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Un cantiere cinese ad Addis Abeba 

L'Africa nella trappola del debito cinese

L'indebitamento totale del continente è stimato in 365 miliardi di dollari ed è detenuto per un terzo  dalla Cina (Le Figaro)
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È un ruolo di cui il Regno di Mezzo avrebbe fatto volentieri a meno. Suo malgrado, il principale creditore dei Paesi africani si trova al centro del processo di negoziazione dei debiti del continente, molti paesi del quale si ritrovano strangolati dalla crisi economica globale. In generale piuttosto discreta sull'argomento, Pechino ha reso noto che parteciperà all'accordo del G20 annunciato in aprile, che prevede la sospensione dei rimborsi per i paesi più poveri fino alla fine dell'anno. E' in discussione una proroga fino al 2021. Ma questo rinvio - ritenuto insufficiente dai paesi africani - rappresenta solo una piccola parte del debito totale del continente stimato in 365 miliardi di dollari e detenuto per un terzo dalla sola Cina.
 
Secondo la John Hopkins University, tra il 2000 e il 2017, 143 miliardi di dollari sono andati dalla Cina al continente africano per costruire strade, ponti, stadi e ospedali all’insegna delle “nuov…
È un ruolo di cui il Regno di Mezzo avrebbe fatto volentieri a meno. Suo malgrado, il principale creditore dei Paesi africani si trova al centro del processo di negoziazione dei debiti del continente, molti paesi del quale si ritrovano strangolati dalla crisi economica globale. In generale piuttosto discreta sull'argomento, Pechino ha reso noto che parteciperà all'accordo del G20 annunciato in aprile, che prevede la sospensione dei rimborsi per i paesi più poveri fino alla fine dell'anno. E' in discussione una proroga fino al 2021. Ma questo rinvio - ritenuto insufficiente dai paesi africani - rappresenta solo una piccola parte del debito totale del continente stimato in 365 miliardi di dollari e detenuto per un terzo dalla sola Cina.
 
Secondo la John Hopkins University, tra il 2000 e il 2017, 143 miliardi di dollari sono andati dalla Cina al continente africano per costruire strade, ponti, stadi e ospedali all’insegna delle “nuove strade della seta”, con prestiti massicci a condizioni opache. L'Overseas Development Institute di Londra, ad esempio, stima che i prestiti cinesi rappresentino il 70 per cento del debito estero di Gibuti. 
 
L'annuncio del G20 non tiene conto di tutti i paesi africani. Sono esclusi quelli che hanno debiti nei confronti della Banca Mondiale o del FMI. In secondo luogo, copre solo i debiti tra Stato e Stato, non i prestiti commerciali emessi da banche come Eximbank e China Development Bank. La Cina, accusata di aver trascinato i paesi africani nella trappola del debito, è ora chiamata a partecipare a un accordo globale. “Una soluzione praticabile per il debito dell'Africa deve necessariamente includere la Cina in un processo multilaterale. La Cina è sottoposta a una forte pressione affinché collabori”, conferma Valérie Niquet, responsabile del polo Asia presso la Fondation pour la recherche stratégique. 
 
Tuttavia, non è nella cultura né nelle intenzioni della Cina cercare una soluzione internazionale. Ciò richiederebbe una supervisione e una trasparenza che andrebbero contro i suoi interessi. Ha avviato una timida collaborazione con il Club di Parigi, che oggi riunisce 22 Stati creditori, e assicura che, contrariamente a quanto affermano le critiche che le sono rivolte, i termini contrattuali con i paesi africani sono favorevoli. Il Centro per lo sviluppo globale (CGD) ha rilevato che i tassi di interesse applicati dalle banche cinesi erano due volte più alti di quelli della Banca mondiale. 
 
Il debito dei Paesi africani rappresenta un vero problema per la Cina, dato che il 20 per cento dei suoi prestiti è già in fase di rinegoziazione. Questi sono spesso concessi da banche commerciali orientate al profitto e comprendono anche aziende private cinesi. A giudicare da quanto è stato fatto in passato, è probabile che la Cina continuerà a negoziare caso per caso, azienda per azienda, spesso in condizioni poco trasparenti. Ha già fatto sapere che non prenderà in considerazione una cancellazione totale, come richiesto dai paesi africani. Tuttavia, data l'entità del debito, che per alcuni Stati è insostenibile, gli economisti ritengono che almeno in parte dovrà essere cancellato. 
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Luis E. Moriones)