Esteri

"Quelle due ore che hanno salvato la vita di Navalnyj"

La barella speciale che trasporta Navalnyj al momento dell'atterraggio a Berlino (ansa)
Un'inchiesta della Bbc racconta il malore del leader dell'opposizione russa e le decisioni rapide che gli hanno permesso di sopravvivere
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LONDRA - Il pronto intervento degli attendenti di volo. L'aiuto offerto da un'infermiera che era tra i passeggeri. La decisione del pilota di interrompere il volo e compiere un atterraggio d'emergenza verso il più vicino aeroporto. Il rapido arrivo di un'ambulanza per il trasporto in ospedale. Sono stati probabilmente questi eventi, nello spazio di due ore, a salvare la vita di Alexsej Navalnyj, il leader dell'opposizione russo avvelenato con il gas nervino Novichok mentre si trovava in Siberia e ora sotto le cure di specialisti tedeschi in una clinica di Berlino dove rimane in stato di coma.  
 
Un'inchiesta della redazione di Mosca della Bbc ha ricostruito i momenti decisivi, la mattina del 20 agosto scorso, in cui si è consumato il dramma. Un ritardo anche di poche ore nei soccorsi avrebbe potuto compromettere la vita del 44enne blogger e attivista politico russo, lascia capire il servizio dell'emittente radiotelevisiva pubblica britannica. E l'inchiesta rivela un altro particolare finora non emerso: quando l'aereo su cui viaggiava Navalnyj è ripartito ed è atterrato come originariamente previsto all'aeroporto Domodedovo di Mosca, agenti di polizia in divisa e in borghese sono saliti a bordo, facendo scendere tutti i passeggeri, tranne quelli che sedevano nei sedili vicini al leader dell'opposizione, a cui è stato chiesto di rimanere ancora sul velivolo. Non è noto che cosa la polizia abbia chiesto o controllato. Ma è certamente insolito che agenti in uniforme e in borghese salgano su un aereo e interroghino i passeggeri, nel caso in cui uno di essi si sia sentito male. Un problema di salute era già diventato una questione di sicurezza. Qualcuno sapeva che a sentirsi male era Navalnyj. E forse sapeva anche altro. 


Nel Regno Unito l'attenzione al caso è particolarmente alta perché nel 2018 un'ex-spia russa, Sergej Skripal, e sua figlia Julia, furono avvelenati con la medesima sostanza da agenti del Gru, il servizio segreto militare russo. Altre venti persone rimasero contagiate dal gas nell'operazione per cercare di eliminare Skripal, di cui un'indagine britannica ha attribuito la responsabilità alla Russia. 
 
Ore 8:01. Tutto comincia alle 8 del mattino all'aeroporto Bogashevo di Tomsk, la città siberiana da dove Navalnyj e i suoi collaboratori stanno tornando a Mosca dopo un viaggio per raccogliere materiale sulla corruzione locale. Un uomo sullo stesso volo, Ilya Ageev, testimonia di avere visto Navalnyj bere una tazza di tè in un caffè dell'aeroporto circa un'ora prima della partenza. Kira Yarmish, la portavoce di Navalnyj, afferma che quella mattina Aleksey non aveva mangiato o bevuto nient'altro.  
 
Ore:830. Durante la prima mezz'ora di volo, Navalnyj comincia a sentirsi male. Le hostess distribuiscono acqua ai passeggeri, ma lui rifiuta di bere. Poi si alza per andare alla toilette. Dopo un po' un altro passeggero prova ad andare alla toilette, ma Navalnyj non esce. Ben presto si forma una coda davanti al gabinetto dell'aereo. 
 
Ore 8:50. Navalnyj rimane chiuso nella toilette per almeno venti minuti. A questo punto tutti i quattro attendenti di volo si rendono conto che un passeggero sta male. I suoi collaboratori aiutano Navalnyj a uscire dalla toilette e lo trasportano nel corridoio riservato ai membri dell'equipaggio, nella parte posteriore dell'aereo, dove lo stendono a terra. Una hostess fa un annuncio chiedendo se a bordo c'è un medico. Anche il suo assistente, Ilya Pakhomov, va lungo il corridoio a chiedere se c'è un medico. Una donna non identificata dice di essere un'infermiera e si offre di aiutare. 
 
Ore 9:00. Il comandante annuncia che sarà fatto un atterraggio d'emergenza a Omsk, la città più vicina, perché un passeggero si sente male. Sergej Nezhenets, un avvocato che siede in una delle ultime file, racconta: "Aleksey ha cominciato a lamentarsi e a urlare. Aveva chiaramente dei dolori. Non diceva neanche una parola, gridava e si lamentava soltanto. Non so cosa gli hanno fatto l'infermiera e gli attendenti, ma ho sentito che gli dicevano, 'bevi, Aleksej bevi, respira'. Ho anche sentito qualcuno chiedere alla sua segretaria che cosa fosse accaduto e lei ha risposto che dovevano averlo avvelenato. Era molto nervosa". 
 
Ore 9:01. L'aereo atterra a Omsk, altra città siberiana, dopo qualche difficoltà dovuta a nuvole e turbolenza. 
 
Ore 9:03. Due minuti, personale sanitario del pronto soccorso dell'aeroporto arriva a bordo. Esaminano Navalnyj. Gli applicano una flebo. Ma l'avvocato Nezhenets li sente subito dire: "Questo non è un caso per noi, deve essere ricoverato in terapia intensiva". Il medico dell'aeroporto, Vasilij Sidorus, dice di non averlo trattato personalmente, ma che i suoi colleghi hanno fatto di tutto per salvargli la vita, decidendo immediatamente il ricovero in ospedale in terapia intensiva. 
 
Ore 9:37. Arriva un'ambulanza, Navalnyj viene portato giù dall'aereo insieme al suo staff ed è trasportato all'ospedale di Omsk dove arriva mezz'ora più tardi verso le 10. Nei due giorni seguenti, i medici dell'ospedale, incluso il direttore e il primario del reparto di tossicologia, insistono che nessun veleno è stato riscontrato e che Navalny sembrava soffrire di un problema metabolico. Dopo pressioni internazionali, al leader dell'opposizione russa viene concesso di essere trasferito in Germania, come richiesto anche dalla moglie. E a Berlino, dopo alcuni giorni, i medici affermano che è stato avvelenato con il Noviciok, un gas nervino sviluppato per scopi militari nei laboratori delle forze di sicurezza russe, considerato un'arma chimica di distruzione di massa.  

L'ex-spia Skripal e la figlia sono sopravvissuti al Noviciok, ma hanno impiegato da uno a due mesi a uscire dal coma. Oggi hanno entrambi ricevuto una nuova identità e si dice che vivano in Nuova Zelanda, ma nessuno conosce le loro esatte condizioni di salute. Un poliziotto rimasto contagiato toccando la maniglia della porta di casa di Skripal ha ancora oggi alcuni sintomi dell'avvelenamento. E una donna che raccolse in un parco di Salisbury, la città inglese in cui viveva Skripal, la boccetta di profumo in cui era stato nascosto il gas, ha perso la vita.  
 
"Quando siamo atterrati a Mosca", dice l'avvocato Nezhenets alla Bbc, "vari poliziotti e agenti in borghese sono saliti sull'aereo. Hanno chiesto ai passeggeri che sedevano nelle file vicino a dove era seduto Navalnyj di restare a bordo, mentre agli altri è stato consentito di andarsene. Aleksej era stato seduto più o meno al centro dell'aereo, alla fila 10 o 11. È sembrato strano vedere venire la polizia a bordo. Fino a quel momento, non sembrava un caso criminale. Eppure, ecco che intervenivano i servizi di sicurezza".