Navalnyj in Germania, via libera. I medici: "È in coma ma può volare”
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIDopo un braccio di ferro di 24 ore le autorità russe hanno concesso il trasferimento dell’avvocato anti-Putin. Per i dottori siberiani “non è stato avvelenato”. Una diagnosi contestata dagli attivisti tedeschi e dalla famiglia
BERLINO - Aleksej Navalnyj è ancora in coma ma verrà portato stamattina dalla Siberia a Berlino, dove sarà curato all’ospedale Charitè. E il verdetto dei medici siberiani che l’avvocato anti-Putin non sia stato avvelenato ma che abbia sofferto di “problemi di metabolismo” è ‘bullshit’, una stronzata, dichiara a Repubblica Jaka Bizilj, l’uomo che in un battibaleno ha messo su l’incredibile operazione internazionale per salvargli la vita. Un blitz interamente finanziato da donatori privati, ma sui quali Bizilj mantiene il più assoluto riserbo: “non è gente che lo fa per mettersi in mostra”, ci spiega al telefono.
Il presidente dell’ong “Cinema for Peace” è stato avvertito giovedì che Navalnyj era in coma da Nadja Tolokonnikova delle Pussy Riot e si è immediatamente attivato per portarlo da Omsk a Berlino. Bizilj è lo stesso uomo che …
Il presidente dell’ong “Cinema for Peace” è stato avvertito giovedì che Navalnyj era in coma da Nadja Tolokonnikova delle Pussy Riot e si è immediatamente attivato per portarlo da Omsk a Berlino. Bizilj è lo stesso uomo che …
BERLINO - Aleksej Navalnyj è ancora in coma ma verrà portato stamattina dalla Siberia a Berlino, dove sarà curato all’ospedale Charitè. E il verdetto dei medici siberiani che l’avvocato anti-Putin non sia stato avvelenato ma che abbia sofferto di “problemi di metabolismo” è ‘bullshit’, una stronzata, dichiara a Repubblica Jaka Bizilj, l’uomo che in un battibaleno ha messo su l’incredibile operazione internazionale per salvargli la vita. Un blitz interamente finanziato da donatori privati, ma sui quali Bizilj mantiene il più assoluto riserbo: “non è gente che lo fa per mettersi in mostra”, ci spiega al telefono.
Il presidente dell’ong “Cinema for Peace” è stato avvertito giovedì che Navalnyj era in coma da Nadja Tolokonnikova delle Pussy Riot e si è immediatamente attivato per portarlo da Omsk a Berlino. Bizilj è lo stesso uomo che aveva già salvato due anni fa il marito della Tolokonnikova, l’artista russo Pyotr Verzilov, da un avvelenamento, sempre trasportandolo d’urgenza dalla Russia a Berlino. Anche in quel caso i medici moscoviti avevano smentito che Verzilov avesse del veleno in corpo.
Alle tre di giovedì notte Bizilj è riuscito a far partire un aereo da Norimberga con un equipe di medici pronti a portare Navalnyj in Germania, per salvarlo dal probabile attentato che continua a tenerlo sospeso tra la vita e la morte. Ma venerdì mattina i medici russi hanno bloccato tutto, sostenendo che Navalnyj non fosse in condizione di partire. Ma allo stesso tempo il vice direttore dell’ospedale siberiano Anatolj Kalinichenko ha dichiarato di non aver trovato tracce di veleno nel suo corpo. Per i russi, Navalnyj ha sofferto di “problemi di metabolismo”.
Un verdetto in netto contrasto con quello di Ivan Zhdanov, direttore del Fondo anticorruzione Navalnyj, che ha raccontato che la polizia avrebbe “riferito ai medici del ritrovamento della sostanza con cui è stato avvelenato” ma “avrebbe rifiutato di rivelarne il nome” alla moglie Julija e ai suoi collaboratori dicendo che “è in corso un’indagine segreta”. Secondo le autorità la sostanza sarebbe “di pericolo mortale non solo per Aleksej ma anche per coloro che lo circondano, tanto che devono indossare tute protettive”. Nel frattempo è partito il tamtam per liberare Navalnyj dal giogo dei medici siberiani. La moglie dell’oppositore Julija Navalnaya ha scritto una lettera a Putin pregandolo di liberare il marito. E la portavoce di Navalnyj, Kira Jarmysch, ha denunciato la decisione dei medici russi come una “minaccia alla sua vita”, anzitutto per la mancanza di una diagnosi e di attrezzature adeguate alla gravità della situazione. Una decisione che per Jarmysch viene dritta dritta dal Cremlino.
Nel pomeriggio, come ci racconta Bizilj, l’equipe medica tedesca spedita con l’aereo da Norimberga ha emesso un verdetto opposto a quello dei colleghi siberiani. “Anche se è in coma e respira artificialmente, i nostri specialisti hanno concluso chiaramente che Navalnyj può volare”, racconta Bizilj. Così, nel tardo pomeriggio è arrivato il via libera da Omsk. Quando chiediamo a Bizilj perché si sia impegnato in un’operazione massacrante e complessa, anche dal punto di vista finanziario, lo scrittore e produttore risponde in modo netto: “Perché me l’hanno chiesto. Perché spero che serva da esempio in tempi poco solidali, di egoismi da coronavirus, di una Hong Kong dimenticata. Si può cooperare, si può fare del bene. Non è difficile”.
Il presidente dell’ong “Cinema for Peace” è stato avvertito giovedì che Navalnyj era in coma da Nadja Tolokonnikova delle Pussy Riot e si è immediatamente attivato per portarlo da Omsk a Berlino. Bizilj è lo stesso uomo che aveva già salvato due anni fa il marito della Tolokonnikova, l’artista russo Pyotr Verzilov, da un avvelenamento, sempre trasportandolo d’urgenza dalla Russia a Berlino. Anche in quel caso i medici moscoviti avevano smentito che Verzilov avesse del veleno in corpo.
Alle tre di giovedì notte Bizilj è riuscito a far partire un aereo da Norimberga con un equipe di medici pronti a portare Navalnyj in Germania, per salvarlo dal probabile attentato che continua a tenerlo sospeso tra la vita e la morte. Ma venerdì mattina i medici russi hanno bloccato tutto, sostenendo che Navalnyj non fosse in condizione di partire. Ma allo stesso tempo il vice direttore dell’ospedale siberiano Anatolj Kalinichenko ha dichiarato di non aver trovato tracce di veleno nel suo corpo. Per i russi, Navalnyj ha sofferto di “problemi di metabolismo”.
Un verdetto in netto contrasto con quello di Ivan Zhdanov, direttore del Fondo anticorruzione Navalnyj, che ha raccontato che la polizia avrebbe “riferito ai medici del ritrovamento della sostanza con cui è stato avvelenato” ma “avrebbe rifiutato di rivelarne il nome” alla moglie Julija e ai suoi collaboratori dicendo che “è in corso un’indagine segreta”. Secondo le autorità la sostanza sarebbe “di pericolo mortale non solo per Aleksej ma anche per coloro che lo circondano, tanto che devono indossare tute protettive”. Nel frattempo è partito il tamtam per liberare Navalnyj dal giogo dei medici siberiani. La moglie dell’oppositore Julija Navalnaya ha scritto una lettera a Putin pregandolo di liberare il marito. E la portavoce di Navalnyj, Kira Jarmysch, ha denunciato la decisione dei medici russi come una “minaccia alla sua vita”, anzitutto per la mancanza di una diagnosi e di attrezzature adeguate alla gravità della situazione. Una decisione che per Jarmysch viene dritta dritta dal Cremlino.
Nel pomeriggio, come ci racconta Bizilj, l’equipe medica tedesca spedita con l’aereo da Norimberga ha emesso un verdetto opposto a quello dei colleghi siberiani. “Anche se è in coma e respira artificialmente, i nostri specialisti hanno concluso chiaramente che Navalnyj può volare”, racconta Bizilj. Così, nel tardo pomeriggio è arrivato il via libera da Omsk. Quando chiediamo a Bizilj perché si sia impegnato in un’operazione massacrante e complessa, anche dal punto di vista finanziario, lo scrittore e produttore risponde in modo netto: “Perché me l’hanno chiesto. Perché spero che serva da esempio in tempi poco solidali, di egoismi da coronavirus, di una Hong Kong dimenticata. Si può cooperare, si può fare del bene. Non è difficile”.