Il rinnovamento della copertina del documento, stabilito con un voto del Parlamento, è un passo nel programma per un costante allontanamento da Pechino
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PECHINO - Oltre che un passaporto, è anche una carta di identità. Una dichiarazione di quello che Taiwan vuole essere, ma fatta con la prudenza di chi sa di vivere in un equilibrio geopolitico sottile e precario. Oggi la Repubblica di Cina, nome ufficiale di Taiwan, ha ufficialmente rivelato l'aspetto del suo nuovo passaporto.
Un esercizio di design atteso ben oltre il suo valore artistico o burocratico, come del resto ogni simbolo di sovranità dell'isola che la Cina comunista vorrebbe ad ogni costo annettere, ma i cui cittadini sono sempre più fieri della propria diversità.
Il rinnovamento della copertina del documento, stabilito con un recente voto del Parlamento, ha proprio come obiettivo evitare confusione tra le due Cine. (ansa)
Nei giorni scorsi un concorso di idee lanciato da un Partito aveva scatenato la creatività dei cittadini, che si erano avventurati in varie esaltazioni dei simboli locali, dalla fauna al tè con le bolle. Alla fine la scelta del governo è stata molto più conservatrice, ma comunque significativa: il nome Taiwan, quello con cui il mondo conosce l'isola e in cui sempre più cittadini si rispecchiano, è stato ingrossato di qualche punto, diventando il più visibile della pagine.
Quello ufficiale di "Republic of China" in inglese è stato striminzito attorno al simbolo nazionale, ma in caratteri mandarini campeggia comunque in alto. Il colore è identico. Una riforma, non una rivoluzione.
Hanno spiegato i funzionari del governo che l'obiettivo era amplificare il riconoscimento di Taiwan, soprattutto all'estero, senza cambiamenti drastici. E da questo punto di vista il nuovo design rispecchia fedelmente le posizioni della maggior parte dei cittadini, nonché la piattaforma politica che ha garantito una spettacolare rielezione alla presidente democratica Tsai Ing-wen: rafforzare la sovranità di fatto dell'isola per metterla al sicuro dalle mire di Pechino, ma senza la fuga in avanti di una dichiarazione formale di indipendenza, che rischierebbe di provocare un conflitto con la Cina maggiore. Repubblica di Cina-Taiwan è anche la dicitura di compromesso adottata da Tsai in discorsi e documenti ufficiali.
Quello del riconoscimento internazionale è un tema centrale per l'isola, che rischia di scomparire nell'immaginario globale di fronte alla Cina maggiore e a cui resta poco più di una decina di partner diplomatici.
Oltre al passaporto, il Parlamento ha deciso un "rebranding" anche della compagnia aerea di bandiera, China Airlines, pure quella suscettibile di essere presa per un marchio della Cina comunista. L'obiettivo di Tsai e del suo Partito democratico è rafforzare l'identità di Taiwan un passo dopo l'altro, strategia che Pechino definisce "del salame" e che condanna come pro-indipendenza.
Nelle ultime settimane gli Stati Uniti, principale garante della sovranità dell'isola, per cui rappresenta un territorio chiave nel contenimento di Pechino, hanno fatto una serie di passi per rafforzare il legame con Taiwan, dalla vendita di armamenti alla ridefinizione del principio "una Cina", passando per una visita ufficiale del ministro della Salute. Allo stesso tempo le esercitazioni militari attorno a Formosa, sia cinesi che americane, si sono moltiplicate, facendo impennare la tensione. La Repubblica di Cina sta emergendo come uno dei fronti più caldi nello scontro tra le due potenze.