Producer e dj, appello al governo di Parigi: "Non lasciate morire il 'French Touch'"
Gabriella Colarusso
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di GABRIELLA COLARUSSO
Una lettera firmata da alcuni dei più importanti esponenti del mondo della musica elettronica per chiedere sostegno al settore, in crisi dopo la chiusura di club e discoteche
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PARIGI - È il 1987, in Inghilterra i conservatori hanno vinto le elezioni, nei club del Paese risuona una musica straniera, che viene da Chicago, fatta di bassi e vocali acute. È la musica house. Il governo Thatcher avvia un giro di vite sui locali notturni, controlli e chiusure anticipate, e Laurent Garnier, un francese che si era fatto conoscere suonando a Londra e Manchester, decide di tornare a Parigi. Si potrebbe fissare lì, in quel 1987 la nascita del French Touch, il “tocco francese”, movimento musicale che ha fatto conoscere l’elettronica francese nel mondo e ha influenzato gli sviluppi di questo genere per tutti gli anni 90 e poi nei Duemila, tenendo insieme cose anche molto diverse tra loro, dalla techno all’house, dai Motorbass e dallo stesso Laurent Garnier fino ai famosissimi Daft Punk.
Un’industria musicale celebrata in una grande retrospettiva alla Filarmonica di Parigi, l’anno scorso — Electro — che …
PARIGI - È il 1987, in Inghilterra i conservatori hanno vinto le elezioni, nei club del Paese risuona una musica straniera, che viene da Chicago, fatta di bassi e vocali acute. È la musica house. Il governo Thatcher avvia un giro di vite sui locali notturni, controlli e chiusure anticipate, e Laurent Garnier, un francese che si era fatto conoscere suonando a Londra e Manchester, decide di tornare a Parigi. Si potrebbe fissare lì, in quel 1987 la nascita del French Touch, il “tocco francese”, movimento musicale che ha fatto conoscere l’elettronica francese nel mondo e ha influenzato gli sviluppi di questo genere per tutti gli anni 90 e poi nei Duemila, tenendo insieme cose anche molto diverse tra loro, dalla techno all’house, dai Motorbass e dallo stesso Laurent Garnier fino ai famosissimi Daft Punk.
Un’industria musicale celebrata in una grande retrospettiva alla Filarmonica di Parigi, l’anno scorso — Electro — che ora rischia “l’estinzione” scrivono 170 tra dj, musicisti e artisti francesi in un appello rivolto alla ministra della Cultura Roselyne Bachelot, per chiedere un piano massiccio di interventi a sostegno del settore. La pandemia ha chiuso club e discoteche in Francia, difficile immaginare quando potranno riaprire. Le regole per i concerti che dovrebbero riprendere a settembre sono rigide: posti limitati, tutti seduti. Il ministro che ha la responsabilità per le piccole e medie imprese, Alain Griset, ha annunciato misure per dare ossigeno alle discoteche: gli affitti e le bollette saranno coperti dallo Stato fino a un massimo di 15 mila euro al mese, per tre mesi, l’intervento dovrebbe costare 50 milioni di euro e riguardare 1.600 società.
Il dj e producer Bob Sinclar. In alto, i Daft Punk, francesi e star della musica elettronica
Ma i sindacati del settore sono insoddisfatti e gli artisti del French Touch temono di essere tagliati fuori. “Supportare il settore significa adottare misure urgenti per salvaguardare 100 mila posti di lavoro diretti e indiretti: musicisti, tecnici, addetti stampa, personale che lavora nei locali, lavoratori stagionali. Tutti privati del proprio lavoro” si legge nell’appello pubblicato da Liberation che annovera tra le altre firme Garnier, Bob Sinclar, Jean-Michel Jarre, Martin Solveig. “In Francia il mercato della musica elettronica rappresenta circa mezzo miliardo di euro di vendite annuali, il 17% dell’attuale mercato della musica”.
Produttori e dj — spiegano — non rientrano tra gli intermittenti, i lavoratori dello spettacolo che non hanno un’occupazione fissa e in Francia godono di uno specifico statuto. “Per motivi storici sono stati semplicemente esclusi fino a poco tempo fa. Privati dei loro spazi espressivi e di tutte le risorse. Molti di loro, specialmente gli emergenti, sono in una situazione di grande angoscia”. Non si tratta solo di soldi. Dal mondo del clubbing arriva anche la richiesta di una sorta di protocollo speciale da adattare alle esigenze dei territori per creare “zone temporanee di festa” che consentano di fare musica rispettando la sicurezza, perché “la cattedrale della musica elettronica è in fiamme”.