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L'arrivo di un treno di deportati ad Auschwitz-Birkenau, nel giugno 1944 

La battaglia del sopravvissuto all'Olocausto: "Le ferrovie tedesche paghino per la Shoah"

L'olandese Salo Muller, 84 anni, scrive alla cancelliera Merkel: la Reichsbahn ha partecipato alle deportazioni e la sua erede Deutsche Bahn deve risarcire i superstiti e le famiglie delle vittime
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BERLINO - Chi ha partecipato all’orrore, anche come obbediente gregario, non sarà mai senza peccato. La logica è quella, inattaccabile, di Hannah Arendt: nessuno può far finta di non sapere, nessuno può ripararsi dietro un ruolo “tecnico” di fronte alle atrocità. Lo ha spiegato Daniel Goldhagen nei “Volenterosi carnefici di Hitler”, lo hanno ribadito i giudici che nei giorni scorsi hanno condannato l’allora 17enne guardia del lager di Stutthof. Le impronte lasciate sull’anima degli esseri umani restano prove inconfutabili. E dunque neanche chi ha fornito servizi fondamentali alla Shoah può pretendere di uscirne pulito: c’era, e ha collaborato a realizzare uno dei momenti più vergognosi della Storia.

Vale anche per le ferrovie: i vagoni piombati non avrebbero potuto trasportare esseri umani come animali da macello, senza il sostegno – tecnico e magari forzato, ma non ci sono scu…
BERLINO - Chi ha partecipato all’orrore, anche come obbediente gregario, non sarà mai senza peccato. La logica è quella, inattaccabile, di Hannah Arendt: nessuno può far finta di non sapere, nessuno può ripararsi dietro un ruolo “tecnico” di fronte alle atrocità. Lo ha spiegato Daniel Goldhagen nei “Volenterosi carnefici di Hitler”, lo hanno ribadito i giudici che nei giorni scorsi hanno condannato l’allora 17enne guardia del lager di Stutthof. Le impronte lasciate sull’anima degli esseri umani restano prove inconfutabili. E dunque neanche chi ha fornito servizi fondamentali alla Shoah può pretendere di uscirne pulito: c’era, e ha collaborato a realizzare uno dei momenti più vergognosi della Storia.

Vale anche per le ferrovie: i vagoni piombati non avrebbero potuto trasportare esseri umani come animali da macello, senza il sostegno – tecnico e magari forzato, ma non ci sono scuse di fronte alle dimensioni della tragedia – di chi i treni li faceva funzionare. Così Salo Muller, oggi 84enne sopravvissuto all’Olocausto, vuole che Berlino riconosca il ruolo della Deutsche Bahn, erede della Reichsbahn, e paghi un risarcimento alle famiglie delle vittime ebree, Rom o Sinti. E ha scritto una lettera alla cancelliera Angela Merkel in cui sottolinea che la responsabilità morale rimane, anche dopo tanti anni.

Muller ha raccontato la sua esperienza in un libro dal titolo struggente: “Ci vediamo stasera e prometti di essere un bravo ragazzo”. Erano le ultime parole pronunciate dalla madre, mentre lo lasciava all’asilo, poche ore prima di essere condotta sul treno che la doveva portare al campo di smistamento di Westerbork, per poi arrivare ad Auschwitz, nel 1942. Gli ebrei olandesi condotti ai campi furono 107mila, strizzati in vagoni bestiame con solo un secchio per le necessità, spesso senza acqua e senza cibo. Di essi sopravvissero appena in cinquemila.

L’atrocità della deportazione su scala industriale raggiunse livelli grotteschi, perché la società ferroviaria imponeva ai deportati il pagamento del trasporto: quattro pfennig a chilometro, la metà per i bambini, solo quelli inferiori a quattro anni viaggiavano gratis. E’ stato calcolato che da questo biglietto della morte le ferrovie tedesche abbiano guadagnato l’equivalente di almeno 16 milioni di euro.

Salo Muller non vuole che la Storia sia dimenticata: chiede un indennizzo per i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, e ha già ottenuto dalla Nederlandse Spoorwegen, le Ferrovie olandesi, le scuse ufficiali e un risarcimento globale di 50 milioni da dividere fra settemila vittime. Ma anche la Deutsche Bahn deve ammettere la sua parte di colpa, tanto più che proprio grazie all’efficienza leggendaria del sistema di trasporto le dimensioni dell’Olocausto furono così vaste. Alla fine della guerra Albert Ganzenmüller, sottosegretario ai Trasporti e vicedirettore della Reichsbahn, fu portato alla sbarra assieme ad altri gerarchi nazisti, e solo un infarto lo salvò dalla condanna.