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(ansa)

La sfida di Erdogan sul Mediterraneo: "Prenderemo ciò che ci spetta"

Vertice dei ministri della Difesa Ue sulla crisi Ankara-Atene. Irritazione tedesca con l'Italia per le manovre navali con la Grecia
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BERLINO - Dopo un viaggio-lampo in Grecia e Turchia, l'inchiostro dei giornali tedeschi era ancora fresco delle dichiarazioni di Heiko Maas: il ministro degli Esteri aveva avvertito che "ogni scintilla, per quanto piccola, può causare un disastro". Ma ieri è stato Recep Tayyip Erdogan a infrangere ogni illusione su una de-escalation nel Mediterraneo orientale. "La Turchia si prenderà ciò che le spetta di diritto nel Mar Nero, nell'Egeo e nel Mediterraneo. Non faremo compromessi su ciò che è nostro". E, rivolto alla Grecia, ha ruggito che "se vuole pagare un prezzo, che venga ad affrontarci", altrimenti "si tolga di mezzo".

La dura reazione del presidente turco è il segno che per ora il tentativo di mediazione della Germania, che detiene la presidenza dell'Ue, è fallito. Secondo fonti diplomatiche, ci sarebbe stata più di una telefonata di Angela Merkel per allentare la t…
BERLINO - Dopo un viaggio-lampo in Grecia e Turchia, l'inchiostro dei giornali tedeschi era ancora fresco delle dichiarazioni di Heiko Maas: il ministro degli Esteri aveva avvertito che "ogni scintilla, per quanto piccola, può causare un disastro". Ma ieri è stato Recep Tayyip Erdogan a infrangere ogni illusione su una de-escalation nel Mediterraneo orientale. "La Turchia si prenderà ciò che le spetta di diritto nel Mar Nero, nell'Egeo e nel Mediterraneo. Non faremo compromessi su ciò che è nostro". E, rivolto alla Grecia, ha ruggito che "se vuole pagare un prezzo, che venga ad affrontarci", altrimenti "si tolga di mezzo".

La dura reazione del presidente turco è il segno che per ora il tentativo di mediazione della Germania, che detiene la presidenza dell'Ue, è fallito. Secondo fonti diplomatiche, ci sarebbe stata più di una telefonata di Angela Merkel per allentare la tensione tra i due Paesi. Era dal 1996 che Grecia e Turchia non erano scivolate così vicine a un conflitto militare, e i ministri della Difesa Ue che si sono visti ieri a Berlino e i loro colleghi degli Esteri che continueranno a consultarsi nella capitale tedesca oggi e domani - anche sull'ipotesi di sanzioni contro Ankara - ne sembrano consapevoli.

Così come ne sembra conscio il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che si è detto "preoccupato" e ha invitato i due partner dell'Alleanza atlantica a riavviare "un dialogo".

Certo, nelle stesse ore delle minacce di Erodgan, la Grecia cominciava insieme all'Italia, alla Francia e a Cipro esercitazioni navali davanti alle coste di Creta, in risposta alle esplorazioni avviate dai turchi in aree contese. E sono manovre che rischiano non soltanto di gettare benzina sul fuoco, ma anche di spaccare Francia e Germania e di creare dissapori tra partner Ue. Tanto che la ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha commentato da Berlino che le manovre dei quattro partner "certamente non aiutano" ad attenuare le tensioni.

A margine dell'incontro con i colleghi europei, a Kramp-Karrenbauer, è sfuggita una frase che riassume bene il clima del momento. All'Alto rappresentante Ue Josep Borrell che le chiedeva come fossero andati i tentativi tedeschi di mediazione, la capa della Cdu ha risposto - senza accorgersi di un microfono acceso accanto a lei - che "è stata dura. Meno sulla parte greca, più disponibile, ma molto su quella turca, molto dura".
Anche in conferenza stampa, Kramp-Karrenbauer non ha nascosto la sua ansia: "siamo preoccupati per la situazione nel Mediterraneo Orientale", ha sottolineato, insistendo sulla necessità di una "de-escalation" e del "dialogo".

Il suo omologo italiano, Lorenzo Guerini, è convinto che non ci sia alcun rischio di guerra. E ha invitato, in risposta alle violente reazioni di Erdogan, a considerare "i fatti più delle parole". Occorre concentrarsi "sulla volontà di trovare canali di confronto".

In vista di un difficile Consiglio dei ministri degli Esteri informale che comincia oggi, è stato proprio Borrell a ventilare l'ipotesi che si possa parlare di sanzioni contro Ankara. La riunione è informale e non può prendere decisioni, ma potrebbe essere un primo foro per tirare qualche linea rossa con Ankara in vista del Consiglio Ue del 24 settembre. Anche se la Turchia, dal punto di vista tedesco, preoccupa sempre per l'eterna leva della disdetta dell'accordo del 2015 sui profughi.