Usa, quattro ricercatori cinesi incriminati, tre sono agli arresti: "Bugie sul loro passato militare"
di MASSIMO BASILE
Il consolato cinese di San Francisco dove si è rifugiata una ricercatrice incriminata per sfuggire all'arresto (afp)
Avevano dichiarato il falso per poter entrare negli Stati Uniti con un permesso di lavoro nascondendo i loro legami con l'Esercito popolare di liberazione. Una biologa è sfuggita al fermo rifugiandosi nel consolato di San Francisco
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NEW YORK - I due leoni imperiali davanti all’ingresso del consolato di San Francisco, nella tradizione cinese stanno di guardia per non far entrare gli spiriti maligni. Da meno di un mese quegli spiriti indossano il completo scuro degli agenti dell’Fbi. Dentro il palazzo di due piani al numero 1450 di Laguna Street dal 26 giugno si sarebbe nascosta una biologa cinese, Juan Tang, accusata dagli 007 americani di aver nascosto i suoi legami con l’esercito di Pechino.
La donna è stata incriminata assieme ad altri tre ricercatori: Chen Song, che lavorava alla Stanford University dal 2018, Xin Wang, studioso di malattie cardiovascolari all’Università della California e bloccato all’aeroporto di San Francisco prima di imbarcarsi su un volo per la Cina, e Kaika Zhao, di cui non sono state fornite notizie. Tutti e quattro avrebbero dichiarato il falso per poter entrare negli Stati Uniti con un permesso di lavoro, nascondendo il fatto di essere militari. Dei quattro, una sola è sfuggita all’arresto: la biologa.
Arrivata all’aeroporto internazionale di San Francisco il 27 dicembre, la dottoressa Tang è andata a lavorare all’Università della California grazie al suo curriculum di promettente ricercatrice nel campo dei tumori che le aveva permesso di ottenere un visto di lavoro. Ma in un Paese in cui, come ha spiegato il direttore dell’Fbi, Christopher Wray, ogni dieci ore viene aperto un fascicolo investigativo sulla Cina, la studiosa è finita ben presto tra le persone sospettate di essere una spia.
Come in un film a metà tra John Woo e i vecchi spy movie, il 20 giugno gli 007 americani hanno interrogato la biologa, chiedendole se avesse nascosto qualcosa del suo passato. Quando la ricercatrice ha confermato la sua versione, le hanno mostrato due foto: in entrambe c'era il primo piano di una ragazza con sorriso appena accennato. Capelli lunghi, in una sciolti, nell’altra raccolti dietro la nuca, Tang era in divisa militare dell’Esercito Popolare di Liberazione, il nome con cui viene chiamato l’esercito con il maggior numero di appartenenti al mondo: oltre 2 milioni, secondo fonti ufficiali, più di 100 milioni secondo la classica narrazione dei misteri cinesi.
La biologa si è difesa dicendo che le foto erano state scattate quando era entrata all’Università medica militare, e di non conoscere il significato di nessuna delle mostrine multicolori appuntate sulla giacca e il valore dei gradi militari sulle spalline. Gli 007 non sono rimasti convinti. Sei giorni dopo la procura ha firmato un atto di incriminazione nei confronti della ricercatrice, ma non l’hanno trovata né a casa né all'università.
La dottoressa Tang si sarebbe rifugiata nel consolato di San Francisco. Il caso è emerso ventiquattr’ore dopo la chiusura decisa da Washington del consolato cinese di Houston, considerato la base americana delle spie venute da Oriente. Nonostante le immagini finite sulla rete dei dipendenti del consolato intenti a bruciare documenti, la reazione di Pechino che ha parlato di decisione “senza precedenti” e la risposta del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha definito la Cina una “nuova tirannia", il destino della ricercatrice non sembra destinato a passare in secondo piano: nell’atto firmato dalla procura, lei e gli altri tre ricercatori incriminati sono accusati di far parte di un “programma di spionaggio” messo in piedi per rubare segreti a università e centri di ricerca medica e tecnologica. Tutti e quattro rischiano fino a dieci anni di carcere.