Esteri

Elezioni Usa, Pelosi richiama al lavoro il Congresso per "salvare il sistema postale" dall'offensiva di Trump

Nancy Pelosi (afp)
La speaker della Camera accusa il presidente di voler sabotare la consultazione del 3 nopvembre manipolando l'invio della corrispondenza per togliere il diritto di voto agli elettori
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L’ultima battaglia in difesa della liberaldemocrazia americana passa dalla Posta? Donald Trump è riuscito a far lavorare i parlamentari in agosto, creando un mare di sospetti attorno al servizio postale. È stata la presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, a richiamare i deputati dalle vacanze per reagire all’offensiva del presidente. Il crescendo di tensione dura ormai da tre settimane e al centro dello scontro tra la Casa Bianca e il Congresso c’è il ruolo del voto per corrispondenza. L’accusa di Pelosi e di tutto il partito democratico è grave: Trump sta sabotando la Posta, per impedire che distribuisca tempestivamente le schede al domicilio degli elettori. Il voto per corrispondenza ha sempre avuto un peso sostanziale, ma quest’anno sarà ingigantito dalle precauzioni sanitarie.

Quarantadue Stati – inclusi molti che sono governati dai repubblicani – hanno già autorizzato il voto per posta; sette lo promuovono attivamente inviando le schede a casa a tutti. Il coronavirus ha accelerato una tendenza pre-esistente: nel 2016 votarono per posta 57 milioni di americani, il 40% del totale. Quest'anno potrebbero salire a 80 milioni. Già nel 2016, per giustificare il fatto che Hillary Clinton lo aveva superato con tre milioni di schede nel voto popolare (pur perdendo nei collegi elettorali) Trump parlò di frodi, accusò la sinistra di far votare i morti e gli immigrati clandestini. Dietro c’è quell’antica battaglia della destra che Barack Obama ha denunciato ancora ieri: “Suppression”. È il termine con cui si designa la lotta al voto dei poveri; il tentativo di escludere dai seggi certe minoranze che votano in prevalenza a sinistra, come afroamericani e ispanici.

Negli Stati dove governa la destra, si moltiplicano i controlli amministrativi, le richieste di documenti che tendono a scoraggiare chi ha meno istruzione, meno mezzi economici e tempo da dedicare alle pratiche amministrative, meno consapevolezza dei propri diritti. Il voto per corrispondenza – tanto più in tempi di pandemia – facilita l’esercizio di questo diritto. In quanto al rischio di frode, è un’invenzione: le irregolarità sono una frazione statistica irrilevante, e non favoriscono in modo particolare i democratici.

Ma alla tradizionale battaglia della destra per ostacolare il diritto al voto di alcune fasce di cittadini ora si sovrappongono dei calcoli tattici di Trump. Quando la Posta ha diramato un avviso secondo cui non riuscirà a distribuire le schede in meno di 15 giorni, tutti hanno visto dietro questo annuncio la longa manus della Casa Bianca. I tagli al servizio postale (con conseguenti riduzioni degli straordinari, peggioramento del servizio, degrado della puntualità) sono uno dei nodi del contendere nel negoziato sulla manovra di bilancio; più il ruolo controverso del capo di quest’azienda pubblica, una delle ultime ad essere rimaste sotto la dipendenza diretta del governo.

Il Postmaster o direttore generale delle poste federali è il più antico fra tutti i ruoli della pubblica amministrazione americana. Nell'Ottocento prima della guerra civile, quando ancora gli Stati erano molto dis-Uniti e il governo federale aveva un'importanza marginale, l'unica figura di rilievo nominata dal presidente era il Postmaster. Nel Far West la presenza dello Stato nelle zone più remote era visibile solo attraverso gli uffici postali, prima ancora che il treno sostituisse la diligenza. La nomina del Postmaster divenne la prima delle spartizioni di funzioni pubbliche nello “spoil-system” americano, nell’infanzia della Repubblica. Trump di recente ha nominato Postmaster un suo fedelissimo, il businessman Louis DeJoy della North Carolina, già finanziatore della sua campagna elettorale. La missione di DeJoy secondo il partito democratico è fin troppo chiara: impoverire e sabotare le poste, tagliare i fondi e le paghe dei postini, rendere sempre meno affidabile ed efficiente il servizio, accumulare montagne di corrispondenza non consegnata.

Intanto Trump alterna gli attacchi al voto per corrispondenza con le critiche alle stesse Poste. in molti Stati Usa tra poco si comincia a poter votare per corrispondenza. 16 Stati, tra cui Pennsylvania, Michigan e Florida che risultarono decisivi nel 2016, autorizzano il voto per corrispondenza ancora prima che si tenga il primo duello televisivo Trump-Biden (29 settembre). Milioni di elettori sono autorizzati a riempire la scheda il mese prossimo. Dietro gli attacchi di Trump, che già tre settimane fa cominciò a twittare sulle “elezioni più corrotte della storia”, possono esserci diversi calcoli. Da un lato il presidente ha interesse a spostare la maggior parte dei voti a ridosso del 3 novembre, nella speranza che di qui a là migliori la situazione economica, e qualche prestazione nei duelli televisivi con Joe Biden gli faccia recuperare popolarità. D’altro lato la sua campagna contro il voto per corrispondenza precostituisce gli argomenti per lanciare una serie di contestazioni e ricorsi la sera del 3 novembre, se il responso delle urne fosse a lui sfavorevole.

Raramente le direttive interne allo U.S. Postal Service avevano ricevuto così tanta attenzione in un dibattito parlamentare, e sulla stampa. “Le elezioni sono sacre – dice il capogruppo democratico al Senato, Chuck Schumer – quindi non è questo il momento per tagliare gli straordinari dei postini”. Trump alterna gli attacchi sui brogli massicci – che secondo lui sarebbero favoriti dal voto per corrispondenza – a quelli contro la Posta. “Non ce la farà mai – dice il presidente – non avrà tempo a sufficienza, con tutti quei milioni di schede che sbucheranno fuori dal nulla”.

Nancy Pelosi indica il rifinanziamento del servizio postale come una condizione perché i democratici votino la nuova manovra anti-crisi. Il richiamo dei deputati dalle vacanze consentirà alla Camera di votare con urgenza un rifinanziamento della Posta, aggiungendovi delle direttive precise sull’efficienza del servizio. Poi però la legge deve passare al Senato dove comandano i repubblicani. Di sicuro questa vicenda aumenta l’allarme sulla correttezza e legittimità del prossimo appuntamento elettorale. In una democrazia americana già segnata dalla polarizzazione e dalla sfiducia reciproca, miasmi e sospetti si fanno sempre più densi.