✕
Al centro, Jay Y Lee 

Samsung, la guerra spietata della dinastia Lee

Il vice presidente "Jay Y" ha annunciato che non trasmetterà i propri poteri ai figli e cerca di ripararsi dai colpi della giustizia. Ma cosa c'è davvero dietro le quinte del colosso degli smartphone? (Le Figaro)
3 minuti di lettura
Abito scuro, volto pallido, figura slanciata: davanti ai flash dei fotografi l’uomo si inchina con grande deferenza. Ai piedi del grattacielo di vetro dove Samsung ha il suo quartiere generale, nel cuore di Gangnam, il 6 maggio di quest’anno l’erede della famiglia più facoltosa della Corea del Sud ha presentato le sue scuse davanti a tutti. Per la prima volta in cinque anni, Lee Jae-yong ha convocato una conferenza stampa affinché l’intera quarta economia asiatica fosse testimone del suo gesto. “Vi do la mia parola: da ora in avanti, non ci saranno più controversie relative alla successione” ha detto l’ex studente (non laureato) di Harvard, dai tratti del volto che lo fanno assomigliare a un Harry Potter asiatico.
 
Il vicepresidente di Samsung Electronics, numero uno mondiale degli smartphone, si è spinto ancora oltre e ha toccato un tasto sensibile. “Non trasmetterò i miei poteri ai miei figli. S…
Abito scuro, volto pallido, figura slanciata: davanti ai flash dei fotografi l’uomo si inchina con grande deferenza. Ai piedi del grattacielo di vetro dove Samsung ha il suo quartiere generale, nel cuore di Gangnam, il 6 maggio di quest’anno l’erede della famiglia più facoltosa della Corea del Sud ha presentato le sue scuse davanti a tutti. Per la prima volta in cinque anni, Lee Jae-yong ha convocato una conferenza stampa affinché l’intera quarta economia asiatica fosse testimone del suo gesto. “Vi do la mia parola: da ora in avanti, non ci saranno più controversie relative alla successione” ha detto l’ex studente (non laureato) di Harvard, dai tratti del volto che lo fanno assomigliare a un Harry Potter asiatico.
 
Il vicepresidente di Samsung Electronics, numero uno mondiale degli smartphone, si è spinto ancora oltre e ha toccato un tasto sensibile. “Non trasmetterò i miei poteri ai miei figli. Si tratta di qualcosa su cui ho riflettuto a lungo”, ha aggiunto con un tono di voce quasi confidenziale. Il divorziato cinquantaduenne ha annunciato così, in pubblico, l’imminente fine della straordinaria linea di successione di industriali fondata dal nonno Lee Byun-chul, in una semplice bottega di alimentari di Taegu nel 1938, e diventata poi leader mondiale nel campo dell’elettronica. Dietro il suo gesto di contrizione pubblica, gli esperti hanno visto una strategia attuata per influenzare il tribunale davanti al quale dovrà presentarsi. “Cerca di ammorbidire i giudici e l’opinione pubblica. Il suo vero obiettivo è mantenere Lee alla testa del gruppo” ha commentato Geoff Cain, autore di una movimentata monografia sulla storia del conglomerato, intitolata “Samsung Rising” (2020), che offre al lettore un’affascinante immersione nell’universo spietato della famiglia più potente del “Paese della calma mattutina”.
 

Come evitare di finire in prigione

Nella dinastia Lee, gli scandali e il clamore legati agli avvicendamenti ai vertici sono innumerevoli. “Jay Y”, come è soprannominato, è pronto a ipotecare l’eredità della sua discendenza per salvare la propria e, soprattutto, per evitare di finire in prigione. Il figlio del visionario presidente Lee Kun-hee, in coma dal 2014 in seguito a un infarto, non ha ancora portato a termine il secondo avvicendamento dinastico, ma deve già offrire garanzie in merito alla prossima, sotto lo sguardo vigile di 52 milioni di sudcoreani. Si tratta di uno scenario degno di un romanzo a puntate di successo.

L’erede della dinastia Lee è perseguito per corruzione, per aver cercato di mantenere il controllo del conglomerato industriale in espansione tentacolare che, da solo, assicura il 20 per cento delle esportazioni dalla Corea del Sud, e di ridurre in modo drastico l’ammontare dei diritti di successione. È accusato di aver ordinato di versare mazzette a un’amica dell’ex presidente Park Guen-hye, poi destituita, per un importo pari a 36 milioni di dollari in cambio di facilitazioni e condizioni vantaggiose in vista di una fusione di due rami del gruppo.   

Geoff Cain, autore del libro “Samsung Rising”, dice che “quella di Samsung è una storia di lotte dinastiche in un clan diviso e con fazioni agguerrite”. Già nel 2009 Lee Kun-hee – a cui si deve la svolta tecnologica del gruppo nei settori dei semiconduttori e della telefonia – era stato condannato per un’evasione fiscale di grossa entità, con ben 3,8 miliardi di dollari ereditati di nascosto dal fondatore, deceduto nel 1987. Quella prima guerra di successione divenne fratricida allorché il patriarca decise di estromettere il figlio maggiore, scatenando così una prima scissione nell’impero industriale. I cugini rivali del gruppo CJ, diventato un colosso nell’ambito dell’entertainment, sono in contesa da sempre con Samsung, che hanno sfidato ottenendo l’Oscar per il film “Parasite”, sogno cinematografico segreto coltivato a lungo dall’ “imperatore” Lee Kun-hee.

La scissione del gruppo multi-ramificato – che si occupa di tutto, dai cantieri navali alla costruzione del grattacielo più alto del mondo a Dubai – oggi è già in corso: le due sorelle di “Jay Y” si sono accaparrate il ramo alberghiero e quello della moda, lasciando al figlio maggiore la parte del leone, Samsung Electronics e soprattutto Samsung Life, la divisione assicurativa del gruppo che, con un gioco complesso di partecipazioni incrociate, permette di avere il controllo su gran parte dell’impero.

Il predominio famigliare sul gruppo che conta 300mila dipendenti presto potrebbe diventare un ricordo del passato, mentre il colosso dell’elettronica è già guidato da manager professionisti e registra entrate in costante e sfacciata crescita malgrado la guerra dinastica. “Lo scenario più probabile è che Samsung diventerà una holding” dichiara Geoff Cain. Ma, con un tocco di prudenza, il biografo aggiunge che “in ogni caso è doveroso non sottovalutare ‘Jay Y’”.
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione Anna Bissanti)