Walesa: "Tutta l'Europa aiuti la lotta di Minsk per la libertà"
di ANDREA TARQUINIL'ex presidente polacco a 40 anni dalla fondazione di Solidarnosc: "Non è più il tempo di repressioni brutali. Difficile pensare a un intervento armato di Putin"
BERLINO - "Oggi, 40 anni dopo la nascita e la vittoria di Solidarnosc, il mio animo non si chiude in ricordi, è tutto con la coraggiosa lotta dei bielorussi per la libertà. Sono con loro, mi ricordano come eravamo noi non nell'80 ma nel 70, ancor meno preparati e con meno leader. Dobbiamo aiutarli tutti, noi cittadini dell'Europa libera, speriamo che costruiscano veloci come noi allora strutture e programmi politici, altrimenti rischiano ancora di perdere o, se vinceranno come spero, di bruciare la vittoria". Lech Walesa ha sempre l'occhio sul mondo, ora pensa ad aiutare i bielorussi. Ecco la sua intervista esclusiva a Repubblica.
Presidente, 40 anni dopo la società civile bielorussa lotta per i vostri sogni e obiettivi di allora. Quali analogie e differenze?
"Gli amici bielorussi mi ricordano come eravamo noi polacchi durante la rivolta del 1970: impreparati, privi di strutture. Lungi da me insultarli o criticarli, ma allora pagammo i …
Presidente, 40 anni dopo la società civile bielorussa lotta per i vostri sogni e obiettivi di allora. Quali analogie e differenze?
"Gli amici bielorussi mi ricordano come eravamo noi polacchi durante la rivolta del 1970: impreparati, privi di strutture. Lungi da me insultarli o criticarli, ma allora pagammo i …
BERLINO - "Oggi, 40 anni dopo la nascita e la vittoria di Solidarnosc, il mio animo non si chiude in ricordi, è tutto con la coraggiosa lotta dei bielorussi per la libertà. Sono con loro, mi ricordano come eravamo noi non nell'80 ma nel 70, ancor meno preparati e con meno leader. Dobbiamo aiutarli tutti, noi cittadini dell'Europa libera, speriamo che costruiscano veloci come noi allora strutture e programmi politici, altrimenti rischiano ancora di perdere o, se vinceranno come spero, di bruciare la vittoria". Lech Walesa ha sempre l'occhio sul mondo, ora pensa ad aiutare i bielorussi. Ecco la sua intervista esclusiva a Repubblica.
Presidente, 40 anni dopo la società civile bielorussa lotta per i vostri sogni e obiettivi di allora. Quali analogie e differenze?
"Gli amici bielorussi mi ricordano come eravamo noi polacchi durante la rivolta del 1970: impreparati, privi di strutture. Lungi da me insultarli o criticarli, ma allora pagammo i nostri errori con altri 10 anni di lotta. Arrivammo al 1980, la nascita di Solidarnosc, disponendo già di partiti, gruppi della società civile. Potemmo lanciare la lotta e negoziare. Io allora fondatore di Solidarnosc non ci sarei riuscito senza coraggio e fantasia politica di chi tenne viva la voglia di lotta per la libertà. I bielorussi hanno bisogno di questo, con urgenza: organizzarsi, lanciare progetti politici, come fecero da noi i padri del dissenso. Hanno di fronte un nemico ben più crudele. Rischiano ancora di perdere, o se vinceranno come spero, senza strutture rischiano di sprecare la vittoria. Nei decenni comunisti noi polacchi lottammo spesso separati, solo con Solidarnosc divenimmo società civile unita, guai a noi a dare lezioni arroganti ai bielorussi, dobbiamo aiutarli non predicare".
Quanto è grande il pericolo di un intervento russo?
"Non come fu per decenni e secoli. Putin non ha le opzioni violente degli zar e di Stalin, siamo nel mondo globale. Dobbiamo pensare a nuovi metodi di lotta. Putin lo capisce anche perché ha l'atomica. Non siamo più nell'era delle repressioni brutali contro nazioni che vogliono liberarsi, ma proprio perciò è indispensabile sviluppare al meglio il know-how della rivoluzione non violenta per la libertà. Meglio ancora di come facemmo io o Vaclav Havel. È così che si vince o si perde".
Nato e Ue devono fare di più?
"Devono pensare alla libertà di tutti gli europei. Non avremo libertà completa senza libertà sicura in Bielorussia, o in Ucraina. Putin può mettere in ginocchio la Bielorussia senza un solo Panzer perché ha in pugno il 70% del consumo energetico di Minsk. Europa e Nato devono pensare d'urgenza a controstrategie per aiutare Bielorussia o anche Ucraina. In queste ore tragiche l'Occidente intero deve esigere da Putin tutta la verità su quanto hanno fatto a Navalnyj. Partita geopolitica decisiva tra noi e loro".
Lei 40 anni fa ebbe paura di perdere, durante la lotta o dopo una vittoria allora solo sognata?
"Oh sì, eccome. Il Santo Padre ci disse "non abbiate paura", ma nell'animo la paura di perdere contro quei nemici era ben viva. Per questo parlammo a lungo con Vaclav Havel e col dissenso tedesco-orientale per pensare come provare a vincere insieme. Ma poi noi in Polonia vincemmo prima e commettemmo l'errore di dimenticare quella lotta comune con Vaclav e con le società civili del resto dell'Europa bolscevizzata. Fu un errore dimenticare la lotta comune".
E 40 anni fa per voi, come oggi per la Bielorussia, quale fu la paura peggiore di perdere?
"Per noi fu più facile. Io e gli intellettuali leader del dissenso ci dicemmo che non potevamo permetterci di avere paura. Non lottavamo poi contro un Lukashenko bensì contro le nuove generazioni del potere comunista: avevano spesso studiato in occidente, erano realisti non credevano nella vittoria a ogni costo e non erano pronti a tutto. Alla fine dialogarono".
Oggi la Polonia e l'Europa appaiono polarizzate, che ne dice?
"Solo se conservatori, liberali e democratici si uniranno le forze populiste non avranno piú spazio e chances di crescita. Offrono idee stupide e rudimentali ma seducenti e ben accettabili, non le si può combattere se non ci si unisce".
Presidente, 40 anni dopo la società civile bielorussa lotta per i vostri sogni e obiettivi di allora. Quali analogie e differenze?
"Gli amici bielorussi mi ricordano come eravamo noi polacchi durante la rivolta del 1970: impreparati, privi di strutture. Lungi da me insultarli o criticarli, ma allora pagammo i nostri errori con altri 10 anni di lotta. Arrivammo al 1980, la nascita di Solidarnosc, disponendo già di partiti, gruppi della società civile. Potemmo lanciare la lotta e negoziare. Io allora fondatore di Solidarnosc non ci sarei riuscito senza coraggio e fantasia politica di chi tenne viva la voglia di lotta per la libertà. I bielorussi hanno bisogno di questo, con urgenza: organizzarsi, lanciare progetti politici, come fecero da noi i padri del dissenso. Hanno di fronte un nemico ben più crudele. Rischiano ancora di perdere, o se vinceranno come spero, senza strutture rischiano di sprecare la vittoria. Nei decenni comunisti noi polacchi lottammo spesso separati, solo con Solidarnosc divenimmo società civile unita, guai a noi a dare lezioni arroganti ai bielorussi, dobbiamo aiutarli non predicare".
Quanto è grande il pericolo di un intervento russo?
"Non come fu per decenni e secoli. Putin non ha le opzioni violente degli zar e di Stalin, siamo nel mondo globale. Dobbiamo pensare a nuovi metodi di lotta. Putin lo capisce anche perché ha l'atomica. Non siamo più nell'era delle repressioni brutali contro nazioni che vogliono liberarsi, ma proprio perciò è indispensabile sviluppare al meglio il know-how della rivoluzione non violenta per la libertà. Meglio ancora di come facemmo io o Vaclav Havel. È così che si vince o si perde".
Nato e Ue devono fare di più?
"Devono pensare alla libertà di tutti gli europei. Non avremo libertà completa senza libertà sicura in Bielorussia, o in Ucraina. Putin può mettere in ginocchio la Bielorussia senza un solo Panzer perché ha in pugno il 70% del consumo energetico di Minsk. Europa e Nato devono pensare d'urgenza a controstrategie per aiutare Bielorussia o anche Ucraina. In queste ore tragiche l'Occidente intero deve esigere da Putin tutta la verità su quanto hanno fatto a Navalnyj. Partita geopolitica decisiva tra noi e loro".
Lei 40 anni fa ebbe paura di perdere, durante la lotta o dopo una vittoria allora solo sognata?
"Oh sì, eccome. Il Santo Padre ci disse "non abbiate paura", ma nell'animo la paura di perdere contro quei nemici era ben viva. Per questo parlammo a lungo con Vaclav Havel e col dissenso tedesco-orientale per pensare come provare a vincere insieme. Ma poi noi in Polonia vincemmo prima e commettemmo l'errore di dimenticare quella lotta comune con Vaclav e con le società civili del resto dell'Europa bolscevizzata. Fu un errore dimenticare la lotta comune".
E 40 anni fa per voi, come oggi per la Bielorussia, quale fu la paura peggiore di perdere?
"Per noi fu più facile. Io e gli intellettuali leader del dissenso ci dicemmo che non potevamo permetterci di avere paura. Non lottavamo poi contro un Lukashenko bensì contro le nuove generazioni del potere comunista: avevano spesso studiato in occidente, erano realisti non credevano nella vittoria a ogni costo e non erano pronti a tutto. Alla fine dialogarono".
Oggi la Polonia e l'Europa appaiono polarizzate, che ne dice?
"Solo se conservatori, liberali e democratici si uniranno le forze populiste non avranno piú spazio e chances di crescita. Offrono idee stupide e rudimentali ma seducenti e ben accettabili, non le si può combattere se non ci si unisce".