Esteri

Libano, nuovi scontri a Beirut tra manifestanti e polizia. Incendio vicino al Parlamento

(afp)
Le forze dell'ordine sparano gas lacrimogeni. Per la seconda sera la capitale è scossa dalle proteste dopo la devastante esplosione di martedì. Si dimettono due ministri. La conferenza dei Donatori promette aiuto per 250 milioni di euro in cambio delle riforme invocate a gran voce dalla popolazione
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La rabbia popolare è tornata a scuotere Beirut per il secondo giorno consecutivo: centinaia di manifestanti anti-governativi hanno cominciato a colpire con bastoni e altri oggetti le barriere di metallo erette nel centro di Beirut attorno alla zona del Parlamento dalle forze di sicurezza.


I manifestanti hanno lanciato pietre e sono stati respinti dalle forze dell'ordine che hanno sparato gas lacrimogeni per disperderli. Un incendio è scoppiato all'ingresso della piazza del Parlamento. L'esercito si sta ammassando nella zona. 

E' la seconda serata che, nella capitale libanese, devastata dalla duplice esplosione di martedì, ci sono scontri tra manifestanti e poliziotti. Ieri diversi ministeri erano stati assaltati con un bilancio pesate di  centinaia di feriti.


Intanto traballa il governo di Hassan Diab. Dopo le dimissioni della ministra dell'Informazione, Manal Abdel Samad, si è dimesso dal proprio incarico anche il ministro dell'Ambiente, Damianos Kattar. 


Oggi si è tenuta la conferenza dei Donatori - organizzata in maniera virtuale ma in gran fretta da Francia e Nazioni Unite - per sostenere il Paese dopo la devastante esplosione di martedì. Alla riunione in videoconferenza hanno preso parte rappresentanti di 28 Paesi, tra i quali Stati Uniti, Spagna e Brasile, e istituzioni come l'Unione Europea, la Lega Araba, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

I partecipanti hanno promesso al Paese aiuti d'emergenza incondizionati e sostegno alla ripresa economico. Al di là degli aiuti di emergenza, che - ha ripetuto l'Eliseo - sono offerti senza condizioni, i partecipanti si sono detti pronti a sostenere la successiva ripresa economica e finanziaria del Libano, ma hanno sottolineato che questo richiede che le autorità locali si impegnino a portare avanti le riforme invocate a gran voce dalla popolazione. Il comunicato finale non ha specificato comunque il quantitativo degli aiuti che verranno donati, ma l'Eliseo ha fatto sapere di aver ricevuto la promessa di impegni per un valore di 252,7 milioni di euro.

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L'Onu, in una bozza dell'Emergency response framework (Efr), ha stabilito che al Paese serviranno 117 milioni di dollari nei prossimi tre mesi per rispondere alla crisi generata dalla devastante esplosione dello scorso 4 agosto. In particolare serviranno subito 66,3 milioni di dollari da elargire alle strutture sanitarie che hanno accolto i feriti, ai rifugi di emergenza per chi è rimasto senza casa, alle organizzazioni che si occupano di distribire il cibo e a quelle che gestiscono la prevenzione e l'ulteriore diffusione del Covid-19.

Nella fase 2, spiega il documento dell'Onu dovranno essere stanziati 50,6 milioni di dollari per ricostruire infrastrutture pubbliche ma anche case e per prevenire la diffusione di malattie. Secondo le Nazioni Unite almeno 15 strutture sanitarie, inclusi tre grandi ospedali, sono stati gravemente danneggiati nell'esplosione e oltre 120 scuole potrebbe chiudere privando delle lezioni circa 55.000 bambini.