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Il presidente francese Emmanuel Macron a Beirut dopo l'esplosione nel porto (agf)

Macron guardiano d'Europa contro la Turchia

Dagli attacchi verbali tra Parigi e Ankara si è passati alle dimostrazioni di forza militare. Il presidente francese ha assunto un ruolo guida nel Mediterraneo e nel continente. Con Angela Merkel si divide i ruoli di poliziotto cattvo e poliziotto buono (Die Welt)
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In piena estate Francia e Turchia sono entrate in una nuova era glaciale. I rapporti tra i due paesi sono sempre stati piuttosto freddi, ma in questo particolare momento tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è sceso il gelo.

Lo scontro riguarda questioni del passato, come il genocidio armeno e se sia o meno ammissibile classificarlo come tale, e problemi di oggi, come il ruolo giocato dalla Turchia nelle guerre civili in corso in Libia e in Siria. La mossa turca di sfruttare il ritiro degli americani nell’ottobre 2019 per scagliare un’offensiva militare contro i curdi nella Siria settentrionale non è caduta nel dimenticatoio.

Il fatto che ora i turchi giochino col fuoco nel Mediterraneo orientale proprio sulla soglia dell’Unione Europea, ai francesi, detto volgarmente, scoccia parecchio. Dai duri attacchi verbali e gli affronti mirati si è passati ormai alla dimostrazione di forza militare. Se no…
In piena estate Francia e Turchia sono entrate in una nuova era glaciale. I rapporti tra i due paesi sono sempre stati piuttosto freddi, ma in questo particolare momento tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è sceso il gelo.

Lo scontro riguarda questioni del passato, come il genocidio armeno e se sia o meno ammissibile classificarlo come tale, e problemi di oggi, come il ruolo giocato dalla Turchia nelle guerre civili in corso in Libia e in Siria. La mossa turca di sfruttare il ritiro degli americani nell’ottobre 2019 per scagliare un’offensiva militare contro i curdi nella Siria settentrionale non è caduta nel dimenticatoio.

Il fatto che ora i turchi giochino col fuoco nel Mediterraneo orientale proprio sulla soglia dell’Unione Europea, ai francesi, detto volgarmente, scoccia parecchio. Dai duri attacchi verbali e gli affronti mirati si è passati ormai alla dimostrazione di forza militare. Se non fosse così trita, la metafora del Mediterraneo come polveriera in questo caso sarebbe proprio calzante. 

La Turchia ha inviato una nave da perforazione in un’area antistante la costa sud occidentale di Cipro, con il probabile rischio di inasprire ulteriormente i conflitti territoriali nel Mediterraneo. Per Macron però il problema non sono solo le risorse naturali, la questione ha piuttosto carattere geopolitico: fino a che punto l’Europa permetterà a Erdogan di portare avanti il suo progetto di impero neo-ottomano? Macron in ogni caso non sta ad aspettare che il pigro resto d’Europa si muova, è pronto a intervenire.

"La Turchia è il nostro nemico?” La testata regionale Ouest France riduce il conflitto a questo interrogativo semplice, ma netto. No, certo che no, è la risposta diplomatica. Sarebbe assurdo definire nemico un partner della Nato. Ma il politologo francese Bruno Tertrais è molto chiaro nella sua analisi : "Se Erdogan decide di essere nemico dell’Europa, come tale va trattato”.

Già a giugno si è registrato un episodio che i francesi hanno percepito come comportamento “estremamente aggressivo”. Una nave da guerra francese battente bandiera della Nato doveva ispezionare un mercantile turco  sospettato di trasportare illegalmente armi in Libia. Ma durante l’operazione è stata per tre volte inquadrata dai radar a infrarossi di una nave da guerra turca. Tra alleati un evento assai insolito.

Poi di recente Erdogan ha inviato in una zona prossima alle acque territoriali greche la nave "Oruc Reis“ scortata da un’intera armata di navi da guerra per iniziare attività di trivellazione in cerca di giacimenti di petrolio e gas. I greci sono entrati immediatamente in allarme e hanno inviato aerei e unità navali nell’area compresa tra Creta, Cipro e la città di Antalya, sulla costa turca.

Macron ha garantito ai greci l’appoggio francese e ha mobilitato la fregata "La Fayette“, già diretta nella regione,  la porta elicotteri  "Tonnerre“, seconda nave da guerra francese per dimensioni, nonché due caccia Rafale.

A prima vista si tratta di problemi di confini, rivendicazioni territoriali, nuovi giacimenti di idrocarburi su cui turchi e greci litigano da quando sono state scoperti. Erdogan sostiene che i suoi geologi non hanno commesso alcuna violazione territoriale né superato i confini marittimi greci. La situazione però è complicatissima, come dimostra il caso di Kastellorizo. L’isola greca si trova a soli tre chilometri dalla costa turca e a 550 dalla terraferma greca. I contrasti nell’area hanno origine antichissima, perché Ankara non ha mai sottoscritto un accordo delle Nazioni Unite sui confini e contesta gli accordi correlati, quello di Losanna del 1923 e di Parigi del 1947. La speranza di trovare giacimenti di petrolio e di gas ha recentemente inasprito il conflitto.

Ma il problema va ben oltre i vecchi accordi di diritto internazionale. L’interrogativo è misurare l’autorevolezza dell’Unione europea rispetto ai paesi confinanti e stabilire il comportamento da adottare nei confronti del tiranno turco, che sembra non rispettare più nessuna regola, neppure quelle direttamente negoziate con gli europei e sottoscritte. La Francia si è assunta il compito di guidare una coalizione anti turca, ma con quale autorità?  

Anche dopo l’esplosione a Beirut Macron ha finito per assumere il ruolo guida in Europa. Il giorno dopo il disastro, il francese è stato il primo presidente straniero a recarsi in Libano. A Beirut Macron non ha esortato direttamente all’insurrezione, ma con le sue critiche al governo si è sbilanciato in misura inusuale. 

È subito circolata una petizione che auspicava il ripristino del protettorato francese in Libano a cui Erdogan ha reagito accusando Macron di “colonialismo” e di puntare solo a qualche foto ad effetto per fare spettacolo. La Francia si immischia negli affari altrui? Oppure Macron è forse l’unico capo di Stato europeo in grado di opporsi al presidente turco?  Un altro interrogativo è d’obbligo: il Macron salvatore d’Europa con le sue reazioni immediate nelle situazioni di crisi promuove la politica estera europea oppure la compromette?

Interpellati a questo proposito, i consiglieri di Macron svicolano. “Erdogan deve farla finita con le dimostrazioni di forza che portano solo a inasprire la situazione”, dicono all’Eliseo. Si parla di “politica aggressiva” da parte turca e di “interessi europei diretti” nel Mediterraneo orientale. La cancelliera tedesca Angela Merkel cerca di smorzare i toni, Macron mostra i muscoli. Entrambi agiscono nell’interesse degli europei. Magari Francia e Germania si sono divisi i ruoli del  poliziotto buono e di quello cattivo, in base all’indole.

È un dato di fatto che la Francia dopo la Brexit è l’unica potenza nucleare rimasta nell’Ue e grazie al vuoto lasciato dai britannici avrà in futuro un peso maggiore. È chiaro anche che i francesi non si lasciano facilmente ricattare. La costante minaccia da parte turca di non frenare più i flussi migratori ha sui francesi minor effetto che sulla cancelliera tedesca, protagonista del negoziato per l’accordo con Ankara.

La Francia ha un unico obiettivo, ribadiscono i consiglieri del presidente: fare chiarezza in rapporti altamente complessi. Il gas naturale è l’ultimo dei problemi. I giacimenti si trovano sul fondale marino, non esistono condotti per il trasporto, lo sfruttamento commerciale potrebbe non essere remunerativo. La vera questione a quanto pare è stabilire chi detta legge nel Mediterraneo orientale e come reagire alle velleità neo-ottomane di Erdogan.

Anche se le coste della Francia si trovano in Occidente, i francesi si sentono minacciati dai turchi. Per loro il Mediterraneo è più vicino del Baltico. In questo conflitto i giacimenti di gas naturale sono il combustibile. Il fiammifero è il nazionalismo.
(Copyright Die Welt-Lena/Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Emilia Benghi)