La Svizzera in allarme: manca il burro
di CAROLINE ZUERCHERPenuria in uno dei Paesi grandi produttori di prodotti derivati del latte. C'è già chi si preoccupa per la produzione di biscotti per il Natale. L'Interprofession du lait - la piattaforma comune di produttori e trasformatori caseari - chiede alla Confederazione Elvetica di aumentarne le quote di importazione per avere scorte sufficienti fino alla fine dell'anno (Tribune de Genève)
Ci eravamo abituati all'idea di avere sempre "montagne di burro". Infatti non accadeva da molto tempo che la produzione nazionale non bastasse a rifornire il mercato. Lo scorso maggio l'Ofag, l'Ufficio Federale dell'Agricoltura, ha accettato di aumentare di 1000 tonnellate le quote d'importazione del latte. Non basta, però: la produzione continua a essere scarsa e il consumo, elevato. L'Interprofession du lait (IP latte) considera necessario importarne altre 1800 tonnellate, e ha avanzato richiesta in questo senso all'OFAG.
L'IP spiega che per garantire tutto l'anno il rifornimento di burro, le scorte estive di latte dovrebbero oscillare tra le 4000 e le 5000 tonnellate. A metà luglio le provviste erano di 600 tonnellate. L'IP calcola che con le importazioni concesse finora, quest'anno mancheranno all'appello 1300 tonnellate di burro. È per scongiurare il pericolo che i supermercati siano vuoti a Natale, q…
L'IP spiega che per garantire tutto l'anno il rifornimento di burro, le scorte estive di latte dovrebbero oscillare tra le 4000 e le 5000 tonnellate. A metà luglio le provviste erano di 600 tonnellate. L'IP calcola che con le importazioni concesse finora, quest'anno mancheranno all'appello 1300 tonnellate di burro. È per scongiurare il pericolo che i supermercati siano vuoti a Natale, q…
Ci eravamo abituati all'idea di avere sempre "montagne di burro". Infatti non accadeva da molto tempo che la produzione nazionale non bastasse a rifornire il mercato. Lo scorso maggio l'Ofag, l'Ufficio Federale dell'Agricoltura, ha accettato di aumentare di 1000 tonnellate le quote d'importazione del latte. Non basta, però: la produzione continua a essere scarsa e il consumo, elevato. L'Interprofession du lait (IP latte) considera necessario importarne altre 1800 tonnellate, e ha avanzato richiesta in questo senso all'OFAG.
L'IP spiega che per garantire tutto l'anno il rifornimento di burro, le scorte estive di latte dovrebbero oscillare tra le 4000 e le 5000 tonnellate. A metà luglio le provviste erano di 600 tonnellate. L'IP calcola che con le importazioni concesse finora, quest'anno mancheranno all'appello 1300 tonnellate di burro. È per scongiurare il pericolo che i supermercati siano vuoti a Natale, quando tutti fanno i biscotti per le feste, che l'Interprofessionel ha chiesto di importare altre 1800 tonnellate di latte. Ha precisato inoltre che non ci saranno problemi se le scorte, verso fine anno, aumenteranno di qualche centinaio di tonnellate.
Perché la Svizzera non ha più burro?
Perché da un lato la produzione attuale è scarsa. "Quella di formaggio dà più utili", chiosa Peter Hegglin, presidente dell'IP e Consigliere di Stato in quota al Partito Popolare Democratico per Zurigo. Poiché le vendite di formaggio vanno bene, è minore la quantità di latte disponibile per altre forme di trasformazione di questa materia prima. Dall'altro lato, la vendita di burro è aumentata negli ultimi mesi.
È colpa del coronavirus?
"Sì, in questo periodo sono cambiate le abitudini alimentari", conferma Hegglin. In un dossier informativo, l'IP sottolinea che la vendita di burro ha avuto un'impennata, durante il semi-confinamento. La spiegazione? Per due mesi le persone hanno mangiato più spesso a casa, mentre il turismo degli acquisti si è fermato quasi del tutto.
Il consumatore sarà in grado di distinguere il burro straniero sugli scaffali dei supermercati?
Numerosi derivati del latte sono soggetti a un'elevata protezione doganale e, al di là del loro contingente tariffario, importarli non vale la pena. Se la Confederazione accetta di aumentare le quote, i contingenti saranno distribuiti agli importatori interessati, attraverso un sistema di aggiudicazione. L'IP dice inoltre che il burro importato proviene dall'Unione Europea, "e ciò sarà specificato. Il consumatore deve sapere cosa sta acquistando", assicura Hegglin.
Saliranno i prezzi?
Secondo la rivista "Coopération", l'Organizzazione di settore del burro ha già aumentato, lo scorso 1º luglio, di 60 centesimi al chilo il prezzo di vendita della panna industriale trasformata in burro. Con quali conseguenze? Alla Coop, il prezzo del burro marca Mödeli, panetto da 250 grammi, è passato da 3,20 franchi a 3,35, mentre il Floralp da 100 grammi, che costava 2,05 franchi, ora costa 2,10. Il distributore, dal suo magazzino, ci spiega che il burro e i prodotti a base di burro biologico non hanno subito questi rincari. E nel futuro? Secondo Peter Hegglin non ci dovrebbero essere aumenti elevati.
Ci sarà la corsa alle scorte?
Se il burro può essere conservato in frigo, Hegglin pensa che il consumatore non sia tenuto ad averne di scorta. "È proprio per scongiurare l'accaparramento che stiamo adottando queste misure". Sarà sufficiente l'aumento della quota, nella cifra in cui è stato richiesto? "Spero che sia la nostra ultima richiesta, per quest'anno", risponde il Consigliere di Stato.
L'anno prossimo ci sarà lo stesso problema?
La domanda è stata posta qualche giorno fa dal quotidiano svizzero "La Liberté" ad André Brodard, direttore della Federazione aziende del latte di Friburgo, e lui ha espresso alcune critiche al riguardo. Ha sottolineato che in Svizzera non manca il latte, ma che viene trasformato in altri derivati. "Se gli industriali pagassero di più i produttori che trasformano il latte in burro, non ci sarebbero problemi di scorte", ha dichiarato. Peter Hegglin ha risposto invece che sono in corso delle riflessioni per rendere più stimolante, dal punto di vista economico, questo tipo di produzione. Ma, ha aggiunto, bisogna anche badare a non destabilizzare l'intero sistema. Il Consigliere ha precisato che comunque queste importazioni supplementari porteranno denaro alle casse della Confederazione: "Saranno parecchi milioni di franchi, perciò siamo convinti che questo fattore consentirà di aumentare un po' il prezzo del latte, e i produttori ne saranno beneficiati".
(Copyright Tribune de Genève/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Monica Rita Bedana)
L'IP spiega che per garantire tutto l'anno il rifornimento di burro, le scorte estive di latte dovrebbero oscillare tra le 4000 e le 5000 tonnellate. A metà luglio le provviste erano di 600 tonnellate. L'IP calcola che con le importazioni concesse finora, quest'anno mancheranno all'appello 1300 tonnellate di burro. È per scongiurare il pericolo che i supermercati siano vuoti a Natale, quando tutti fanno i biscotti per le feste, che l'Interprofessionel ha chiesto di importare altre 1800 tonnellate di latte. Ha precisato inoltre che non ci saranno problemi se le scorte, verso fine anno, aumenteranno di qualche centinaio di tonnellate.
Perché la Svizzera non ha più burro?
Perché da un lato la produzione attuale è scarsa. "Quella di formaggio dà più utili", chiosa Peter Hegglin, presidente dell'IP e Consigliere di Stato in quota al Partito Popolare Democratico per Zurigo. Poiché le vendite di formaggio vanno bene, è minore la quantità di latte disponibile per altre forme di trasformazione di questa materia prima. Dall'altro lato, la vendita di burro è aumentata negli ultimi mesi.
È colpa del coronavirus?
"Sì, in questo periodo sono cambiate le abitudini alimentari", conferma Hegglin. In un dossier informativo, l'IP sottolinea che la vendita di burro ha avuto un'impennata, durante il semi-confinamento. La spiegazione? Per due mesi le persone hanno mangiato più spesso a casa, mentre il turismo degli acquisti si è fermato quasi del tutto.
Il consumatore sarà in grado di distinguere il burro straniero sugli scaffali dei supermercati?
Numerosi derivati del latte sono soggetti a un'elevata protezione doganale e, al di là del loro contingente tariffario, importarli non vale la pena. Se la Confederazione accetta di aumentare le quote, i contingenti saranno distribuiti agli importatori interessati, attraverso un sistema di aggiudicazione. L'IP dice inoltre che il burro importato proviene dall'Unione Europea, "e ciò sarà specificato. Il consumatore deve sapere cosa sta acquistando", assicura Hegglin.
Saliranno i prezzi?
Secondo la rivista "Coopération", l'Organizzazione di settore del burro ha già aumentato, lo scorso 1º luglio, di 60 centesimi al chilo il prezzo di vendita della panna industriale trasformata in burro. Con quali conseguenze? Alla Coop, il prezzo del burro marca Mödeli, panetto da 250 grammi, è passato da 3,20 franchi a 3,35, mentre il Floralp da 100 grammi, che costava 2,05 franchi, ora costa 2,10. Il distributore, dal suo magazzino, ci spiega che il burro e i prodotti a base di burro biologico non hanno subito questi rincari. E nel futuro? Secondo Peter Hegglin non ci dovrebbero essere aumenti elevati.
Ci sarà la corsa alle scorte?
Se il burro può essere conservato in frigo, Hegglin pensa che il consumatore non sia tenuto ad averne di scorta. "È proprio per scongiurare l'accaparramento che stiamo adottando queste misure". Sarà sufficiente l'aumento della quota, nella cifra in cui è stato richiesto? "Spero che sia la nostra ultima richiesta, per quest'anno", risponde il Consigliere di Stato.
L'anno prossimo ci sarà lo stesso problema?
La domanda è stata posta qualche giorno fa dal quotidiano svizzero "La Liberté" ad André Brodard, direttore della Federazione aziende del latte di Friburgo, e lui ha espresso alcune critiche al riguardo. Ha sottolineato che in Svizzera non manca il latte, ma che viene trasformato in altri derivati. "Se gli industriali pagassero di più i produttori che trasformano il latte in burro, non ci sarebbero problemi di scorte", ha dichiarato. Peter Hegglin ha risposto invece che sono in corso delle riflessioni per rendere più stimolante, dal punto di vista economico, questo tipo di produzione. Ma, ha aggiunto, bisogna anche badare a non destabilizzare l'intero sistema. Il Consigliere ha precisato che comunque queste importazioni supplementari porteranno denaro alle casse della Confederazione: "Saranno parecchi milioni di franchi, perciò siamo convinti che questo fattore consentirà di aumentare un po' il prezzo del latte, e i produttori ne saranno beneficiati".
(Copyright Tribune de Genève/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Monica Rita Bedana)