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Lukashenko  in visita alla fabbrica di veicoli pesanti Mzkt dove è stato contestato ieri a Minsk (reuters)

Lukashenko e i fischi degli operai: il "momento Ceausescu" dell'ultimo dittatore d'Europa

Il presidente bielorusso ieri è stato fischiato in una fabbrica: non era mai accaduto prima. Il suo volto smarrito ha ricordato a molti quello del leader romeno pochi giorni prima della fine
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Per Aleksandr Lukashenko l'incontro con gli operai della fabbrica di veicoli pesanti Mkzt di Minsk avrebbe dovuto seguire il solito copione consolidato in 26 anni al potere e diventare l'occasione per riaffermare il controllo della Bielorussia dopo le contestate presidenziali del 9 agosto. "Io, come voi, non capisco quale sia il problema...", ha fatto in tempo a dire prima che la folla lo subissasse gridando: "Ukhodi! Ukhodi!", "Via! Via!". Lukashenko è rimasto qualche secondo in silenzio, interdetto e sconcertato, e poi ha concluso: "Spasibo", "Grazie".

L'espressione di smarrimento sul suo viso a molti ha ricordato quella del dittatore romeno Nicolae Ceausescu travolto dai boati di protesta in piazza della Rivoluzione a Bucarest il 21 dicembre 1989, il momento che segnò il crollo del comunismo nell'Est Europa. Ceausescu con la moglie si rifugiò in fretta e furia all'interno del palazzo del Par…
Per Aleksandr Lukashenko l'incontro con gli operai della fabbrica di veicoli pesanti Mkzt di Minsk avrebbe dovuto seguire il solito copione consolidato in 26 anni al potere e diventare l'occasione per riaffermare il controllo della Bielorussia dopo le contestate presidenziali del 9 agosto. "Io, come voi, non capisco quale sia il problema...", ha fatto in tempo a dire prima che la folla lo subissasse gridando: "Ukhodi! Ukhodi!", "Via! Via!". Lukashenko è rimasto qualche secondo in silenzio, interdetto e sconcertato, e poi ha concluso: "Spasibo", "Grazie".

L'espressione di smarrimento sul suo viso a molti ha ricordato quella del dittatore romeno Nicolae Ceausescu travolto dai boati di protesta in piazza della Rivoluzione a Bucarest il 21 dicembre 1989, il momento che segnò il crollo del comunismo nell'Est Europa. Ceausescu con la moglie si rifugiò in fretta e furia all'interno del palazzo del Parlamento di Bucarest, Lukashenko invece, insieme al figlio e successore designato da tempo Nikolaj, è volato via sul suo elicottero. Ma prima di andare il leader 65enne ha ribadito: "Non mi arrenderò mai sotto pressione. Alcuni di voi possono avere l'impressione che il governo non esista più, che sia andato in pezzi. Ma il governo non cadrà, mi conoscete bene". Toni minatori dopo la dura repressione costata due morti, centinaia di feriti e circa 6.700 arresti. Solo più tardi, nell'apparente tentativo di guadagnare tempo, il presidente ha aggiunto di essere pronto a indire nuove elezioni presidenziali, ma solo dopo aver approvato una nuova Costituzione in seguito a un referendum.

Mentre Lukashenko parlava alla Mzkt, circa 5mila operai della storica Fabbrica di trattori di Minsk scendevano in strada unendosi allo sciopero generale che ieri, al nono giorno di proteste contro i presunti brogli elettorali, ha raccolto sempre più adesioni. Dai minatori della fabbrica Belaruskali di Soligorsk, produttrice ed esportatrice di un quinto del potassio mondiale, a un centinaio di dipendenti della tv di Stato che per qualche secondo ha mandato in onda le immagini dello studio vuoto. Anche domenica, dopo l'oceanica Marcia della libertà di domenica, l'opposizione si è data appuntamento in piazza Indipendenza, per poi marciare verso il centro di detenzione Okrestina e chiedere la liberazione dei detenuti politici ancora in carcere e notizie della settantina di "dispersi".

"Lukashenko è un ex presidente, deve andar via", ha raccontato Serghej Dilevskij, a capo degli operai in sciopero della fabbrica di trattori, aggiungendo che solo Svetlana Tikhanovskaja è la leader "legittima ed eletta dal popolo". Secondo i risultati ufficiali, invece, Lukashenko avrebbe ottenuto l'80 percento dei voti, mentre Tikhanovskaja solo il 10 percento. Cifre truccate, secondo i contestatori che sostengono che in molte circoscrizioni l'ex insegnante e poi mamma a tempo pieno diventata di colpo volto dell'opposizione avrebbe conquistato tra il 60 e il 70 percento dei voti. Dalla Lituania, dove è fuggita l'11 agosto temendo per la sua sicurezza, la candidata dell'opposizione 37enne ieri in un videomessaggio ha detto di "essere pronta ad agire da leader nazionale per permettere al Paese di calmarsi, tornare alla normalità e per liberare tutti i prigionieri politici e preparare le condizioni per organizzare nuove elezioni presidenziali".

Per oggi a Bruxelles il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha convocato un vertice straordinario dei leader Ue. "La popolazione bielorussa ha il diritto di decidere il proprio futuro ed eleggere liberamente il suo leader. La violenza contro i manifestanti è inaccettabile e non può essere permessa", ha twittato Michel. Il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha già fatto sapere che il Regno Unito non accetta il risultato di elezioni che considera "fraudolente", mentre Frank-Walter Steinmeier, il capo di Stato della Germania, presidente di turno della Ue, ha invitato Lukashenko a "non contare sulla violenza, ma sul dialogo". Anche Donald Trump è intervenuto: gli Stati Uniti - ha detto - stanno "monitorando da vicino" ciò che accade in Bielorussia, dove la situazione è diventata "terribile".