"Alla guida del mondo? Meglio Merkel che Trump"
Giampaolo Cadalanu , dal nostro inviato GIAMPAOLO CADALANUIl tradizionale sondaggio della Gallup conferma la fiducia globale nella Germania. Il sostegno agli Stati Uniti molto più ridotto con il tycoon alla Casa Bianca rispetto ai tempi di Obama. Seguono Cina e Russia
BERLINO - Il tempo della baldanza è finito. Il mondo ha equilibri delicati, anche chi gestisce i poteri più grandi deve adottare una leadership sobria, non spavalda ma sicura, che regga il timone senza strattoni, a forza di consenso. Gli umori globali, rilevati come ogni anno dagli specialisti della Gallup, danno indicazioni chiare: in un mondo ideale, la guida perfetta sarebbe la Germania. L’istituto demoscopico ha chiesto il parere a un migliaio di persone per ognuno di 135 Paesi. E per il terzo anno consecutivo gli intervistati, richiesti di valutare le quattro potenze, segnalano apprezzamento crescente per la politica della Repubblica federale (condivisa dal 44 per cento del campione), condannando gli Stati Uniti a un secondo posto (33%) strappato a fatica a Cina (32%) e Russia (30%). Ai tempi di Barack Obama, era l’America a far sognare, come “Paese più ammirato”. Resterà deluso Mike Pompeo, il segretario di Stato che appen…
BERLINO - Il tempo della baldanza è finito. Il mondo ha equilibri delicati, anche chi gestisce i poteri più grandi deve adottare una leadership sobria, non spavalda ma sicura, che regga il timone senza strattoni, a forza di consenso. Gli umori globali, rilevati come ogni anno dagli specialisti della Gallup, danno indicazioni chiare: in un mondo ideale, la guida perfetta sarebbe la Germania. L’istituto demoscopico ha chiesto il parere a un migliaio di persone per ognuno di 135 Paesi. E per il terzo anno consecutivo gli intervistati, richiesti di valutare le quattro potenze, segnalano apprezzamento crescente per la politica della Repubblica federale (condivisa dal 44 per cento del campione), condannando gli Stati Uniti a un secondo posto (33%) strappato a fatica a Cina (32%) e Russia (30%). Ai tempi di Barack Obama, era l’America a far sognare, come “Paese più ammirato”. Resterà deluso Mike Pompeo, il segretario di Stato che appena nei giorni scorsi ha sottolineato come Washington sia “nella posizione perfetta” per condurre il mondo libero in vista della rivalità con Pechino.
Per di più, il sondaggio è stato realizzato prima dell’arrivo del Covid-19: l’alta percentuale di contagio in Usa avrebbe con tutta probabilità portato a risultati ancora più deludenti per Washington, suggerisce il direttore della Gallup Mohamed Younis. Evidentemente lo stile di governo della Casa Bianca convince molto poco oltre i confini: meglio i tailleur e le mani composte di Angela Merkel che l’abbronzatura artificiale e i tweet aggressivi di Donald Trump. La cancelliera, “amata od odiata, è stata a lungo uno dei leader più saldi in tempi altamente incerti, sia per l’Europa che per l’ordine mondiale uscito dalla guerra”, sottolinea Younis.
Nell’interpretazione di Trump la “Terra dei liberi e patria dei coraggiosi”, come l’inno nazionale definisce l’America, fatica ad essere un modello condiviso. Meglio il potere esercitato con discrezione, fanno capire gli intervistati di Gallup, meglio un Paese che esita a usare la sua potenza economica, che sceglie di evitare quanto più possibile ogni conflitto, e che soprattutto ha ancora un tabù consolidato sugli strumenti militari. Insomma, meglio l’influenza sottovoce di chi ha addirittura censurato parte del suo inno, per tagliare i ponti con il passato.
Il passato “che non passa” della Germania oggi vale come insegnamento per tutti. L’esperienza della II guerra mondiale è ancora preziosa, ma nessuno può negare l’impegno della Repubblica federale per spazzar via con estrema durezza ogni tentazione nostalgica. Questo risalta ancora di più adesso, di fronte a scelte governative Usa che invece suscitano preoccupazione, come quella di schierare le truppe speciali per reprimere le manifestazioni di dissenso. Non è un caso che i più delusi dalla leadership americana siano gli alleati di sempre, i Paesi europei.
Qui Stati Uniti, Cina e Russia godono di meno della metà della fiducia riscossa dalla Germania, con il Nord Europa più critico e l’Est invece più filo-americano. Nella cartina del sentimento atlantico disegnata dalla Gallup, l’Italia appare come uno dei Paesi più delusi, in cui la percezione degli Usa è crollata. Poco entusiasmo per Washington anche in Asia e in America latina, ancora più critici gli australiani, mentre il sostegno per gli Usa è ancora solido in Africa, sia pure in misura molto minore che con Obama.
Al di là delle riserve sull’amministrazione Trump, persino i giornali tedeschi sembra dare per scontato che la Germania comunque non cerca un ruolo di leadership globale. Semmai è interessante notare che Pechino e Mosca non sono riuscite ad approfittare del calo di consenso internazionale verso gli Usa. Così, scrive la Welt, resta spazio per un rinnovato apprezzamento per la leadership statunitense, “sempre che un nuovo presidente ritorni a maniere più amichevoli e a un ruolo di guida del mondo più tradizionale”.
Per di più, il sondaggio è stato realizzato prima dell’arrivo del Covid-19: l’alta percentuale di contagio in Usa avrebbe con tutta probabilità portato a risultati ancora più deludenti per Washington, suggerisce il direttore della Gallup Mohamed Younis. Evidentemente lo stile di governo della Casa Bianca convince molto poco oltre i confini: meglio i tailleur e le mani composte di Angela Merkel che l’abbronzatura artificiale e i tweet aggressivi di Donald Trump. La cancelliera, “amata od odiata, è stata a lungo uno dei leader più saldi in tempi altamente incerti, sia per l’Europa che per l’ordine mondiale uscito dalla guerra”, sottolinea Younis.
Nell’interpretazione di Trump la “Terra dei liberi e patria dei coraggiosi”, come l’inno nazionale definisce l’America, fatica ad essere un modello condiviso. Meglio il potere esercitato con discrezione, fanno capire gli intervistati di Gallup, meglio un Paese che esita a usare la sua potenza economica, che sceglie di evitare quanto più possibile ogni conflitto, e che soprattutto ha ancora un tabù consolidato sugli strumenti militari. Insomma, meglio l’influenza sottovoce di chi ha addirittura censurato parte del suo inno, per tagliare i ponti con il passato.
Il passato “che non passa” della Germania oggi vale come insegnamento per tutti. L’esperienza della II guerra mondiale è ancora preziosa, ma nessuno può negare l’impegno della Repubblica federale per spazzar via con estrema durezza ogni tentazione nostalgica. Questo risalta ancora di più adesso, di fronte a scelte governative Usa che invece suscitano preoccupazione, come quella di schierare le truppe speciali per reprimere le manifestazioni di dissenso. Non è un caso che i più delusi dalla leadership americana siano gli alleati di sempre, i Paesi europei.
Qui Stati Uniti, Cina e Russia godono di meno della metà della fiducia riscossa dalla Germania, con il Nord Europa più critico e l’Est invece più filo-americano. Nella cartina del sentimento atlantico disegnata dalla Gallup, l’Italia appare come uno dei Paesi più delusi, in cui la percezione degli Usa è crollata. Poco entusiasmo per Washington anche in Asia e in America latina, ancora più critici gli australiani, mentre il sostegno per gli Usa è ancora solido in Africa, sia pure in misura molto minore che con Obama.
Al di là delle riserve sull’amministrazione Trump, persino i giornali tedeschi sembra dare per scontato che la Germania comunque non cerca un ruolo di leadership globale. Semmai è interessante notare che Pechino e Mosca non sono riuscite ad approfittare del calo di consenso internazionale verso gli Usa. Così, scrive la Welt, resta spazio per un rinnovato apprezzamento per la leadership statunitense, “sempre che un nuovo presidente ritorni a maniere più amichevoli e a un ruolo di guida del mondo più tradizionale”.