BANGKOK – Solo le scroscianti piogge dei monsoni stemperano in Thailandia l’estate surriscaldata dalle ribellioni di decine di migliaia di studenti che da sud a nord chiedono la fine del governo retto da un ex golpista e - per la prima volta in quasi 90 anni - una riforma dell’antica dinastia reale dei Chakri.
Dopo l’arresto di numerosi attivisti a cominciare dal leader degli anti-monarchici Anon Nampa, un avvocato fermato ieri per la terza volta in due mesi, le autorità hanno imposto a Facebook la chiusura di un gruppo che contava un milione di follower sotto il titolo ironico Royalist Marketplace. Zeppa di commenti polemici e perfino satirici sul ruolo del 68enne re Maha Vajiralongkorn - salito nel 2016 sul trono che fu per sette decenni del venerato padre Rama IX - la loro pagina social è stata fondata da Pavin Chachavalpongpun, un accademico esule in Giappone.
“Facebook sta cooperando con il regime per ostacolare la democrazia e coltivare l'autoritarismo in Thailandia", ha detto Pavin invitando i suoi follower a iscriversi a un nuovo gruppo con lo stesso irriverente intento di infrangere un tabù come quello delle critiche aperte alla monarchia, punibili con pene fino a 15 anni di cella. "L'azione del governo – ha spiegato - è la forma più cruda di censura delle informazioni".
Consapevole delle possibili ripercussioni su un mercato da decine di milioni di utenti, la stessa Facebook ha fatto sapere che sta preparando un ricorso legale contro l’ordine del ministro thai delle tecnologie digitali che minacciava una condanna per “atto criminale cibernetico” con multa di 5400 euro maggiorata ogni giorno di mancato adempimento. "Richieste come queste – ha ammesso un portavoce della compagnia - violano le norme internazionali sui diritti umani e hanno un effetto terrificante sulla possibilità delle persone di esprimersi".
La stagione delle rivolte studentesche non era in realtà cominciata con un attacco diretto al “palazzo d’inverno” dei sovrani Chakri sul trono da 238 anni, ma a quello apparentemente non meno granitico del governo dell’ex generale Prayut chan-o-cha, vincitore nel 2019 delle contestate elezioni tenute dopo 5 anni di dittatura militare imposta dall’ennesimo golpe che pose fine al quarto governo di familiari e seguaci dell’esule Thaksin Shinawatra, vittima di un precedente colpo di Stato nel 2006.
Dopo una serie di manifestazioni nell’università “ribelle” di Thammasat a Bangkok, dirette da un gruppo di docenti e attivisti tra i quali Nampa, giovani alunni delle scuole superiori e di altri atenei della capitale si sono fatti coraggio ispirati sia dalle rivolte dei coetanei di Hong Kong che dalle temerarie manifestazioni del disciolto partito “Verso il Futuro” dell’industriale e politico Thanathorn Juangroongruangkit. A luglio, 10 giorni prima del compleanno del re, un movimento chiamato “Gioventù libera” ha raccolto più di mille ragazzi attorno all’iconico Monumento della Democrazia della capitale. Molti vestivano come i maghetti di Harry Potter, altri emulavano i ribelli di Hunger games con le tre dita centrali della mano alzate nel celebre gesto anti-sistema dei “Distretti”.
Nelle loro prime tre proposte il re non era mai nominato. Chiedevano la dissoluzione del Parlamento, una nuova Costituzione e la fine dei soprusi contro i dissidenti, molti dei quali fuggiti, scomparsi, o uccisi come i due attivisti trovati con il cemento in corpo nel fiume Mekong. Ma presto gli universitari della Thammasat, già celebre come bastione di rivolte più volte represse nel sangue, si sono uniti a loro con un manifesto in 10 punti ben più ambizioso.
Consapevoli della crescente disaffezione verso il sovrano che vive gran parte dell’anno in Germania con la quarta moglie e uno stuolo di concubine, gli autori del manifesto chiedono la fine di privilegi reali come l’immunità, l’usufrutto del supermiliardario Crown Property Bureau, le donazioni obbligatorie e i noiosi corsi di storia monarchica nelle scuole. Curiosamente nessuno è stato accusato come avveniva in passato di lesa maestà, ma di “sedizione”, e dopo il fermo molti sono stati rilasciati su cauzione.
L’incertezza e l’imbarazzo del regime sul da farsi ha dato al movimento – in parte diviso sul manifesto anti-monarchico - il coraggio di tornare in piazza più volte in oltre 50 città. L’ultima protesta c’è stata lunedì a Chiang Mai nel più grande ateneo del Nord, dove più di 2000 studenti seduti in diligente ordine hanno contestato il governo e la struttura patriarcale degli studi e della società. Ma quasi a sorpresa alle 18, durante il secondo inno giornaliero al re accolto come tradizione sull’attenti, da ogni braccio si sono alzate al cielo le tre dita della rivolta. Un segnale allarmante per il governo che attende con trepidazione la prossima grande adunata del 19 settembre, anniversario del golpe di 14 anni fa.
Dopo l’arresto di numerosi attivisti a cominciare dal leader degli anti-monarchici Anon Nampa, un avvocato fermato ieri per la terza volta in due mesi, le autorità hanno imposto a Facebook la chiusura di un gruppo che contava un milione di follower sotto il titolo ironico Royalist Marketplace. Zeppa di commenti polemici e perfino satirici sul ruolo del 68enne re Maha Vajiralongkorn - salito nel 2016 sul trono che fu per sette decenni del venerato padre Rama IX - la loro pagina social è stata fondata da Pavin Chachavalpongpun, un accademico esule in Giappone.
“Facebook sta cooperando con il regime per ostacolare la democrazia e coltivare l'autoritarismo in Thailandia", ha detto Pavin invitando i suoi follower a iscriversi a un nuovo gruppo con lo stesso irriverente intento di infrangere un tabù come quello delle critiche aperte alla monarchia, punibili con pene fino a 15 anni di cella. "L'azione del governo – ha spiegato - è la forma più cruda di censura delle informazioni".
Consapevole delle possibili ripercussioni su un mercato da decine di milioni di utenti, la stessa Facebook ha fatto sapere che sta preparando un ricorso legale contro l’ordine del ministro thai delle tecnologie digitali che minacciava una condanna per “atto criminale cibernetico” con multa di 5400 euro maggiorata ogni giorno di mancato adempimento. "Richieste come queste – ha ammesso un portavoce della compagnia - violano le norme internazionali sui diritti umani e hanno un effetto terrificante sulla possibilità delle persone di esprimersi".
La stagione delle rivolte studentesche non era in realtà cominciata con un attacco diretto al “palazzo d’inverno” dei sovrani Chakri sul trono da 238 anni, ma a quello apparentemente non meno granitico del governo dell’ex generale Prayut chan-o-cha, vincitore nel 2019 delle contestate elezioni tenute dopo 5 anni di dittatura militare imposta dall’ennesimo golpe che pose fine al quarto governo di familiari e seguaci dell’esule Thaksin Shinawatra, vittima di un precedente colpo di Stato nel 2006.
Dopo una serie di manifestazioni nell’università “ribelle” di Thammasat a Bangkok, dirette da un gruppo di docenti e attivisti tra i quali Nampa, giovani alunni delle scuole superiori e di altri atenei della capitale si sono fatti coraggio ispirati sia dalle rivolte dei coetanei di Hong Kong che dalle temerarie manifestazioni del disciolto partito “Verso il Futuro” dell’industriale e politico Thanathorn Juangroongruangkit. A luglio, 10 giorni prima del compleanno del re, un movimento chiamato “Gioventù libera” ha raccolto più di mille ragazzi attorno all’iconico Monumento della Democrazia della capitale. Molti vestivano come i maghetti di Harry Potter, altri emulavano i ribelli di Hunger games con le tre dita centrali della mano alzate nel celebre gesto anti-sistema dei “Distretti”.
Nelle loro prime tre proposte il re non era mai nominato. Chiedevano la dissoluzione del Parlamento, una nuova Costituzione e la fine dei soprusi contro i dissidenti, molti dei quali fuggiti, scomparsi, o uccisi come i due attivisti trovati con il cemento in corpo nel fiume Mekong. Ma presto gli universitari della Thammasat, già celebre come bastione di rivolte più volte represse nel sangue, si sono uniti a loro con un manifesto in 10 punti ben più ambizioso.
Consapevoli della crescente disaffezione verso il sovrano che vive gran parte dell’anno in Germania con la quarta moglie e uno stuolo di concubine, gli autori del manifesto chiedono la fine di privilegi reali come l’immunità, l’usufrutto del supermiliardario Crown Property Bureau, le donazioni obbligatorie e i noiosi corsi di storia monarchica nelle scuole. Curiosamente nessuno è stato accusato come avveniva in passato di lesa maestà, ma di “sedizione”, e dopo il fermo molti sono stati rilasciati su cauzione.
L’incertezza e l’imbarazzo del regime sul da farsi ha dato al movimento – in parte diviso sul manifesto anti-monarchico - il coraggio di tornare in piazza più volte in oltre 50 città. L’ultima protesta c’è stata lunedì a Chiang Mai nel più grande ateneo del Nord, dove più di 2000 studenti seduti in diligente ordine hanno contestato il governo e la struttura patriarcale degli studi e della società. Ma quasi a sorpresa alle 18, durante il secondo inno giornaliero al re accolto come tradizione sull’attenti, da ogni braccio si sono alzate al cielo le tre dita della rivolta. Un segnale allarmante per il governo che attende con trepidazione la prossima grande adunata del 19 settembre, anniversario del golpe di 14 anni fa.