Veronika Tsepkalo, moglie del politico bielorusso Valerij Tsepkalo a una manifestazione dei sostenitori di Svetlana Tikhanouskaja (reuters)
Tsepkalo: "La piazza non cede finché c’è il regime. Ma non lasciate la Bielorussia da sola”
di
Rosalba Castelletti
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di Rosalba Castelletti
L'ex diplomatico è uno dei tre candidati esclusi dalla corsa contro Lukashenko. Si è rifugiato a Kiev
Aggiornato 2 minuti di lettura
Da ex diplomatico, Valerij Tsepkalo trascorre le giornate al telefono con le cancelliere europee. "La comunità internazionale deve fare di più", dice. Ex ambasciatore negli Stati Uniti e in Messico, poi fondatore della "Silicon Valley bielorussa", dove sono nate l'app Viber e il videogioco World of Tanks, l'imprenditore 55enne era uno dei cosiddetti "Tre Grandi" oppositori che avrebbero voluto sfidare Aleksandr Lukashenko alle presidenziali del 9 agosto, ma che sono stati esclusi dalla corsa. È l'unico a non essere stato incarcerato. Per evitare di finire in cella come gli altri due, è fuggito prima a Mosca e poi a Kiev, da dove risponde a Repubblica. E dove lo ha raggiunto la moglie Veronika dopo aver affiancato in campagna elettorale Svetlana Tikhanovskaja, l'unica candidata dell'opposizione ammessa al voto.
Da ex diplomatico, Valerij Tsepkalo trascorre le giornate al telefono con le cancelliere europee. "La comunità internazionale deve fare di più", dice. Ex ambasciatore negli Stati Uniti e in Messico, poi fondatore della "Silicon Valley bielorussa", dove sono nate l'app Viber e il videogioco World of Tanks, l'imprenditore 55enne era uno dei cosiddetti "Tre Grandi" oppositori che avrebbero voluto sfidare Aleksandr Lukashenko alle presidenziali del 9 agosto, ma che sono stati esclusi dalla corsa. È l'unico a non essere stato incarcerato. Per evitare di finire in cella come gli altri due, è fuggito prima a Mosca e poi a Kiev, da dove risponde a Repubblica. E dove lo ha raggiunto la moglie Veronika dopo aver affiancato in campagna elettorale Svetlana Tikhanovskaja, l'unica candidata dell'opposizione ammessa al voto.
Valerij Tsepkalo Dopo Minsk, neppure Mosca era più sicura per voi?
"Sono ricercato in entrambi i Paesi. Dopo la seconda telefonata tra Putin e Lukashenko, anche la Russia ha emesso un mandato di cattura nei miei confronti. Veronika è stata fermata con i bambini al confine russo-ucraino per diverse ore proprio per le accuse pendenti nei miei confronti. Quali siano, non si sa. Non mi hanno mostrato alcun documento. Ma, si sa, sono capaci di falsificare di tutto".
Alla vigilia del vertice straordinario Ue, Putin ha parlato con Merkel, Macron e Michel, dicendo a tutti la stessa cosa: niente interferenze su Minsk. È così forte la sua alleanza con Lukashenko?
"Penso che abbia preso una decisione prematura. Ho invitato più volte il Cremlino a restare quanto meno neutrale. Prendere le parti di Lukashenko è un errore. Non farà che peggiorare le relazioni con il popolo bielorusso che non vuole più sottostare al suo regime. Non so quali potranno essere le conseguenze. Spero che alla fine Mosca riconoscerà il suo errore e lascerà la società bielorussa libera di decidere il proprio futuro".
Domenica il Cremlino si è anche detto pronto a fornire assistenza militare, se necessario. Quant'è probabile un intervento russo?
"Non posso escluderlo al cento percento. Ma penso che la situazione sia molto diversa rispetto a quanto accadde in Ucraina nel 2014. Quali sono le minacce esterne alla Bielorussia? Contro chi dovrebbero combattere le truppe di Mosca? Contro comuni cittadini, pacifici dimostranti che vogliono solo che la loro voce venga ascoltata? Non c'è alcun appiglio legale, nell'ambito dei due trattati tra Russia e Bielorussia, per giustificare un invio di soldati".
Le condanne da parte di Washington e Bruxelles di quelle che hanno definito elezioni "fraudolente" e della repressione seguita alle proteste le sembrano abbastanza efficaci?
"La comunità internazionale non dovrebbe limitarsi a dichiarare Aleksandr Lukashenko come "persona non grata" come ha fatto Strasburgo, ma dovrebbe riconoscere Svetlana Tikhanovskaja come la presidente legittima. È l'unico modo per far crollare il regime di Lukashenko e sostenere la transizione democratica nel nostro piccolo Paese".
Non rischieremmo di avere un presidente riconosciuto dalla comunità internazionale e uno autoproclamato come in Venezuela?
"È un ottimo esempio. Ma c'è una differenza. In Venezuela il risultato elettorale fu un testa a testa tra Maduro e Guaidò. In Bielorussia tutti sanno che, al di là delle cifre truccate, è Tikhanovskaja ad aver vinto".
Lukashenko però non sembra intenzionato a cedere. Vede una via d'uscita da questa impasse?
"Bisogna solo aspettare che i funzionari governativi si decidano a voltare le spalle a Lukashenko e si schierino dalla parte dei manifestanti. Penso che in questo momento siano sotto grande stress".
Quant'è compatta la struttura del potere?
"I livelli intermedi e più bassi vogliono un Paese democratico. Non vorrebbero attaccare la loro gente, ma difenderla. Hanno visto che i manifestanti in strada sono pronti a resistere. Per loro è stato un segnale molto forte".
Con i leader in carcere, come Tikhanovskij e Babariko, o all'estero, come lei e Svetlana, quanto tempo resisterà l'opposizione?
"La gente continuerà a scendere in strada finché il regime non cadrà. La domanda semmai è quanto tempo resisterà Lukashenko. Spero tanto che presto noi esiliati potremo tornare alle nostre vite in Bielorussia e dare il nostro contributo al Paese".