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Germania, settimana corta per salvare l’industria dell’auto

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Il sindacato Ig Metal propone di lavorare quattro giorni. Ma il governo si spacca: interessata la Spd, contro la Cdu
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BERLINO - Una settimana lavorativa di quattro giorni: è la proposta formulata dal più potente sindacato dei metalmeccanici europei, la Ig Metall. Una bomba lanciata nel dibattito tedesco per far fronte a due emergenze, una contingente e una strutturale: la crisi da coronavirus e la trasformazione, più sostanziale, dell’industria automobilistica.

«La settimana di quattro giorni sarebbe la risposta al cambiamento strutturale dell’automotive», ha spiegato il capo della Ig Metall, Jörg Hofmann, che la vorrebbe negoziare per i lavoratori metalmeccanici e per quelli del settore elettrico. Hofmann puntualizza che «sarebbe un modo per salvare posti di lavoro, invece che vederli cancellati». Quanto alle buste paga, il leader della Ig Metall si è limitato a suggerire «una certa compensazione per i dipendenti, in modo che possano permetterselo». E forse pensa al modello Volkswagen, che negli anni Novanta introdusse…
BERLINO - Una settimana lavorativa di quattro giorni: è la proposta formulata dal più potente sindacato dei metalmeccanici europei, la Ig Metall. Una bomba lanciata nel dibattito tedesco per far fronte a due emergenze, una contingente e una strutturale: la crisi da coronavirus e la trasformazione, più sostanziale, dell’industria automobilistica.

«La settimana di quattro giorni sarebbe la risposta al cambiamento strutturale dell’automotive», ha spiegato il capo della Ig Metall, Jörg Hofmann, che la vorrebbe negoziare per i lavoratori metalmeccanici e per quelli del settore elettrico. Hofmann puntualizza che «sarebbe un modo per salvare posti di lavoro, invece che vederli cancellati». Quanto alle buste paga, il leader della Ig Metall si è limitato a suggerire «una certa compensazione per i dipendenti, in modo che possano permetterselo». E forse pensa al modello Volkswagen, che negli anni Novanta introdusse temporaneamente una settimana accorciata di un giorno — dunque decurtata del 20 per cento — tagliando gli stipendi solo del 10 per cento.

Il governo Merkel sembra diviso sulla proposta. A sorpresa il ministro competente, il responsabile del Lavoro, Hubertus Heil (Spd) si è dichiarato immediatamente disponibile ad aprire il dibattito. «Abbiamo bisogno di idee buone e pragmatiche per battere la crisi», ha detto il politico socialdemocratico in un’intervista al gruppo editoriale Funke. Specificando che dovranno essere le parti sociali a mettersi d’accordo sulla settimana più corta. Ma il potente Consiglio economico della Cdu è contrario: «Un accorciamento delle ore lavorative, se compensato in busta paga, aumenta il costo del lavoro», secondo il segretario generale, Wolfgang Steiger. Non può essere, insomma, una risposta valida alla crisi occupazionale, secondo il partito di Angela Merkel.

Spaccata anche l’opposizione: la leader della Linke, Katja Kipping, va persino oltre la proposta della Ig Metall. Vorrebbe una settimana di 30 ore per tutti, per consentire ai tedeschi di salvarsi anche dalla distruzione di posti di lavoro dovuti alla galoppante digitalizzazione. Ma per i liberali della Fdp la settimana di quattro giorni è una proposta irricevibile. Via twitter il leader della Fdp Christian Lindner si è domandato ironicamente quale Paese si sia mai salvato da una crisi con meno lavoro.

Lo strumento per affrontare la crisi occupazionale da pandemia su cui sta puntando in modo massiccio il governo Merkel è principalmente la “Kurzarbeit”, la cassa integrazione tedesca, insomma la riduzione temporanea dell’orario di lavoro. Ma per Hofmann la settimana di quattro giorni è pensata piuttosto per le trasformazioni in atto in settori in crisi come quello dell’auto, che in Germania si è mosso già tardi nella transizione inevitabile dai motori combustibili a quelli elettrici o a idrogeno. Una metamorfosi epocale, che potrebbe distruggere centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Anche gli economisti sono divisi. Per Marcel Fratzscher, direttore del Diw, dell’Istituto di studi economici tedeschi, è una proposta interessante, ma se non viene ammortizzata eccessivamente in busta paga. Enzo Weber, studioso dell’Iab, l’Istituto di studi del mercato del lavoro, è scettico: «La trasformazione tecnologica non farà sparire il lavoro. Il lavoro sarà semplicemente un’altra cosa». La trasformazione strutturale in settori cruciali come l’automotive andrà dunque accompagnata da una buona riqualificazione, non da una generica riduzione dell’orario del lavoro, secondo Weber.