ore ed ore di costosissime ripetizioni doposcuola. Una divaricazione che l'epidemia di coronavirus ha accentuato: le scuole tirate a lucido delle città hanno messo in piedi in quattro e quattr'otto la didattica a distanza, mentre non tutti i figli della Cina rurale, la Cina minore, avevano connessioni a banda larga e tablet con cui seguire le lezioni.
Tant'è. Questo è il sistema dal 1949 a oggi e negli anni si è dimostrato praticamente intoccabile. Nelle 7mila sedi di test sparse per il Paese le misure di sicurezza contro il virus sono spettacolari, come ormai la Cina ci ha abituato. Nelle aree ancora a rischio gli studenti affronteranno l'esame con la mascherina, ogni scuola ha previsto aule separate per chi ha qualche linea di febbre o un po' di tosse. Ma come in tutto il mondo, anche in Cina il virus non è per nulla egualitario, anzi ha accentuato il divario tra chi ha i mezzi e chi non li ha. E questa malattia è più difficile da curare.
E a proposito di voti, quest'anno l'avvicinamento al gaokao è stato ulteriormente turbato da uno scandalo emerso nella regione costiera dello Shandong. Qualche mese fa una maestra di nome Chen Chunxiu, 36 anni, si voleva iscrivere a un corso di formazione per adulti, ma con sua grande sorpresa, all'atto dell'immatricolazione, ha scoperto di risultare già laureata. Impossibile, visto che dopo il suo gaokao, nel lontano 2004, aveva deciso, nonostante un buon voto, di non frequentare l'università e iniziare subito a lavorare. Peccato che il suo punteggio, sufficiente per entrare in ateneo, fosse stato rubato da un'altra ragazza con lo stesso cognome, che con la complicità di insegnanti e funzionari oliati a dovere si era così accaparrata anche il suo posto all'università, la sua laurea e in un certo senso la sua vita. Oggi l'altra Chen ha un ambitissimo posto da dipendente dello Stato.
Le indagini delle autorità dello Shandong hanno poi rivelato che i casi di scambio di identità, e di voto, sono stati almeno 240 (alcuni frutto di consapevole vendita del titolo da parte dell'avente diritto), lasciando ipotizzare situazioni simili in tutta la Cina. Sono episodi che risalgono al periodo tra il 1999 e il 2006, un'epoca di archivi più facilmente falsificabili, ma che hanno comunque messo in discussione l'immagine di assoluta imparzialità che i cinesi associano al gaokao.
Come sempre quando c'è di mezzo un pilastro del sistema sociale cinese, le autorità sono intervenute con decisione, annunciando addirittura una nuova fattispecie penale per il furto di identità e voti. Ma i dubbi sull'effettiva imparzialità del grande esame non riguardano solo e necessariamente le frodi. Perché è vero, di fronte a quel foglio di carta tutti i ragazzi cinesi, dai figli dei contadini dello Shanxi ai rampolli delle elite pechinesi, partono sulla stessa linea, cosa che ogni studente e ogni genitore di un Paese sempre più diseguale ripetono con occhi pieni di ansia e speranza. Eppure il bagaglio di conoscenze con cui i ragazzi arrivano all'appuntamento decisivo per il loro futuro è un prodotto diretto della loro estrazione sociale. In Cina il livello delle scuole delle grandi metropoli e quello delle scuole di provincia si sta divaricando, come le disparità. E i figli delle classi medio alte si possono permettere ore ed ore di costosissime ripetizioni doposcuola. Una divaricazione che l'epidemia di coronavirus ha accentuato: le scuole tirate a lucido delle città hanno messo in piedi in quattro e quattr'otto la didattica a distanza, mentre non tutti i figli della Cina rurale, la Cina minore, avevano connessioni a banda larga e tablet con cui seguire le lezioni.
Tant'è. Questo è il sistema dal 1949 a oggi e negli anni si è dimostrato praticamente intoccabile. Nelle 7mila sedi di test sparse per il Paese le misure di sicurezza contro il virus sono spettacolari, come ormai la Cina ci ha abituato. Nelle aree ancora a rischio gli studenti affronteranno l'esame con la mascherina, ogni scuola ha previsto aule separate per chi ha qualche linea di febbre o un po' di tosse. Ma come in tutto il mondo, anche in Cina il virus non è per nulla egualitario, anzi ha accentuato il divario tra chi ha i mezzi e chi non li ha. E questa malattia è più difficile da curare.