Vertice all'Aia, il diktat dell’Olanda: “Eliminate Quota 100”. Conte: non siete la troika
Alberto D’ArgenioTra il premier italiano e il collega Rutte posizioni distanti. Il Consiglio europeo: 750 miliardi di interventi
L'AIA - "In passato abbiamo sentito tante promesse sulle riforme, ora il punto è come renderle obbligatorie". In serata il premier olandese Mark Rutte riceve il collega italiano Giuseppe Conte nel palazzo del governo dei Paesi Bassi, nel centro de L'Aia. Una ventina di minuti di colloqui contrassegnati dai toni franchi, come si dice quando due leader parlano fuori dai denti.
Il capo dei "frugali" batte sulle riforme, chiede con insistenza a Conte di "precisarle", vuole "garanzie". Batte su "pensioni e riforma del lavoro", in particolare su quota 100. E ancora, lotta all'evasione e ammodernamento di giustizia, istruzione e liberalizzazioni. Martella anche sul fatto che finita la crisi l'Italia dovrà risanare i conti. Il discorso resta in sospeso perché i due si incamminano verso il ristorante scelto dal padrone di casa per la cena. Quando Conte alza lo sguardo, con sorpresa si accorge che il locale …
Il capo dei "frugali" batte sulle riforme, chiede con insistenza a Conte di "precisarle", vuole "garanzie". Batte su "pensioni e riforma del lavoro", in particolare su quota 100. E ancora, lotta all'evasione e ammodernamento di giustizia, istruzione e liberalizzazioni. Martella anche sul fatto che finita la crisi l'Italia dovrà risanare i conti. Il discorso resta in sospeso perché i due si incamminano verso il ristorante scelto dal padrone di casa per la cena. Quando Conte alza lo sguardo, con sorpresa si accorge che il locale …
L'AIA - "In passato abbiamo sentito tante promesse sulle riforme, ora il punto è come renderle obbligatorie". In serata il premier olandese Mark Rutte riceve il collega italiano Giuseppe Conte nel palazzo del governo dei Paesi Bassi, nel centro de L'Aia. Una ventina di minuti di colloqui contrassegnati dai toni franchi, come si dice quando due leader parlano fuori dai denti.
Il capo dei "frugali" batte sulle riforme, chiede con insistenza a Conte di "precisarle", vuole "garanzie". Batte su "pensioni e riforma del lavoro", in particolare su quota 100. E ancora, lotta all'evasione e ammodernamento di giustizia, istruzione e liberalizzazioni. Martella anche sul fatto che finita la crisi l'Italia dovrà risanare i conti. Il discorso resta in sospeso perché i due si incamminano verso il ristorante scelto dal padrone di casa per la cena. Quando Conte alza lo sguardo, con sorpresa si accorge che il locale è italiano. Si chiama "Impero romano".
Prima di entrare, i due si concedono qualche selfie con i passanti. Sono distesi. Poco prima, all'ingresso del palazzo del governo, c'era stata tensione quando il nazionalista Geert Wilders, in Europa alleato di Salvini, aveva urlato: "Nemmeno un cent all'Italia". Per poi rivolgersi a Conte: "Salutami Matteo!".
Quando varca la soglia del ristorante, il premier italiano viene accolto da un leggero odore d'aglio e da una scritta "Spqr". Il tavolo presidenziale, con tanto di candele, è abbracciato da eleganti vetrate. L'atmosfera è ovattata. Poco distante dalla sedia di Conte svetta la statua di un centurione romano, armi in pugno. Sulla parete alla destra di Rutte è raffigurato un uomo in toga che arringa i senatori: ha le sembianze dell'austero Marco Porcio Catone. La scenografia è perfetta. Non a caso Rutte aveva avvertito: "Al summit europeo di venerdì non sarò di marzapane".
Arrivano gli antipasti, pesce per Conte, carne per Rutte. Uno beve bianco, l'altro rosso. Quindi entrambi convergono sul filetto. Per rompere il ghiaccio, l'olandese racconta che ama pranzare lì con la sorella gustando il minestrone. Il confronto tra i due riprende, Conte fa notare a Rutte che le garanzie per le riforme "le chiede la Troika", non il Recovery. Poi aggiunge: "Qui dobbiamo costruire uno strumento europeo, non fare il tiro alla fune altrimenti cadiamo tutti per terra". Come dire, l'Europa salta. Per addolcire i toni, e per mostrare che l'Italia sarà in grado di spendere bene i soldi, Conte tira fuori il decreto Semplificazioni e il Piano nazionale per le riforme.
La discussione vira sulla bozza di compromesso pubblicata ieri a Bruxelles da Charles Michel in vista del summit di venerdì. L'ex premier belga conferma i 750 miliardi del Recovery, ma per venire incontro ai "frugali" taglia di 20 miliardi il Bilancio Ue 2021-2027, a quota 1.074 miliardi. Vengono soprattutto mantenuti i rebates, gli sconti al budget Ue per i nordici: 1.5 miliardi per l'Olanda, 237 milioni per l'Austria, 798 per la Svezia e 197 per la Danimarca. C'è anche un nuovo fondo da 5 miliardi per compensare la Brexit che in parte andranno proprio al porto di Rotterdam. Per Rutte è "un buon punto di partenza".
Ma non basta, come spiega da Helsinki la giovane premier finlandese, Sanna Marin: "Serve ancora molto lavoro". Anche Rutte resta sul piede di guerra, mentre dietro le quinte si racconta che Austria, Danimarca e Svezia starebbero ammorbidendo i toni. I nordici continuano a chiedere un taglio dei 750 miliardi. Ma a L'Aia la questione sono le riforme. Michel ha accontentato in parte le richieste dei "frugali": prima di erogare i fondi del Recovery, i governi dovranno confermare a maggioranza qualificata il via libera della Commissione Ue ai Piani nazionali con riforme e investimenti.
I piccoli nordici avranno più potere per influenzare quelli delle nazioni del Sud perché alleandosi a un big potrebbero formare una minoranza di blocco e stoppare tutto. Ma per Rutte non basta: spiega a Conte che per erogare i fondi vuole rendere vincolanti le Raccomandazioni ai singoli governi emesse da Bruxelles nel 2019, visto che quelle 2020, causa Covid, sono leggere. Per l'Italia prevedono appunto pensioni, lavoro, giustizia, istruzione, liberalizzazioni e risanamento dei conti. Al tiramisù, in sottofondo, aleggia una canzone di Gianluca Grignani: "Sai penso che, non sia stato inutile, stare insieme a te...". Se sia vero, lo si capirà tra qualche giorno.
Il capo dei "frugali" batte sulle riforme, chiede con insistenza a Conte di "precisarle", vuole "garanzie". Batte su "pensioni e riforma del lavoro", in particolare su quota 100. E ancora, lotta all'evasione e ammodernamento di giustizia, istruzione e liberalizzazioni. Martella anche sul fatto che finita la crisi l'Italia dovrà risanare i conti. Il discorso resta in sospeso perché i due si incamminano verso il ristorante scelto dal padrone di casa per la cena. Quando Conte alza lo sguardo, con sorpresa si accorge che il locale è italiano. Si chiama "Impero romano".
Prima di entrare, i due si concedono qualche selfie con i passanti. Sono distesi. Poco prima, all'ingresso del palazzo del governo, c'era stata tensione quando il nazionalista Geert Wilders, in Europa alleato di Salvini, aveva urlato: "Nemmeno un cent all'Italia". Per poi rivolgersi a Conte: "Salutami Matteo!".
Quando varca la soglia del ristorante, il premier italiano viene accolto da un leggero odore d'aglio e da una scritta "Spqr". Il tavolo presidenziale, con tanto di candele, è abbracciato da eleganti vetrate. L'atmosfera è ovattata. Poco distante dalla sedia di Conte svetta la statua di un centurione romano, armi in pugno. Sulla parete alla destra di Rutte è raffigurato un uomo in toga che arringa i senatori: ha le sembianze dell'austero Marco Porcio Catone. La scenografia è perfetta. Non a caso Rutte aveva avvertito: "Al summit europeo di venerdì non sarò di marzapane".
Arrivano gli antipasti, pesce per Conte, carne per Rutte. Uno beve bianco, l'altro rosso. Quindi entrambi convergono sul filetto. Per rompere il ghiaccio, l'olandese racconta che ama pranzare lì con la sorella gustando il minestrone. Il confronto tra i due riprende, Conte fa notare a Rutte che le garanzie per le riforme "le chiede la Troika", non il Recovery. Poi aggiunge: "Qui dobbiamo costruire uno strumento europeo, non fare il tiro alla fune altrimenti cadiamo tutti per terra". Come dire, l'Europa salta. Per addolcire i toni, e per mostrare che l'Italia sarà in grado di spendere bene i soldi, Conte tira fuori il decreto Semplificazioni e il Piano nazionale per le riforme.
La discussione vira sulla bozza di compromesso pubblicata ieri a Bruxelles da Charles Michel in vista del summit di venerdì. L'ex premier belga conferma i 750 miliardi del Recovery, ma per venire incontro ai "frugali" taglia di 20 miliardi il Bilancio Ue 2021-2027, a quota 1.074 miliardi. Vengono soprattutto mantenuti i rebates, gli sconti al budget Ue per i nordici: 1.5 miliardi per l'Olanda, 237 milioni per l'Austria, 798 per la Svezia e 197 per la Danimarca. C'è anche un nuovo fondo da 5 miliardi per compensare la Brexit che in parte andranno proprio al porto di Rotterdam. Per Rutte è "un buon punto di partenza".
Ma non basta, come spiega da Helsinki la giovane premier finlandese, Sanna Marin: "Serve ancora molto lavoro". Anche Rutte resta sul piede di guerra, mentre dietro le quinte si racconta che Austria, Danimarca e Svezia starebbero ammorbidendo i toni. I nordici continuano a chiedere un taglio dei 750 miliardi. Ma a L'Aia la questione sono le riforme. Michel ha accontentato in parte le richieste dei "frugali": prima di erogare i fondi del Recovery, i governi dovranno confermare a maggioranza qualificata il via libera della Commissione Ue ai Piani nazionali con riforme e investimenti.
I piccoli nordici avranno più potere per influenzare quelli delle nazioni del Sud perché alleandosi a un big potrebbero formare una minoranza di blocco e stoppare tutto. Ma per Rutte non basta: spiega a Conte che per erogare i fondi vuole rendere vincolanti le Raccomandazioni ai singoli governi emesse da Bruxelles nel 2019, visto che quelle 2020, causa Covid, sono leggere. Per l'Italia prevedono appunto pensioni, lavoro, giustizia, istruzione, liberalizzazioni e risanamento dei conti. Al tiramisù, in sottofondo, aleggia una canzone di Gianluca Grignani: "Sai penso che, non sia stato inutile, stare insieme a te...". Se sia vero, lo si capirà tra qualche giorno.