Usa 2020 | Charlotte incorona Trump
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINISi apre la convention repubblicana, con il presidente che si prende la scena per recuperare lo svantaggio dei sondaggi
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Contano ancora le convention, nell’era del coronavirus che le ha trasformate in eventi remoti, modalità videostreaming? Donald Trump è convinto che quella democratica sia stata un flop: fredda e noiosa. I rating televisivi sembrano dargli ragione. I sondaggi pure: non c’è stato nessun rimbalzo positivo per Biden dopo la sua convention, anche se il favorito rimane lui. Da stasera Trump s’ingegnerà per rendere più attraente la sua, con l’aiuto della squadra che lui usò per produrre il reality tv The Apprentice. Forse è lui ad averne più bisogno, visto che deve rimontare uno svantaggio, e visto che per quattro anni consecutivi ha avuto sempre una maggioranza di americani contro. In ogni caso la convention è una delle ultime chance per eccitare un elettorato distratto, per tentare di spostare quegli indecisi che si assottigliano sempre di più con la polarizzazione del paese.
Anch…
CASA DEM
Anch…
Contano ancora le convention, nell’era del coronavirus che le ha trasformate in eventi remoti, modalità videostreaming? Donald Trump è convinto che quella democratica sia stata un flop: fredda e noiosa. I rating televisivi sembrano dargli ragione. I sondaggi pure: non c’è stato nessun rimbalzo positivo per Biden dopo la sua convention, anche se il favorito rimane lui. Da stasera Trump s’ingegnerà per rendere più attraente la sua, con l’aiuto della squadra che lui usò per produrre il reality tv The Apprentice. Forse è lui ad averne più bisogno, visto che deve rimontare uno svantaggio, e visto che per quattro anni consecutivi ha avuto sempre una maggioranza di americani contro. In ogni caso la convention è una delle ultime chance per eccitare un elettorato distratto, per tentare di spostare quegli indecisi che si assottigliano sempre di più con la polarizzazione del paese.
Anche Biden ha qualche ragione di preoccuparsi: dalla video-convention democratica non è uscito un momentum, un effetto-spinta, una dinamica impetuosa. Non è uscito con chiarezza neppure un progetto per l’America, un’idea del suo futuro, a parte l’imperativo di far fuori Trump. La situazione a 70 giorni dal voto è ancora fluida, e non si sa a chi giova l’allarme sul voto postale: c’è un’ansia crescente per la prospettiva di un’elezione segnata da inefficienze, ritardi nelle consegne o nei conteggi, la possibilità di un nuovo caos che si aggiunga ai tanti segnali di declino dell’America (a cui si aggiungono i nuovi incendi in California). L’idea che qualcuno cerchi di sfruttare le inefficienze farà salire l’affluenza al voto della destra o della sinistra? Di regola l’elettorato conservatore – più anziano, più bianco, più religioso – mostra una maggiore disciplina. Quello di sinistra ha bisogno di essere trascinato da personalità carismatiche, come fu Obama. E come non è Biden.
La macchina organizzativa del partito democratico si sta mobilitando per uno sforzo senza precedenti sul voto postale. Il vantaggio, è che prima si vota più il risultato fotografa la situazione attuale di vantaggio di Biden, vanificando i tentativi di rimonta che Trump potrà attuare ad esempio nei duelli tv. Lo svantaggio: nelle ultime primarie più di 558.000 schede spedite per posta sono state annullate.
La convention repubblicana si apre stasera. Trump dovrebbe parlare alle 22 della East Coast (le quattro del mattino in Italia), poi si ripeterà per tre serate consecutive. E’ l’occasione per tentare di “rovesciare la narrazione dominante” che vede il presidente in netta difficoltà. E’ un’impresa difficile ma non impossibile. I numeri dicono che lui non è in una situazione peggiore del 2016; semmai lievemente migliore. Ecco per esempio cosa dice l’ultimo sondaggio Wall Stret Journal/NBC, che gli dà 9 punti di svantaggio su Joe Biden. La sua immagine tra gli elettori bianchi è migliorata di 20 punti percentuali rispetto a quattro anni fa in quest’epoca (e i bianchi restano più del 70% dell’elettorato). Perfino tra le minoranze etniche ha migliorato di qualche frazione, rispetto al 2016. Inoltre “l’intensità” delle intenzioni do voto è all’85% tra i repubblicani contro l’83% fra i democratici. Infine tra gli indecisi il 22% ha un’immagine positiva di Trump, contro l’11% per Biden.
Una rimonta di dieci punti non sarebbe un caso raro nella storia: la più spettacolare che si ricordi fu operata da Bush padre nel 1988 quando partì con 17 punti di svantaggio sul democratico Michael Dukakis e sul traguardo gli diede 8 punti di distacco. Curiosità: The Economist azzarda una scommessa 6 contro 1 a favore di Biden, facendo propria la valutazione degli allibratori. Ma smettiamo di dire che Trump ha “stravolto” il partito repubblicano. In realtà il personaggio è unico nella storia, il messaggio no. Isolazionismo in politica estera, protezionismo commerciale, legge e ordine contro i moti di piazza, alleanza con i fondamentalisti religiosi: è tutto già accaduto, lungo una tradizione che va da Andrew Jackson a Richard Nixon a Ronald Reagan. Trump si muove nel solco di una robusta tradizione, e in alcuni casi ha rubato temi della sinistra: sull’immigrazione come minaccia per i salari operai, o sui trattati di libero scambio.
Che cosa dirà Trump perché si avveri lo scenario della rimonta? In parte lo sappiamo già, perché i suoi attacchi a Biden la scorsa settimana anticipavano la controffensiva che ha inizio stasera. quelli che Trump considera i punti deboli del suo avversario. “Se viene eletto Biden, la Cina possiederà il nostro paese”. Vuole incollare Biden al suo passato di libero-scambista, quando da senatore e da vicepresidente fu associato agli accordi che costruirono un mercato aperto su scala globale.
Trump è convinto che quello resti il principale motivo per cui fasce di classe operaia hanno voltato le spalle ai democratici. Sull’economia Trump vuole accreditare lo scenario di una ripresa veloce di cui si vedono già alcuni segnali; ripresa che verrebbe uccisa da un’Amministrazione democratica sotto un’alluvione di nuove tasse. Un altro terreno di attacco è l’ordine pubblico. Dopo le manifestazioni anti-razziste per la morte di George Floyd, Trump accusa di democratici di avere de-legittimitato tutte le forze dell’ordine, di aver assolto le violenze dei manifestanti, di aver tagliato i fondi alla polizia. Col risultato che in diverse metropoli – New York, Chicago, Portland, Minneapolis – le gang hanno rialzato la testa e i reati aumentano. Infine, piano B, c’è lo scenario-brogli. “I democratici vogliono rubare questa elezione. C’è una teoria per cui se non abbiamo un risultato entro la fine dell’anno, diventa presidente la pazza, Nancy Pelosi”. Cioè l’attuale presidente della Camera, democratica. Da settimane Trump agita questo scenario: accusa i democraici di voler estendere a dismisura il voto postale, “ingestibile” secondo lui. Li accusa di usare il voto per corrispondenza per far votare i morti, gli immigrati clandestini.
L’allarmismo può preludere ad una guerriglia legale, fatta di contestazioni e ricorsi. Darà battaglia con tutti i mezzi, anche a costo di delegittimare l’elezione. Ma le contestazioni sono per il 3 novembre. Stasera Trump deve dimostrare se è capace di condurre dalla Casa Bianca una campagna tutta di opposizione, basata più sui pericoli di un governo di sinistra, che sui benefici dei suoi quattro anni finiti in fumo con una pandemia e una pesante recessione.
CASA DEM
Anche Biden ha qualche ragione di preoccuparsi: dalla video-convention democratica non è uscito un momentum, un effetto-spinta, una dinamica impetuosa. Non è uscito con chiarezza neppure un progetto per l’America, un’idea del suo futuro, a parte l’imperativo di far fuori Trump. La situazione a 70 giorni dal voto è ancora fluida, e non si sa a chi giova l’allarme sul voto postale: c’è un’ansia crescente per la prospettiva di un’elezione segnata da inefficienze, ritardi nelle consegne o nei conteggi, la possibilità di un nuovo caos che si aggiunga ai tanti segnali di declino dell’America (a cui si aggiungono i nuovi incendi in California). L’idea che qualcuno cerchi di sfruttare le inefficienze farà salire l’affluenza al voto della destra o della sinistra? Di regola l’elettorato conservatore – più anziano, più bianco, più religioso – mostra una maggiore disciplina. Quello di sinistra ha bisogno di essere trascinato da personalità carismatiche, come fu Obama. E come non è Biden.
La macchina organizzativa del partito democratico si sta mobilitando per uno sforzo senza precedenti sul voto postale. Il vantaggio, è che prima si vota più il risultato fotografa la situazione attuale di vantaggio di Biden, vanificando i tentativi di rimonta che Trump potrà attuare ad esempio nei duelli tv. Lo svantaggio: nelle ultime primarie più di 558.000 schede spedite per posta sono state annullate.
CASA TRUMP
La convention repubblicana si apre stasera. Trump dovrebbe parlare alle 22 della East Coast (le quattro del mattino in Italia), poi si ripeterà per tre serate consecutive. E’ l’occasione per tentare di “rovesciare la narrazione dominante” che vede il presidente in netta difficoltà. E’ un’impresa difficile ma non impossibile. I numeri dicono che lui non è in una situazione peggiore del 2016; semmai lievemente migliore. Ecco per esempio cosa dice l’ultimo sondaggio Wall Stret Journal/NBC, che gli dà 9 punti di svantaggio su Joe Biden. La sua immagine tra gli elettori bianchi è migliorata di 20 punti percentuali rispetto a quattro anni fa in quest’epoca (e i bianchi restano più del 70% dell’elettorato). Perfino tra le minoranze etniche ha migliorato di qualche frazione, rispetto al 2016. Inoltre “l’intensità” delle intenzioni do voto è all’85% tra i repubblicani contro l’83% fra i democratici. Infine tra gli indecisi il 22% ha un’immagine positiva di Trump, contro l’11% per Biden.
Una rimonta di dieci punti non sarebbe un caso raro nella storia: la più spettacolare che si ricordi fu operata da Bush padre nel 1988 quando partì con 17 punti di svantaggio sul democratico Michael Dukakis e sul traguardo gli diede 8 punti di distacco. Curiosità: The Economist azzarda una scommessa 6 contro 1 a favore di Biden, facendo propria la valutazione degli allibratori. Ma smettiamo di dire che Trump ha “stravolto” il partito repubblicano. In realtà il personaggio è unico nella storia, il messaggio no. Isolazionismo in politica estera, protezionismo commerciale, legge e ordine contro i moti di piazza, alleanza con i fondamentalisti religiosi: è tutto già accaduto, lungo una tradizione che va da Andrew Jackson a Richard Nixon a Ronald Reagan. Trump si muove nel solco di una robusta tradizione, e in alcuni casi ha rubato temi della sinistra: sull’immigrazione come minaccia per i salari operai, o sui trattati di libero scambio.
CONCLUSIONE
Che cosa dirà Trump perché si avveri lo scenario della rimonta? In parte lo sappiamo già, perché i suoi attacchi a Biden la scorsa settimana anticipavano la controffensiva che ha inizio stasera. quelli che Trump considera i punti deboli del suo avversario. “Se viene eletto Biden, la Cina possiederà il nostro paese”. Vuole incollare Biden al suo passato di libero-scambista, quando da senatore e da vicepresidente fu associato agli accordi che costruirono un mercato aperto su scala globale.
Trump è convinto che quello resti il principale motivo per cui fasce di classe operaia hanno voltato le spalle ai democratici. Sull’economia Trump vuole accreditare lo scenario di una ripresa veloce di cui si vedono già alcuni segnali; ripresa che verrebbe uccisa da un’Amministrazione democratica sotto un’alluvione di nuove tasse. Un altro terreno di attacco è l’ordine pubblico. Dopo le manifestazioni anti-razziste per la morte di George Floyd, Trump accusa di democratici di avere de-legittimitato tutte le forze dell’ordine, di aver assolto le violenze dei manifestanti, di aver tagliato i fondi alla polizia. Col risultato che in diverse metropoli – New York, Chicago, Portland, Minneapolis – le gang hanno rialzato la testa e i reati aumentano. Infine, piano B, c’è lo scenario-brogli. “I democratici vogliono rubare questa elezione. C’è una teoria per cui se non abbiamo un risultato entro la fine dell’anno, diventa presidente la pazza, Nancy Pelosi”. Cioè l’attuale presidente della Camera, democratica. Da settimane Trump agita questo scenario: accusa i democraici di voler estendere a dismisura il voto postale, “ingestibile” secondo lui. Li accusa di usare il voto per corrispondenza per far votare i morti, gli immigrati clandestini.
L’allarmismo può preludere ad una guerriglia legale, fatta di contestazioni e ricorsi. Darà battaglia con tutti i mezzi, anche a costo di delegittimare l’elezione. Ma le contestazioni sono per il 3 novembre. Stasera Trump deve dimostrare se è capace di condurre dalla Casa Bianca una campagna tutta di opposizione, basata più sui pericoli di un governo di sinistra, che sui benefici dei suoi quattro anni finiti in fumo con una pandemia e una pesante recessione.