Forsyth “Nella nuova cyberguerra Pechino vuole dominare il mondo”
di ENRICO FRANCESCHINIIntervista allo scrittore ed ex agente segreto
LONDRA - "La guerra cibernetica è la vecchia guerra di spie combattuta con nuove armi, molto più potenti di quelle di 007. Abbiamo vinto la prima, non facciamoci sconfiggere nella seconda". È il parere di Frederick Forsyth, autore di una lunga serie di best-seller di spionaggio, da "Il giorno dello sciacallo" a "Il quarto protocollo", e lui stesso una spia part-time dell'Mi6, il servizio segreto di Sua Maestà, come ha rivelato nella sua autobiografia. "I cosiddetti Four-Cyber, Cina, Russia, Iran e Corea del Nord", dice a "Repubblica" l'81enne scrittore britannico, "sono i nuovi quattro cavalieri dell'Apocalisse".
Cosa pensa della chiusura del consolato cinese a Houston?
"All'epoca della guerra fredda, l'Occidente aveva in pratica un solo nemico in grado di minacciarlo: l'Unione Sovietica. Adesso ne ha almeno due e l'ultimo arrivato sta rivelandosi un avversario anco…
Cosa pensa della chiusura del consolato cinese a Houston?
"All'epoca della guerra fredda, l'Occidente aveva in pratica un solo nemico in grado di minacciarlo: l'Unione Sovietica. Adesso ne ha almeno due e l'ultimo arrivato sta rivelandosi un avversario anco…
LONDRA - "La guerra cibernetica è la vecchia guerra di spie combattuta con nuove armi, molto più potenti di quelle di 007. Abbiamo vinto la prima, non facciamoci sconfiggere nella seconda". È il parere di Frederick Forsyth, autore di una lunga serie di best-seller di spionaggio, da "Il giorno dello sciacallo" a "Il quarto protocollo", e lui stesso una spia part-time dell'Mi6, il servizio segreto di Sua Maestà, come ha rivelato nella sua autobiografia. "I cosiddetti Four-Cyber, Cina, Russia, Iran e Corea del Nord", dice a "Repubblica" l'81enne scrittore britannico, "sono i nuovi quattro cavalieri dell'Apocalisse".
Cosa pensa della chiusura del consolato cinese a Houston?
"All'epoca della guerra fredda, l'Occidente aveva in pratica un solo nemico in grado di minacciarlo: l'Unione Sovietica. Adesso ne ha almeno due e l'ultimo arrivato sta rivelandosi un avversario ancora più temibile di Mosca. Non ho dubbi che il consolato cinese sia stato chiuso dagli Stati Uniti per bloccare operazioni di spionaggio. E per dare un segnale a Pechino che i suoi comportamenti non resteranno impuniti".
Perché la Cina le sembra un avversario più temibile dell'Urss della Guerra fredda?
"Perché oltre a possedere un considerevole arsenale militare, che sta espandendo a grande velocità, per esempio con una flotta senza rivali nel Pacifico, è già la più forte superpotenza economica del mondo e non nasconde le sue ambizioni di dominarlo, perfino più di quanto facesse l'Urss".
È d'accordo nel definirla una nuova Guerra fredda?
"Sicuramente".
Pensa che possa diventare una "guerra calda", ovvero un conflitto militare?
"Non credo che si arriverà a tanto. Non solo perché il regime di Pechino teme il confronto militare, ma soprattutto perché ormai le guerre per il dominio planetario si combattono con nuove armi, diverse da quelle del passato: sono guerre cibernetiche, combattute a colpi di spionaggio elettronico, di interferenze occulte, di campagne di propaganda nascoste".
Il rapporto sulla Russia pubblicato questa settimana dal parlamento britannico indica che anche Mosca è in prima linea in questo genere di attività.
"Nel gergo delle spie si parla dei Four-Cyber: i quattro cavalieri dello spionaggio cibernetico, cioè Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Sono i nuovi quattro cavalieri dell'apocalisse, non più un'apocalisse nucleare ma un'offensiva digitale che può carpire segreti, paralizzare il cuore di uno stato, distruggerne i centri economici, con effetto non meno letale di quello dei bombardieri o dei missili atomici della vecchia guerra fredda".
I giornali di Londra, dopo la pubblicazione del rapporto, titolano: "Welcome to Londongrad", benvenuti a Londongrad. La capitale britannica è davvero preda dei servizi segreti russi?
"E' uno scenario che io predico da tempo e adesso è sotto gli occhi di tutti. La Russia non è un paese democratico e amico dell'Occidente. I suoi agenti hanno già attaccato l'Inghilterra due volte in pochi anni con armi non convenzionali: il polonio radioattivo e il gas nervino Noviciok, per eliminare due dissidenti, spaventarne altri e dimostrare all'Occidente che Mosca non si ferma davanti a nulla. Il piano di Putin è chiaro: ricreare almeno il nocciolo duro dell'Unione Sovietica, il cui crollo è stato definito dallo stesso presidente russo come la peggiore tragedia nella storia del suo paese. E intanto, attraverso oligarchi legati a Mosca, soldi sporchi da riciclare, killer senza scrupoli, allunga i suoi tentacoli in mezza Europa".
Come dovrebbe rispondere l'Occidente a queste minacce?
"In tre modi. Primo, non si deve cedere al ricatto economico della Cina o della Russia: la Gran Bretagna ha fatto benissimo, dopo le pressioni americane, a cancellare il contratto con la Huawei cinese per lo sviluppo del sistema 5G, altrettanto bisognerebbe fare in altri campi, dei cinesi non ci si può fidare, le loro offerte di cooperazione economica, dall'Africa all'Europa fino alle Americhe, nascondono il progetto di dominare il mondo. Secondo, non si possono chiudere gli occhi davanti a interferenze e spionaggio: il rapporto del parlamento di Westminster dice espressamente che diversi governi britannici e pure la nostra intelligence ha preferito non denunciare le operazioni di propaganda di Mosca nelle nostre elezioni e nei nostri referendum. In questi casi è pericoloso guardare a chi ci guadagna: una volta possono essere i fautori dell'indipendenza in Scozia, un'altra i conservatori pro-Brexit, una terza il partito laburista, ma a perderci in definitiva è sempre la democrazia".
E il terzo modo?
"Il terzo modo è rispondere alla guerra cibernetica con le stesse armi. Mosca, Pechino e altre nazioni autoritarie hanno investito enormi risorse per manipolare l'Occidente con spie, hacker e agenti segreti. Washington, Londra e l'Unione Europea devono investire a loro volta questo genere di conflitto, per parare i colpi, difendersi e colpire gli avversari con rappresaglie tali da indurli a desistere. È la vecchia guerra di spie, combattuta con nuove armi, molto più potenti dei gadget di James Bond. Abbiamo vinto la prima, non facciamoci sconfiggere nella seconda".
Cosa pensa della chiusura del consolato cinese a Houston?
"All'epoca della guerra fredda, l'Occidente aveva in pratica un solo nemico in grado di minacciarlo: l'Unione Sovietica. Adesso ne ha almeno due e l'ultimo arrivato sta rivelandosi un avversario ancora più temibile di Mosca. Non ho dubbi che il consolato cinese sia stato chiuso dagli Stati Uniti per bloccare operazioni di spionaggio. E per dare un segnale a Pechino che i suoi comportamenti non resteranno impuniti".
Perché la Cina le sembra un avversario più temibile dell'Urss della Guerra fredda?
"Perché oltre a possedere un considerevole arsenale militare, che sta espandendo a grande velocità, per esempio con una flotta senza rivali nel Pacifico, è già la più forte superpotenza economica del mondo e non nasconde le sue ambizioni di dominarlo, perfino più di quanto facesse l'Urss".
È d'accordo nel definirla una nuova Guerra fredda?
"Sicuramente".
Pensa che possa diventare una "guerra calda", ovvero un conflitto militare?
"Non credo che si arriverà a tanto. Non solo perché il regime di Pechino teme il confronto militare, ma soprattutto perché ormai le guerre per il dominio planetario si combattono con nuove armi, diverse da quelle del passato: sono guerre cibernetiche, combattute a colpi di spionaggio elettronico, di interferenze occulte, di campagne di propaganda nascoste".
Il rapporto sulla Russia pubblicato questa settimana dal parlamento britannico indica che anche Mosca è in prima linea in questo genere di attività.
"Nel gergo delle spie si parla dei Four-Cyber: i quattro cavalieri dello spionaggio cibernetico, cioè Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Sono i nuovi quattro cavalieri dell'apocalisse, non più un'apocalisse nucleare ma un'offensiva digitale che può carpire segreti, paralizzare il cuore di uno stato, distruggerne i centri economici, con effetto non meno letale di quello dei bombardieri o dei missili atomici della vecchia guerra fredda".
I giornali di Londra, dopo la pubblicazione del rapporto, titolano: "Welcome to Londongrad", benvenuti a Londongrad. La capitale britannica è davvero preda dei servizi segreti russi?
"E' uno scenario che io predico da tempo e adesso è sotto gli occhi di tutti. La Russia non è un paese democratico e amico dell'Occidente. I suoi agenti hanno già attaccato l'Inghilterra due volte in pochi anni con armi non convenzionali: il polonio radioattivo e il gas nervino Noviciok, per eliminare due dissidenti, spaventarne altri e dimostrare all'Occidente che Mosca non si ferma davanti a nulla. Il piano di Putin è chiaro: ricreare almeno il nocciolo duro dell'Unione Sovietica, il cui crollo è stato definito dallo stesso presidente russo come la peggiore tragedia nella storia del suo paese. E intanto, attraverso oligarchi legati a Mosca, soldi sporchi da riciclare, killer senza scrupoli, allunga i suoi tentacoli in mezza Europa".
Come dovrebbe rispondere l'Occidente a queste minacce?
"In tre modi. Primo, non si deve cedere al ricatto economico della Cina o della Russia: la Gran Bretagna ha fatto benissimo, dopo le pressioni americane, a cancellare il contratto con la Huawei cinese per lo sviluppo del sistema 5G, altrettanto bisognerebbe fare in altri campi, dei cinesi non ci si può fidare, le loro offerte di cooperazione economica, dall'Africa all'Europa fino alle Americhe, nascondono il progetto di dominare il mondo. Secondo, non si possono chiudere gli occhi davanti a interferenze e spionaggio: il rapporto del parlamento di Westminster dice espressamente che diversi governi britannici e pure la nostra intelligence ha preferito non denunciare le operazioni di propaganda di Mosca nelle nostre elezioni e nei nostri referendum. In questi casi è pericoloso guardare a chi ci guadagna: una volta possono essere i fautori dell'indipendenza in Scozia, un'altra i conservatori pro-Brexit, una terza il partito laburista, ma a perderci in definitiva è sempre la democrazia".
E il terzo modo?
"Il terzo modo è rispondere alla guerra cibernetica con le stesse armi. Mosca, Pechino e altre nazioni autoritarie hanno investito enormi risorse per manipolare l'Occidente con spie, hacker e agenti segreti. Washington, Londra e l'Unione Europea devono investire a loro volta questo genere di conflitto, per parare i colpi, difendersi e colpire gli avversari con rappresaglie tali da indurli a desistere. È la vecchia guerra di spie, combattuta con nuove armi, molto più potenti dei gadget di James Bond. Abbiamo vinto la prima, non facciamoci sconfiggere nella seconda".