Grandi: “Una foto che fa male. Immorale parlarne ancora, i soccorsi sono un dovere"
Pietro Del Re , di PIETRO DEL REParla l'Alto commissario Onu dei rifugiati: "Dobbiamo sbugiardare chi identifica i migranti con il Covid-19, come accade da qualche tempo in Europa. Il coronavirus colpisce tutti"
"Quella diffusa da Sea Watch è l'ennesima fotografia di un tragico naufragio che, una volta di più, rende immorale e disgustoso il fatto stesso che ci sia dibattito sui salvataggi in mare. Chiunque metta in dubbio che sia un dovere assoluto organizzarli, sostenerli e aumentarli è co-responsabile di questi drammi", dice Filippo Grandi, l'Alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), nato a Milano 63 anni fa e da cinque a capo dell'agenzia che si occupa di chi fugge da guerra o miseria. "Con la crisi del Covid i governi devono rendersi conto che preservare il diritto d'asilo è vitale quanto proteggere la salute. Le due cose sono ugualmente importanti e non contraddittorie".
Eppure molti Paesi hanno chiuso le frontiere, con quali conseguenze?
"All'inizio della pandemia l'hanno fatto più di cento Paesi, anche a chi le voleva varcare per chiedere protezione. Abbiamo perciò domandato …
Eppure molti Paesi hanno chiuso le frontiere, con quali conseguenze?
"All'inizio della pandemia l'hanno fatto più di cento Paesi, anche a chi le voleva varcare per chiedere protezione. Abbiamo perciò domandato …
"Quella diffusa da Sea Watch è l'ennesima fotografia di un tragico naufragio che, una volta di più, rende immorale e disgustoso il fatto stesso che ci sia dibattito sui salvataggi in mare. Chiunque metta in dubbio che sia un dovere assoluto organizzarli, sostenerli e aumentarli è co-responsabile di questi drammi", dice Filippo Grandi, l'Alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), nato a Milano 63 anni fa e da cinque a capo dell'agenzia che si occupa di chi fugge da guerra o miseria. "Con la crisi del Covid i governi devono rendersi conto che preservare il diritto d'asilo è vitale quanto proteggere la salute. Le due cose sono ugualmente importanti e non contraddittorie".
Eppure molti Paesi hanno chiuso le frontiere, con quali conseguenze?
"All'inizio della pandemia l'hanno fatto più di cento Paesi, anche a chi le voleva varcare per chiedere protezione. Abbiamo perciò domandato che a queste persone fosse riservato un trattamento speciale. E gran parte dei Paesi ha accettato. L'Uganda, che già ospitava 1,5 milioni di rifugiati, ha deciso di accogliere chi proveniva dal Congo orientale dove si continua a combattere. È l'esempio virtuoso di un Paese povero che ha aperto le porte per salvare vite, con misure di protezione per la salute dei cittadini".
Dove la pandemia ha peggiorato di più le condizioni dei rifugiati?
"I venezuelani sono costretti a tornare in Venezuela perché nei Paesi che li hanno generosamente ospitati, come la Colombia, sono alla fame, hanno perso il lavoro e non hanno più accesso ai servizi sanitari. Lo stesso accade ai siriani in Libano e agli afgani in Pakistan".
Sono circa 79,5 milioni i profughi nel mondo. Il doppio di dieci anni fa.
"Le persone che fuggono sono sempre più numerose perché ai vecchi conflitti, quali quelli in Afghanistan, Somalia o Siria, se ne aggiungono sempre di nuovi. Sono oggi molto preoccupato per quanto accade nel Sahel, ossia in Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Nigeria, luoghi funestati oltre che dai combattimenti di governi e gruppi armati di matrice terroristica anche dai cambiamenti climatici, con povertà e sottosviluppo endemici e con sistemi educativi devastati che stanno generando un terribile circolo vizioso. Quella del Sahel è insieme a quella del Congo e del Venezuela una delle tre crisi che hanno contribuito a far crescere di 9 milioni il numero dei profughi nell'ultimo anno".
Nel campo profughi di Lesbo non c'è stato nessun caso di Covid 19. Un miracolo?
"L'azione delle ong e dei governi è stata determinante. Altrettanto importanti sono stati gli aiuti umanitari mobilitati nella prima fase della pandemia perché tutti hanno capito che bisognava investire in fretta in quei luoghi. Di questo dobbiamo ringraziare i Paesi donatori, Italia compresa. Ma per via del sovraffollamento e della poca acqua a disposizione per l'igiene personale, nei campi i rischi di contagio restano alti. Per allentare la pressione a Kos, Samos e Lesbo, il governo greco sta spostando persone sulla terraferma e ha accettato la proposta europea di trasferire i minori in altri Paesi. Più di cento bambini sono già arrivati in Germania Portogallo, Finlandia, Irlanda e Lussemburgo".
Come proteggere chi fugge da guerre e persecuzioni?
"Anzitutto sbugiardando chi identifica i migranti con il Covid-19, come accade da qualche tempo in Europa. Il coronavirus colpisce tutti. E chi richiede asilo lo fa per sopravvivere: va gestito, non respinto".
L'Italia è stata uno dei Paesi più colpiti. Come ha gestito gli arrivi?
"In modo umano. Il governo ha seguito una politica di accoglienza. I casi positivi sono stati 114, non migliaia. È falso sostenere che le ong siano taxi per migranti. Infatti, sono state assenti dal Mediterraneo nei mesi del lockdown, eppure gli arrivi sono aumentati. Ciò dimostra che non c'è correlazione tra i salvataggi e gli arrivi, com'è stato sostenuto in modo strumentale da alcuni. Un'ultima parola sulla Libia, dove nessun migrante recuperato in acque internazionali dovrebbe essere rispedito, perché la situazione della sicurezza e dei diritti umani è davvero preoccupante".
Eppure molti Paesi hanno chiuso le frontiere, con quali conseguenze?
"All'inizio della pandemia l'hanno fatto più di cento Paesi, anche a chi le voleva varcare per chiedere protezione. Abbiamo perciò domandato che a queste persone fosse riservato un trattamento speciale. E gran parte dei Paesi ha accettato. L'Uganda, che già ospitava 1,5 milioni di rifugiati, ha deciso di accogliere chi proveniva dal Congo orientale dove si continua a combattere. È l'esempio virtuoso di un Paese povero che ha aperto le porte per salvare vite, con misure di protezione per la salute dei cittadini".
Dove la pandemia ha peggiorato di più le condizioni dei rifugiati?
"I venezuelani sono costretti a tornare in Venezuela perché nei Paesi che li hanno generosamente ospitati, come la Colombia, sono alla fame, hanno perso il lavoro e non hanno più accesso ai servizi sanitari. Lo stesso accade ai siriani in Libano e agli afgani in Pakistan".
Sono circa 79,5 milioni i profughi nel mondo. Il doppio di dieci anni fa.
"Le persone che fuggono sono sempre più numerose perché ai vecchi conflitti, quali quelli in Afghanistan, Somalia o Siria, se ne aggiungono sempre di nuovi. Sono oggi molto preoccupato per quanto accade nel Sahel, ossia in Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Nigeria, luoghi funestati oltre che dai combattimenti di governi e gruppi armati di matrice terroristica anche dai cambiamenti climatici, con povertà e sottosviluppo endemici e con sistemi educativi devastati che stanno generando un terribile circolo vizioso. Quella del Sahel è insieme a quella del Congo e del Venezuela una delle tre crisi che hanno contribuito a far crescere di 9 milioni il numero dei profughi nell'ultimo anno".
Nel campo profughi di Lesbo non c'è stato nessun caso di Covid 19. Un miracolo?
"L'azione delle ong e dei governi è stata determinante. Altrettanto importanti sono stati gli aiuti umanitari mobilitati nella prima fase della pandemia perché tutti hanno capito che bisognava investire in fretta in quei luoghi. Di questo dobbiamo ringraziare i Paesi donatori, Italia compresa. Ma per via del sovraffollamento e della poca acqua a disposizione per l'igiene personale, nei campi i rischi di contagio restano alti. Per allentare la pressione a Kos, Samos e Lesbo, il governo greco sta spostando persone sulla terraferma e ha accettato la proposta europea di trasferire i minori in altri Paesi. Più di cento bambini sono già arrivati in Germania Portogallo, Finlandia, Irlanda e Lussemburgo".
Come proteggere chi fugge da guerre e persecuzioni?
"Anzitutto sbugiardando chi identifica i migranti con il Covid-19, come accade da qualche tempo in Europa. Il coronavirus colpisce tutti. E chi richiede asilo lo fa per sopravvivere: va gestito, non respinto".
L'Italia è stata uno dei Paesi più colpiti. Come ha gestito gli arrivi?
"In modo umano. Il governo ha seguito una politica di accoglienza. I casi positivi sono stati 114, non migliaia. È falso sostenere che le ong siano taxi per migranti. Infatti, sono state assenti dal Mediterraneo nei mesi del lockdown, eppure gli arrivi sono aumentati. Ciò dimostra che non c'è correlazione tra i salvataggi e gli arrivi, com'è stato sostenuto in modo strumentale da alcuni. Un'ultima parola sulla Libia, dove nessun migrante recuperato in acque internazionali dovrebbe essere rispedito, perché la situazione della sicurezza e dei diritti umani è davvero preoccupante".