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La senatrice Kamala Harris, in una foto scattata a marzo (afp)

Joe Biden e la scelta della sua vice: quando un "bel sorriso" demolisce le donne

Il sessismo è uno dei convitati di pietra nella selezione della vice di Joe Biden per la Corsa alla Casa Bianca. "Troppo ambiziosa", "Non si scusa abbastanza per i suoi vecchi attacchi", "Dovrebbe sorridere di più": gli elementi usati per scegliere tra le candidate non sarebbero mai usati con politici maschi, accusano molte organizzazioni per l'empowerment femminile
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“Fammi un bel sorriso”. E’ capitato a molte donne di essere accolte così a una riunione di lavoro. Una frase apparentemente innocua, ma con il potenziale di sbriciolare ore di preparazione e minare credibilità e sicurezza. Inchiodate da “un bel sorriso”.
 
Un paio di giorni fa il Washington Post ha riferito un commento sulla ex consigliera Usa per la Sicurezza nazionale Susan Rice, ora nella rosa delle possibili numero 2 di Joe Biden, l’aspirante candidato democratico alla Casa Bianca. “Susan Rice si è mostrata sorridente in tv, una cosa che non fa di solito. Era incantevole”, ha detto Ed Rendell, 76 anni, ex presidente del partito democratico Usa e grande alleato di Biden. Passando in rassegna le altre possibili vice-presidenti, Rendell ha criticato invece la senatrice Kamala Harris perché tende “a indisporre le persone”.

“Esattamente il tipo di commenti che tormentano le donne in poli…
“Fammi un bel sorriso”. E’ capitato a molte donne di essere accolte così a una riunione di lavoro. Una frase apparentemente innocua, ma con il potenziale di sbriciolare ore di preparazione e minare credibilità e sicurezza. Inchiodate da “un bel sorriso”.
 
Un paio di giorni fa il Washington Post ha riferito un commento sulla ex consigliera Usa per la Sicurezza nazionale Susan Rice, ora nella rosa delle possibili numero 2 di Joe Biden, l’aspirante candidato democratico alla Casa Bianca. “Susan Rice si è mostrata sorridente in tv, una cosa che non fa di solito. Era incantevole”, ha detto Ed Rendell, 76 anni, ex presidente del partito democratico Usa e grande alleato di Biden. Passando in rassegna le altre possibili vice-presidenti, Rendell ha criticato invece la senatrice Kamala Harris perché tende “a indisporre le persone”.

“Esattamente il tipo di commenti che tormentano le donne in politica da decenni – notano Sara Burnett e Alexandra Jaffe di Associated Press – rimproveri per essere ‘troppo aggressive’, complimenti per doti intangibili come l’essere piacenti”.

Rendell ha liquidato le critiche come “ridicole” e ha ricordato che anche Nixon fu lodato quando imparò a sorridere di più. “Siamo diventati pazzi in questo paese”, il commento dell’anziano politico. Ma il punto è esattamente questo: c’è una grossa fetta di politici navigati che non capiscono come le donne siano stanche di questa condiscendenza.

La decisione di Biden di puntare sul ticket con una donna è legata proprio alla necessità di correggere una attitudine cui lo stesso ex vicepresidente - già nei guai per “contatti inappropriati” con diverse interlocutrici femminili – non è immune.  Fox News lo attaccò a settembre quando, per eludere le domande scomode della giornalista dell’Iowa Gazette Lyz Lenz, Biden disse: “Lei è una persona deliziosa, dolcissima”. “Comportamento paleolitico”, sbottò Jamil Smith di Rolling Stone.
 
Anche dall’altra parte dell’Atlantico le cose non vanno meglio. Negli annali del maschilismo politico è rimasta scolpita l’infelice battuta del 2011 dell’allora premier conservatore britannico David Cameron che durante un “question time” in Parlamento pensò di essere spiritoso citando una popolare pubblicità televisiva e liquidò gli appunti di una deputata laburista con un: “Calmati cara, e ascolta il dottore”.

Questa attitudine “preistorica” sta andando in scena ora per la scelta della vice di Biden. Da potenziale breccia nel soffitto di cristallo, la selezione – che vede diverse donne nere in lizza - si prolunga sotto i riflettori esponendo una frattura generazionale e di genere nel partito, i cui dirigenti maschi e bianchi scivolano su linguaggio e pensieri sessisti.
 
Di un’altra possibile vice, Kamala Harris, Chris Dodd, senatore del Connecticut e co-presidente della commissione incaricata della selezione, ha detto che “non si è mostrata abbastanza pentita degli attacchi fatti durante un dibattito delle primarie”. Quando tutti attaccavano tutti, naturalmente più o meno efficacemente. Altri hanno fatto notare che la Harris è “troppo ambiziosa”. Una dote per chi dovrebbe partecipare a una corsa per battere Donald Trump. Ma evidentemente una dote non considerata raccomandabile per una donna. Rivolgendosi a una platea di donne nere la stessa Harris ha arringato: “Ci saranno resistenze per la vostra ambizione. Ci saranno persone che vi diranno: sei uscita dalla carreggiata. Non lasciatevi influenzare”.

Glynda Carr, presidente di Higher Heights for America, un gruppo che punta a incrementare il potere politico delle donne nere, è convinta che il moltiplicarsi di questo genere di commenti sia la spia della paura conscia o inconscia dei leader maschi “che sentono come la propria supremazia sia ormai difficile da mantenere con l’elettorato di oggi. Sono dinosauri in via di estinzione”. Ma non ancora estinti.