Esteri

Yemen, i separatisti del Sud rinunciano all'autodeterminazione

(reuters)
Si ricuce la frattura fra le milizie e il governo in esilio: uno sviluppo che potrebbe favorire le trattative di pace
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ADEN - I separatisti dello Yemen del Sud fanno un passo indietro e si riallineano alle posizioni del governo yemenita in Arabia Saudita, formalmente loro alleato, aprendo uno spiraglio per un accordo nel Paese devastato dalla guerra civile. La spaccatura il governo in esilio e la più importante forza anti-Houthi sul terreno, quella separatista con base Aden appunto, aveva paralizzato i tentativi di trovare un accordo con quello che entrambi i gruppi definiscono il nemico: gli Houthi che dal 2014 controllano la parte Nord del Paese e  la capitale Sana'a.

Contro di essi si batte una coalizione internazionale guidata dall'Arabia Saudita e supportata dagli Emirati arabi uniti: la spaccatura fra il governo yemenita in esilio, che risiede a Riad, e le milizie del Sud, era espressione della spaccatura fra i due alleati principali sulla strategia da tenere in Yemen. Più aggressiva quella di Riad, più desiderosa di cavarsi fuori dal pantano di cinque anni di guerra quella di Dubai. Secondo l'accordo, entro trenta giorni lo Yemen avrà un nuovo governo in cui le milizie del Sud saranno parte. Spetterà poi a questo governo parlare ai negoziati di pace, più o meno sotterranei, avviati da Riad.



Due giorni fa, l'inviato Onu Martin Griffiths ha definito questi negoziati, iniziati 4 mesi fa, "lunghi e difficili". L'esperto Onu, dopo aver osservato  che "sempre i negoziati alternano momenti di slancio ad altri di grave stallo" auspica, in questo caso, che siano conclusi "prima che la finestra aperta si chiuda". Intanto sul terreno non si rilevano miglioramenti tangibili della situazione: "per la popolazione la vita è diventata ancor più insopportabile" dice Griffiths. Fame all'orizzonte, intensificazione del conflitto, economia in caduta libera e diffusione incontrollata della pandemia da Covid 19, tanto che secondo Mark Lowcock, coordinatore dei soccorsi d'urgenza dell'Onu "la crimi umanitaria nello Yemen non è mai stata tanto grave". E non è migliorata neppure la situazione militare che ha visto nell'ultimo mese 43 linee di fronte nel Paese.