L'altra faccia delle stelle del balletto
di Sonia SösselDenunce, scandali, percentuali di abbandono elevate. I segreti delle accademie di danza: laboratori che forgiano con rigore le dive del palcoscenico o zone grigie dove agli allievi vengono inflitti orari impossibili e un clima di sopruso? (Die Welt)
Parlando delle sue esperienze nel mondo della danza classica Andrew Champlin non mette al primo posto la gioia di un’esibizione riuscita, ma il dolore. Racconta di una caviglia gravemente lesionata e delle problematiche interne a un sistema con radici profonde nella tradizione patriarcale che riproduce eternamente lo stesso standard di donne eteree che si librano sulle punte e di uomini forti che le sollevano in aria. Un modello che il giovane americano non ha avuto la possibilità di incarnare.
Eppure Champlin, oggi trentareenne, aveva dimostrato un talento precoce, requisito indispensabile, si sa, per essere ammessi alle più prestigiose accademie di danza del mondo, nel caso di Champlin, ad esempio, la School of American Ballet di New York. Ma agilità, coordinazione e musicalità spesso alla fine non bastano perchè un ballerino classico arrivi in palcoscenico.
In molte accademie di danza la pecentuale di abbandono è e…
Eppure Champlin, oggi trentareenne, aveva dimostrato un talento precoce, requisito indispensabile, si sa, per essere ammessi alle più prestigiose accademie di danza del mondo, nel caso di Champlin, ad esempio, la School of American Ballet di New York. Ma agilità, coordinazione e musicalità spesso alla fine non bastano perchè un ballerino classico arrivi in palcoscenico.
In molte accademie di danza la pecentuale di abbandono è e…
Parlando delle sue esperienze nel mondo della danza classica Andrew Champlin non mette al primo posto la gioia di un’esibizione riuscita, ma il dolore. Racconta di una caviglia gravemente lesionata e delle problematiche interne a un sistema con radici profonde nella tradizione patriarcale che riproduce eternamente lo stesso standard di donne eteree che si librano sulle punte e di uomini forti che le sollevano in aria. Un modello che il giovane americano non ha avuto la possibilità di incarnare.
Eppure Champlin, oggi trentareenne, aveva dimostrato un talento precoce, requisito indispensabile, si sa, per essere ammessi alle più prestigiose accademie di danza del mondo, nel caso di Champlin, ad esempio, la School of American Ballet di New York. Ma agilità, coordinazione e musicalità spesso alla fine non bastano perchè un ballerino classico arrivi in palcoscenico.
In molte accademie di danza la pecentuale di abbandono è elevata. Gli alunni prendono la decisione di lasciare di propria iniziativa oppure sono costretti a rinunciare perché alla fine dell’anno non superano l’esame conclusivo. Le gravi accuse mosse di recente all’accademia statale di danza di Berlino fanno intuire quali ostacoli si possano presentare ai giovani ballerini. Il rapporto della commissione di esperti rivela che dalle indagini sono emersi tra l’altro maltrattamenti fisici e psichici e trascuratezza emotiva ai danni di minori, nonché "rischi per la salute conseguenti a superattività“. Alunni, genitori e insegnanti che si sono espressi in termini critici o hanno rivendicato il diritto di essere consultati sono stati ignorati o oggetto di pressioni.
Quali caratteristiche devono avere i giovani alunni delle accademie per realizzare il sogno di una carriera nella danza? Fino a che punto bisogna sacrificarsi?
Per Natascha Mair sono i momenti magici che ripagano di tutta la fatica. "Probabilmente è come nella maratona, ci si sente totalmente esausti ma felici“. È una sorta di ebbrezza quella che vive sul palco, quando alla fine dell’esibizione il pubblico la applaude. Mair è prima ballerina del teatro dell’opera di Vienna. Ma non si arriva a quel livello senza una disciplina ferrea e una sorta di piacere nel forzare il corpo all’estremo. "In certi momenti pensi di non farcela più, è proprio estenuante“ dice Mair. Ma solo chi supera il limite ha la speranza di migliorare. Per fortuna la venticinquenne entrata a sette anni all’accademia di danza dell’Opera di Vienna ama sgobbare.
È importante però saper riconoscere i limiti del proprio corpo. Il confine tra migliorarsi e distruggersi è sottile. Le fratture da sforzo sono una sorta di "malattia professionale“ dice la ballerina austriaca. Sono frequenti anche le lesioni. Champlin da adolescente si è lesionato gravemente la caviglia tanto da temere di non poter più danzare per gli atroci dolori. Ha cambiato corso di studi, dal balletto è passato alla performance art. Oggi pratica la danza moderna e insegna balletto in varie scuole tra cui il centro interuniversitario HZT di Berlino.
Natascha Mair si è resa conto dell’enorme impatto della danza classica sul fisico quando a soli 17 anni è entrata a far parte del Wiener Staatsballett. Per ballare sulle punte il collo del piede subisce una curvatura estrema e la flessibilità va a scapito della forza muscolare. All’inizio la giovane non faceva che prendere "storte". Ora dedica ogni giorno esercizi mirati a rafforzare la muscolatura del piede. Chi vuole danzare a lungo ad alto livello deve conoscere molto bene il suo corpo, dice. In effetti i limiti sono del tutto personali.
Allo stress fisico si aggiunge quello da prestazione e gli alunni devono imparare a sostenerlo. "È importante sviluppare un carattere forte“ dice Mair a questo proposito. Non ci si può deprimere se si vuole arrivare a reggere un’intero balletto in palcoscenico. "Bisogna sempre star su di morale“ ed è particolarmente difficile. L’importante è imparare ad accettare le critiche.
Gli insegnanti progressisti sottolineano che le critiche devono essere costruttive. Champlin lamenta che nella danza classica a tutt’oggi le critiche sono solo mirate a mortificare. Dice che il mondo del balletto è ancora fortemente gerarchico: Il corpo di ballo vede al vertice i solisti, poi i primi ballerini infine il coreografo e il direttore artistico. Secondo il suo duro giudizio "I ballerini purtroppo vengono sistematicamente schiacciati“. Già durante la formazione, quando gli insegnanti ridicolizzano gli allievi.
Natascha Mair sottolinea che anche in seguito, nelle compagnie bisogna saper incassare i colpi. Di nuovo serve un "carattere forte“. "Se non balli bene la volta dopo forse non ti fanno salire sul palco. Nessuno ti chiede come stai“, dice. "O fai il tuo lavoro o sei fuori“.
Sono pochissimi gli alunni che falliscono per scarsa volontà. "E’ molto raro che un alunno non si impegni a sufficienza“ dice Champlin. A suo giudizio la colpa è degli insegnanti che non mettono in discussione i propri metodi e di un sistema di formazione che troppo spesso non giudica l’alunno in base alle sua qualità individuali, ma secondo criteri di collocazione nella specifica compagnia. In effetti molti teatri formano i ballerini secondo le proprie necessità, selezionandoli ancora oggi in base alla corporatura. Gli insegnanti rimproveravano sempre a Champlin di non avere movenze abbastanza virili. In effetti lui preferiva i movimenti precisi e veloci tradizionalmente appannaggio delle donne. Trovava difficoltà ad esercitarsi nelle prese, non solo per la sua corporatura. "A un certo punto mi sono chiesto perché mai dovevo aspirare a ruoli in storie d’amore tra un uomo e una donna che per un gay come me non avevano senso“, ricorda. È stato anche questo un motivo per cui Champlin ha voltato le spalle alla danza classica.
In fin dei conti è anche questione di fortuna se un ballerino ce la fa ad andare in scena. La fortuna di essere proprio il tipo che cercano, o di essere raccomandato dagli insegnanti. Mair ha avuto questa fortuna. "La mia classe all’Accademia dell’Opera di Vienna era molto valida, la maggior parte degli alunni sono andati avanti nel mestiere“, racconta. È raro: "Eravamo un’eccezione“. Dice di aver avuto ottimi insegnanti – e non era scontato neppure all’accademia di Vienna, che nel 2019 è stata al centro di uno scandalo, simile a quello di oggi a Berlino.
Pian piano però nel balletto le cose cambiano. La maggior parte delle compagnie ormai hanno inserito in programmazione oltre al Lago dei cigni e allo Schiaccianoci anche balletti moderni, che danno più spazio alla personalità individuale. Dagli scandali è emersa a gran voce l’esigenza di una formazione più sana, adeguata ai tempi. Nella capitale austriaca esperti internazionali sono stati chiamati a elaborare un nuovo concetto di accademia così che sia la passione, e non la capacità di sopportazione, a determinare chi infine salirà sul palco.
Sotto i riflettori però Natasha Mair non pensa più a tutta la fatica. "Alla fine sali sul palco e la sensazione che provi è irripetibile, una benedizione. Dietro c’è un lavoro durissimo, ma ne vale la pena. Sei in un’altra dimensione“, dice entusiasta. E Champlin? L’americano spera di far sentire i suoi allievi apprezzati, l’essenziale è aiutarli a realizzare appieno il loro potenziale. Il famoso "talento“ a suo giudizio non conta più. È un concetto creato per emarginare.
(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Emilia Benghi)
Eppure Champlin, oggi trentareenne, aveva dimostrato un talento precoce, requisito indispensabile, si sa, per essere ammessi alle più prestigiose accademie di danza del mondo, nel caso di Champlin, ad esempio, la School of American Ballet di New York. Ma agilità, coordinazione e musicalità spesso alla fine non bastano perchè un ballerino classico arrivi in palcoscenico.
In molte accademie di danza la pecentuale di abbandono è elevata. Gli alunni prendono la decisione di lasciare di propria iniziativa oppure sono costretti a rinunciare perché alla fine dell’anno non superano l’esame conclusivo. Le gravi accuse mosse di recente all’accademia statale di danza di Berlino fanno intuire quali ostacoli si possano presentare ai giovani ballerini. Il rapporto della commissione di esperti rivela che dalle indagini sono emersi tra l’altro maltrattamenti fisici e psichici e trascuratezza emotiva ai danni di minori, nonché "rischi per la salute conseguenti a superattività“. Alunni, genitori e insegnanti che si sono espressi in termini critici o hanno rivendicato il diritto di essere consultati sono stati ignorati o oggetto di pressioni.
Quali caratteristiche devono avere i giovani alunni delle accademie per realizzare il sogno di una carriera nella danza? Fino a che punto bisogna sacrificarsi?
Per Natascha Mair sono i momenti magici che ripagano di tutta la fatica. "Probabilmente è come nella maratona, ci si sente totalmente esausti ma felici“. È una sorta di ebbrezza quella che vive sul palco, quando alla fine dell’esibizione il pubblico la applaude. Mair è prima ballerina del teatro dell’opera di Vienna. Ma non si arriva a quel livello senza una disciplina ferrea e una sorta di piacere nel forzare il corpo all’estremo. "In certi momenti pensi di non farcela più, è proprio estenuante“ dice Mair. Ma solo chi supera il limite ha la speranza di migliorare. Per fortuna la venticinquenne entrata a sette anni all’accademia di danza dell’Opera di Vienna ama sgobbare.
È importante però saper riconoscere i limiti del proprio corpo. Il confine tra migliorarsi e distruggersi è sottile. Le fratture da sforzo sono una sorta di "malattia professionale“ dice la ballerina austriaca. Sono frequenti anche le lesioni. Champlin da adolescente si è lesionato gravemente la caviglia tanto da temere di non poter più danzare per gli atroci dolori. Ha cambiato corso di studi, dal balletto è passato alla performance art. Oggi pratica la danza moderna e insegna balletto in varie scuole tra cui il centro interuniversitario HZT di Berlino.
Natascha Mair si è resa conto dell’enorme impatto della danza classica sul fisico quando a soli 17 anni è entrata a far parte del Wiener Staatsballett. Per ballare sulle punte il collo del piede subisce una curvatura estrema e la flessibilità va a scapito della forza muscolare. All’inizio la giovane non faceva che prendere "storte". Ora dedica ogni giorno esercizi mirati a rafforzare la muscolatura del piede. Chi vuole danzare a lungo ad alto livello deve conoscere molto bene il suo corpo, dice. In effetti i limiti sono del tutto personali.
Allo stress fisico si aggiunge quello da prestazione e gli alunni devono imparare a sostenerlo. "È importante sviluppare un carattere forte“ dice Mair a questo proposito. Non ci si può deprimere se si vuole arrivare a reggere un’intero balletto in palcoscenico. "Bisogna sempre star su di morale“ ed è particolarmente difficile. L’importante è imparare ad accettare le critiche.
Gli insegnanti progressisti sottolineano che le critiche devono essere costruttive. Champlin lamenta che nella danza classica a tutt’oggi le critiche sono solo mirate a mortificare. Dice che il mondo del balletto è ancora fortemente gerarchico: Il corpo di ballo vede al vertice i solisti, poi i primi ballerini infine il coreografo e il direttore artistico. Secondo il suo duro giudizio "I ballerini purtroppo vengono sistematicamente schiacciati“. Già durante la formazione, quando gli insegnanti ridicolizzano gli allievi.
Natascha Mair sottolinea che anche in seguito, nelle compagnie bisogna saper incassare i colpi. Di nuovo serve un "carattere forte“. "Se non balli bene la volta dopo forse non ti fanno salire sul palco. Nessuno ti chiede come stai“, dice. "O fai il tuo lavoro o sei fuori“.
Sono pochissimi gli alunni che falliscono per scarsa volontà. "E’ molto raro che un alunno non si impegni a sufficienza“ dice Champlin. A suo giudizio la colpa è degli insegnanti che non mettono in discussione i propri metodi e di un sistema di formazione che troppo spesso non giudica l’alunno in base alle sua qualità individuali, ma secondo criteri di collocazione nella specifica compagnia. In effetti molti teatri formano i ballerini secondo le proprie necessità, selezionandoli ancora oggi in base alla corporatura. Gli insegnanti rimproveravano sempre a Champlin di non avere movenze abbastanza virili. In effetti lui preferiva i movimenti precisi e veloci tradizionalmente appannaggio delle donne. Trovava difficoltà ad esercitarsi nelle prese, non solo per la sua corporatura. "A un certo punto mi sono chiesto perché mai dovevo aspirare a ruoli in storie d’amore tra un uomo e una donna che per un gay come me non avevano senso“, ricorda. È stato anche questo un motivo per cui Champlin ha voltato le spalle alla danza classica.
In fin dei conti è anche questione di fortuna se un ballerino ce la fa ad andare in scena. La fortuna di essere proprio il tipo che cercano, o di essere raccomandato dagli insegnanti. Mair ha avuto questa fortuna. "La mia classe all’Accademia dell’Opera di Vienna era molto valida, la maggior parte degli alunni sono andati avanti nel mestiere“, racconta. È raro: "Eravamo un’eccezione“. Dice di aver avuto ottimi insegnanti – e non era scontato neppure all’accademia di Vienna, che nel 2019 è stata al centro di uno scandalo, simile a quello di oggi a Berlino.
Pian piano però nel balletto le cose cambiano. La maggior parte delle compagnie ormai hanno inserito in programmazione oltre al Lago dei cigni e allo Schiaccianoci anche balletti moderni, che danno più spazio alla personalità individuale. Dagli scandali è emersa a gran voce l’esigenza di una formazione più sana, adeguata ai tempi. Nella capitale austriaca esperti internazionali sono stati chiamati a elaborare un nuovo concetto di accademia così che sia la passione, e non la capacità di sopportazione, a determinare chi infine salirà sul palco.
Sotto i riflettori però Natasha Mair non pensa più a tutta la fatica. "Alla fine sali sul palco e la sensazione che provi è irripetibile, una benedizione. Dietro c’è un lavoro durissimo, ma ne vale la pena. Sei in un’altra dimensione“, dice entusiasta. E Champlin? L’americano spera di far sentire i suoi allievi apprezzati, l’essenziale è aiutarli a realizzare appieno il loro potenziale. Il famoso "talento“ a suo giudizio non conta più. È un concetto creato per emarginare.
(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Emilia Benghi)