Tra India e Cina la corsa alle infrastrutture lungo il confine conteso
di RAIMONDO BULTRINIOggi la Linea effettiva di controllo stabilita nel 1959 sotto le vette dell'Himalaya è attraversata da nuove strade e ferrovie con basi militari che hanno permesso a Delhi e Pechino i movimenti di truppe culminati tra maggio e giugno con sanguinosi scontri
BANGKOK - Non c'erano ancora i satelliti quando nel lontano 1957 Pechino inaugurò, parallelo al confine con l'India, il primo tratto in brecciolino della superstrada G219 attraverso l'Aksai Chin e il Tibet. Il governo di Delhi venne a saperlo da un annuncio della radio cinese e il premier Jawaharlal Nehru capì a quel punto che il futuro nemico stava realizzando uno strategico sistema viario sui confini nordorientali fino a quel momento pattugliati da poche truppe di soldati che trasportavano a piedi e in spalla fucili, munizioni e cannoni.
Fu questa scoperta una delle motivazioni che portò attraverso varie tappe alla prima sanguinosa guerra combattuta cinque anni dopo dall'India in Aksai Chin e Ladakh, lungo due tratti dei 3500 km che costituiscono la ormai celebre Linea effettiva di controllo stabilita con molta approssimazione dalle due parti nel 1959 su terreni impervi a quote tra i 3000 e i 5000 metri.
Oggi la cosiddetta Lac è attraver…
Fu questa scoperta una delle motivazioni che portò attraverso varie tappe alla prima sanguinosa guerra combattuta cinque anni dopo dall'India in Aksai Chin e Ladakh, lungo due tratti dei 3500 km che costituiscono la ormai celebre Linea effettiva di controllo stabilita con molta approssimazione dalle due parti nel 1959 su terreni impervi a quote tra i 3000 e i 5000 metri.
Oggi la cosiddetta Lac è attraver…
BANGKOK - Non c'erano ancora i satelliti quando nel lontano 1957 Pechino inaugurò, parallelo al confine con l'India, il primo tratto in brecciolino della superstrada G219 attraverso l'Aksai Chin e il Tibet. Il governo di Delhi venne a saperlo da un annuncio della radio cinese e il premier Jawaharlal Nehru capì a quel punto che il futuro nemico stava realizzando uno strategico sistema viario sui confini nordorientali fino a quel momento pattugliati da poche truppe di soldati che trasportavano a piedi e in spalla fucili, munizioni e cannoni.
Fu questa scoperta una delle motivazioni che portò attraverso varie tappe alla prima sanguinosa guerra combattuta cinque anni dopo dall'India in Aksai Chin e Ladakh, lungo due tratti dei 3500 km che costituiscono la ormai celebre Linea effettiva di controllo stabilita con molta approssimazione dalle due parti nel 1959 su terreni impervi a quote tra i 3000 e i 5000 metri.
Oggi la cosiddetta Lac è attraversata e costeggiata da nuove strade, ferrovie, sentieri di montagna, con basi militari e missilistiche, piste per aerei ed elicotteri che hanno permesso a Delhi e Pechino i movimenti di truppe culminati tra maggio e giugno con sanguinosi scontri all'arma bianca.
Fu qui che il 15 giugno, nelle vicinanze del lago Pangong, sono stati massacrati una ventina di soldati indiani e un numero mai precisato di militari dell'Esercito di Liberazione Popolare. L'incidente di confine, il più grave degli ultimi 45 anni, era stato preceduto da scaramucce minori con diversi feriti ma significative perché avvenute simultaneamente su diversi tratti della Lac all'indomani del completamento da parte dell'India di un'arteria importante per il trasporto e il posizionamento delle truppe tra la capitale del Ladakh Leh e il distretto di Depsang, estremo confine con l'Aksai Chin occupato totalmente da Pechino nel '62.
La strada, lunga 255 km, preoccupava particolarmente Pechino perché raggiungeva attraverso Darbuk e la valle dello Shyok la più elevata pista aerea al mondo sui 5000 metri di Daulat Beg Oldi, ai piedi del ghiacciaio di Siachen. Proprio a ridosso di queste nevi eterne finisce un'altra delicata linea virtuale di confine (chiamata Loc) tra India e Pakistan.
Anche la strategica "Highway 219", costruita sessant'anni fa e oggi assai più lunga con le sue diramazioni verso vaste aree di etnie tradizionalmente ribelli come il Tibet e Xinjiang , sovrasta tra l'altro l'autostrada del Karakorum che collega la Cina e il Pakistan. L'arteria permetterebbe, per ora solo virtualmente, il passaggio di mezzi militari per operazioni congiunte tra Pechino e Islamabad, che oggi costituiscono un'asse decisamente alternativo a quello indo-americano.
Le vaste implicazioni internazionalì di una potenziale escalation in queste regioni in gran parte brulle, inospitali e difficili da raggiungere per uomini e mezzi sono state rese chiare dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo secondo il quale la Cina ha compiuto qui nelle settimane scorse "un'azione incredibilmente aggressiva". Ma l'annunciata de-escalation con il ritiro reciproco per pochi chilometri dalle frontiere contese, non significa affatto che il confronto militare sarà scongiurato a lungo. Lo dimostra lo schieramento nei giorni scorsi di altri 35mila soldati indiani e l'annuncio dell'invio di oltre 12mila lavoratori dal Jarkhand per ultimare la costruzione di strade e ferrovie mancanti lungo gli stati dell'Himachal Pradesh e Uttarakhand confinanti con la Cina.
Già a ottobre dello scoso anno Delhi aveva ultimato un'altra delle opere pubbliche indicative della sua intenzione di facilitare il trasporto di truppe verso l'Himalaya, il grande ponte attraverso il fiume Shyok vicino alla confluenza con il Galwan che scorre nell'omonima valle del Ladakh al centro dell'ultimo conflitto. Anche se il ministro della Difesa aveva affermato che si trattava di un'opera destinata a facilitare le rotte turistiche verso il ghiacciaio di Siachen, nessuno dubita della sua importanza militare, e l'inaugurazione ufficiale del ponte dedicato non a caso a un colonnello "eroe" dell'esercito indiano è avvenuta 5 giorni dopo i sanguinosi scontri di giugno a sassaiole e colpi di mazze chiodate.
Il continuo monitoraggio dei reciproci lavori in corso, che non accennano a fermarsi su entrambi i lati del labile confine, è decisivo per le future sorti del confronto militare dove ogni vantaggio tattico a grandi altitudini può decidere le sorti di una battaglia e dell'eventuale nuova guerra tra due degli eserciti più grandi del mondo, capace di coinvolgere diversi paesi vicini come il Nepal e il Bhutan. Il 16 giugno il comandante generale delle truppe di Delhi M.M. Naravane accusò infatti Pechino di aver spinto il governo di Katmandu a protestare contro un'altra strategica arteria tra Ghatibagarh e il passo di Lipulekh all'incrocio tra Nepal, India e Tibet.
Potenzialmente importante per il passaggio di convogli militari, il Passo è tradizionalmente percorso dai pellegrini in viaggio verso il Monte Kailash sacro agli hindu e ai buddhisti tibetani, devoti alla figura del Dalai lama che venne accolto dopo la fuga del '59 in India e autorizzato a formare un governo in esilio. E' da allora che la Cina coltiva il sospetto - inizialmente ingiustificato - di mire espansionistiche dell'India sul Tibet, vera causa della guerra del '62.
Un'altra strada, stavolta avviata dall'esercito cinese nel 2017 sull'altopiano di Doklam - alla congiunzione tra India, il suo alleato Bhutan e la Cina - a innescare un altro potenziale conflitto fermato in extremis con un'estenuante trattativa che ha coinvolto diverse diplomazie internazionali. Sapendo che ogni suo colpo di piccone alle frontiere è attentamente monitorato da Pechino, l'India non fa mistero nemmeno oggi di voler continuare a migliorare le sue infrastrutture civili e militari in aree fortemente contese.
Secondo recenti calcoli riportati da una ricerca della Bbc, sul lato indiano della Lac sono previsti 125 ponti e 73 strade strategiche, anche se finora ne sono state completate solo 35 compresa quella verso Lipulekh e tra Damping e Yangtze nell'Arunachal Pradesh, con altre 11 previste entro la fine di quest'anno. A queste si aggiungono nove linee ferroviarie di alta quota. Una scorre tra Missamari, Tenga e Tawang, importante città frontaliera di etnia tibetana che fu temporaneamente occupata dalla Cina nel '62 e poi restituita a malincuore, l'altra da Bilaspur, Mandi, Manali a Leh dove inizia la nuova strada che finisce dentro l'aeroporto militare di Daulat Beg Oldi.
Altri 25 campi di aviazione anche civili più otto vecchie piste militari e 7 nuove di zecca operano da tempo lungo la Lac, come quelli di Fukche, Dharasu, Tuting , Pasighat, parte della rete di "Advanced Landing Grounds" in fase di rinnovamento. Compresa in questo schema è la base di Chabua in Assam, dove stazionano caccia Sukhoi-30 ed elicotteri Chetak.
La Cina ha intrapreso dopo la "Highway G219" degli anni '50 una serie di opere pubbliche altrettanto se non più impegnative da e verso l'Himalaya, compresa la ramificata rete stradale e ferroviaria che collega tra vette impervie e valli scoscese Pechino a Lhasa e a gran parte Tibet fino ai confini indiani, nepalesi e bhutanesi. Entro la fine di quest'anno è previsto anche il completamento del percorso tra Medog e Zayu confinante con l'Arunachal Pradesh, oltre alla nuova ferrovia che raggiunge Chengdu passando per Nyingchi lungo il confine indiano. La stazione di partenza è Shigatse - seconda città più grande del Tibet - da dove hanno origine anche i treni per Yadong, un centro commerciale confinante con il Sikkim vicino al luogo dei primi scontri di maggio con l'esercito di Delhi.
Sempre a Shigatse, oltre che a Gonggar e Ngari Gunsa (dove a 4000 metri hanno base una batteria missilistica terra-aria e una pista per aerei da combattimento), la Cina ha costruito aeroporti ben collegati anche via terra ai confini Himalayani dove operano 12 aeroporti, 5 dei quali sono sia civili che militari. La possibilità di far spostare rapidamente le truppe su grandi distanze è motivo di grande orgoglio per Pechino che ha fatto mandare in onda recentemente un filmato dei suoi soldati in assetto da guerra a bordo di bus, treni, aerei e carri armati destinati verso i confini nemici.
L'India è giunta con ritardo ma con enorme dispendio di uomini e mezzi alla gara delle infrastrutture per il trasporto dei soldati su queste vette divise virtuamente dalla Linea fissata nel 1959 e spesso ignorata da Pechino, con cinque punti caldi (oltre a quelli in Uttarakhand, Sikkim e Arunachal Pradesh) che restano in stato di massima allerta nonostante il parziale ritiro delle truppe, dal lago Pangong a Gogra, da Hot Springs alla valle di Galwan e Depsang. Sono tutte località del Ladakh, lo stato declassato un anno fa a Unione Territoriale" assieme al conteso Kashmir dal premier Narendra Modi per riportarli sotto il diretto controllo di Delhi.
La mossa ha fatto infuriare Pakistan e Cina che voleva far valere il suo peso militare dopo che negli stessi giorni dell'agosto 2019 il ministro dell'Interno indiano Amit Shah aveva annunciato in Parlamento l'intenzione di riprendere sull'altro lato della frontiera l'Aksai Chin.
Molti analisti, come l'ex ufficiale Ajai Shukla, hanno ricordato un curioso aneddoto significativo del cambio di rotta di Delhi rispetto al passato disinteresse verso questa inospitale regione montana. Quando nel '61 Nehru disse in Parlamento che non valeva la pena battersi per delle montagne brulle, gli rispose caustico un suo collega della destra del Congresso vistosamente calvo. "Se non crescono capelli sulla mia testa - disse Mahavir Tyagi - non vuol dire che la testa non abbia valore...".
Fu questa scoperta una delle motivazioni che portò attraverso varie tappe alla prima sanguinosa guerra combattuta cinque anni dopo dall'India in Aksai Chin e Ladakh, lungo due tratti dei 3500 km che costituiscono la ormai celebre Linea effettiva di controllo stabilita con molta approssimazione dalle due parti nel 1959 su terreni impervi a quote tra i 3000 e i 5000 metri.
Oggi la cosiddetta Lac è attraversata e costeggiata da nuove strade, ferrovie, sentieri di montagna, con basi militari e missilistiche, piste per aerei ed elicotteri che hanno permesso a Delhi e Pechino i movimenti di truppe culminati tra maggio e giugno con sanguinosi scontri all'arma bianca.
Fu qui che il 15 giugno, nelle vicinanze del lago Pangong, sono stati massacrati una ventina di soldati indiani e un numero mai precisato di militari dell'Esercito di Liberazione Popolare. L'incidente di confine, il più grave degli ultimi 45 anni, era stato preceduto da scaramucce minori con diversi feriti ma significative perché avvenute simultaneamente su diversi tratti della Lac all'indomani del completamento da parte dell'India di un'arteria importante per il trasporto e il posizionamento delle truppe tra la capitale del Ladakh Leh e il distretto di Depsang, estremo confine con l'Aksai Chin occupato totalmente da Pechino nel '62.
La strada, lunga 255 km, preoccupava particolarmente Pechino perché raggiungeva attraverso Darbuk e la valle dello Shyok la più elevata pista aerea al mondo sui 5000 metri di Daulat Beg Oldi, ai piedi del ghiacciaio di Siachen. Proprio a ridosso di queste nevi eterne finisce un'altra delicata linea virtuale di confine (chiamata Loc) tra India e Pakistan.
Anche la strategica "Highway 219", costruita sessant'anni fa e oggi assai più lunga con le sue diramazioni verso vaste aree di etnie tradizionalmente ribelli come il Tibet e Xinjiang , sovrasta tra l'altro l'autostrada del Karakorum che collega la Cina e il Pakistan. L'arteria permetterebbe, per ora solo virtualmente, il passaggio di mezzi militari per operazioni congiunte tra Pechino e Islamabad, che oggi costituiscono un'asse decisamente alternativo a quello indo-americano.
Le vaste implicazioni internazionalì di una potenziale escalation in queste regioni in gran parte brulle, inospitali e difficili da raggiungere per uomini e mezzi sono state rese chiare dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo secondo il quale la Cina ha compiuto qui nelle settimane scorse "un'azione incredibilmente aggressiva". Ma l'annunciata de-escalation con il ritiro reciproco per pochi chilometri dalle frontiere contese, non significa affatto che il confronto militare sarà scongiurato a lungo. Lo dimostra lo schieramento nei giorni scorsi di altri 35mila soldati indiani e l'annuncio dell'invio di oltre 12mila lavoratori dal Jarkhand per ultimare la costruzione di strade e ferrovie mancanti lungo gli stati dell'Himachal Pradesh e Uttarakhand confinanti con la Cina.
Già a ottobre dello scoso anno Delhi aveva ultimato un'altra delle opere pubbliche indicative della sua intenzione di facilitare il trasporto di truppe verso l'Himalaya, il grande ponte attraverso il fiume Shyok vicino alla confluenza con il Galwan che scorre nell'omonima valle del Ladakh al centro dell'ultimo conflitto. Anche se il ministro della Difesa aveva affermato che si trattava di un'opera destinata a facilitare le rotte turistiche verso il ghiacciaio di Siachen, nessuno dubita della sua importanza militare, e l'inaugurazione ufficiale del ponte dedicato non a caso a un colonnello "eroe" dell'esercito indiano è avvenuta 5 giorni dopo i sanguinosi scontri di giugno a sassaiole e colpi di mazze chiodate.
Il continuo monitoraggio dei reciproci lavori in corso, che non accennano a fermarsi su entrambi i lati del labile confine, è decisivo per le future sorti del confronto militare dove ogni vantaggio tattico a grandi altitudini può decidere le sorti di una battaglia e dell'eventuale nuova guerra tra due degli eserciti più grandi del mondo, capace di coinvolgere diversi paesi vicini come il Nepal e il Bhutan. Il 16 giugno il comandante generale delle truppe di Delhi M.M. Naravane accusò infatti Pechino di aver spinto il governo di Katmandu a protestare contro un'altra strategica arteria tra Ghatibagarh e il passo di Lipulekh all'incrocio tra Nepal, India e Tibet.
Potenzialmente importante per il passaggio di convogli militari, il Passo è tradizionalmente percorso dai pellegrini in viaggio verso il Monte Kailash sacro agli hindu e ai buddhisti tibetani, devoti alla figura del Dalai lama che venne accolto dopo la fuga del '59 in India e autorizzato a formare un governo in esilio. E' da allora che la Cina coltiva il sospetto - inizialmente ingiustificato - di mire espansionistiche dell'India sul Tibet, vera causa della guerra del '62.
Un'altra strada, stavolta avviata dall'esercito cinese nel 2017 sull'altopiano di Doklam - alla congiunzione tra India, il suo alleato Bhutan e la Cina - a innescare un altro potenziale conflitto fermato in extremis con un'estenuante trattativa che ha coinvolto diverse diplomazie internazionali. Sapendo che ogni suo colpo di piccone alle frontiere è attentamente monitorato da Pechino, l'India non fa mistero nemmeno oggi di voler continuare a migliorare le sue infrastrutture civili e militari in aree fortemente contese.
Secondo recenti calcoli riportati da una ricerca della Bbc, sul lato indiano della Lac sono previsti 125 ponti e 73 strade strategiche, anche se finora ne sono state completate solo 35 compresa quella verso Lipulekh e tra Damping e Yangtze nell'Arunachal Pradesh, con altre 11 previste entro la fine di quest'anno. A queste si aggiungono nove linee ferroviarie di alta quota. Una scorre tra Missamari, Tenga e Tawang, importante città frontaliera di etnia tibetana che fu temporaneamente occupata dalla Cina nel '62 e poi restituita a malincuore, l'altra da Bilaspur, Mandi, Manali a Leh dove inizia la nuova strada che finisce dentro l'aeroporto militare di Daulat Beg Oldi.
Altri 25 campi di aviazione anche civili più otto vecchie piste militari e 7 nuove di zecca operano da tempo lungo la Lac, come quelli di Fukche, Dharasu, Tuting , Pasighat, parte della rete di "Advanced Landing Grounds" in fase di rinnovamento. Compresa in questo schema è la base di Chabua in Assam, dove stazionano caccia Sukhoi-30 ed elicotteri Chetak.
La Cina ha intrapreso dopo la "Highway G219" degli anni '50 una serie di opere pubbliche altrettanto se non più impegnative da e verso l'Himalaya, compresa la ramificata rete stradale e ferroviaria che collega tra vette impervie e valli scoscese Pechino a Lhasa e a gran parte Tibet fino ai confini indiani, nepalesi e bhutanesi. Entro la fine di quest'anno è previsto anche il completamento del percorso tra Medog e Zayu confinante con l'Arunachal Pradesh, oltre alla nuova ferrovia che raggiunge Chengdu passando per Nyingchi lungo il confine indiano. La stazione di partenza è Shigatse - seconda città più grande del Tibet - da dove hanno origine anche i treni per Yadong, un centro commerciale confinante con il Sikkim vicino al luogo dei primi scontri di maggio con l'esercito di Delhi.
Sempre a Shigatse, oltre che a Gonggar e Ngari Gunsa (dove a 4000 metri hanno base una batteria missilistica terra-aria e una pista per aerei da combattimento), la Cina ha costruito aeroporti ben collegati anche via terra ai confini Himalayani dove operano 12 aeroporti, 5 dei quali sono sia civili che militari. La possibilità di far spostare rapidamente le truppe su grandi distanze è motivo di grande orgoglio per Pechino che ha fatto mandare in onda recentemente un filmato dei suoi soldati in assetto da guerra a bordo di bus, treni, aerei e carri armati destinati verso i confini nemici.
L'India è giunta con ritardo ma con enorme dispendio di uomini e mezzi alla gara delle infrastrutture per il trasporto dei soldati su queste vette divise virtuamente dalla Linea fissata nel 1959 e spesso ignorata da Pechino, con cinque punti caldi (oltre a quelli in Uttarakhand, Sikkim e Arunachal Pradesh) che restano in stato di massima allerta nonostante il parziale ritiro delle truppe, dal lago Pangong a Gogra, da Hot Springs alla valle di Galwan e Depsang. Sono tutte località del Ladakh, lo stato declassato un anno fa a Unione Territoriale" assieme al conteso Kashmir dal premier Narendra Modi per riportarli sotto il diretto controllo di Delhi.
La mossa ha fatto infuriare Pakistan e Cina che voleva far valere il suo peso militare dopo che negli stessi giorni dell'agosto 2019 il ministro dell'Interno indiano Amit Shah aveva annunciato in Parlamento l'intenzione di riprendere sull'altro lato della frontiera l'Aksai Chin.
Molti analisti, come l'ex ufficiale Ajai Shukla, hanno ricordato un curioso aneddoto significativo del cambio di rotta di Delhi rispetto al passato disinteresse verso questa inospitale regione montana. Quando nel '61 Nehru disse in Parlamento che non valeva la pena battersi per delle montagne brulle, gli rispose caustico un suo collega della destra del Congresso vistosamente calvo. "Se non crescono capelli sulla mia testa - disse Mahavir Tyagi - non vuol dire che la testa non abbia valore...".