Esteri

Patto tra India e Cina per ridurre le tensioni sul confine himalayano: "Entrambi vogliamo la pace"

I ministri degli Esteri di India, Jaishankar, Russia, Lavrov, e Cina, Yi, in posa dopo l'incontro di chiarimento avuto a Mosca (afp)
Dopo i soldati rimasti uccisi in una rissa a giugno e gli spari dei giorni scorsi, un faccia a faccia tra i ministri degli Esteri dà origine a un comunicato congiunto: "Lavoriamo per la tranquillità"
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PECHINO - Per la prima volta dopo settimane di tafferugli di confine e accuse reciproche, Cina e India riescono a trovare parole comuni di distensione. E al termine di un lungo incontro tra i due ministri degli Esteri consegnano a un comunicato congiunto la volontà di "ridurre" il livello di ostilità e di collaborare per "la pace e la tranquillità". L'intesa dovrebbe aprire la strada a un parallelo disimpegno delle truppe schierate lungo il confine conteso dell'Himalaya, ma non sarà facile da declinare sul campo, tra vette e valli dove i due Paesi conducono una sfida a bassa intensità per erodere le posizioni dell'avversario.

Il faccia a faccia tra il ministro cinese Wang Yi e il suo omologo indiano S. Jaishankar è avvenuto giovedì sera a Mosca, a margine di un summit dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, il gruppo multilaterale per la sicurezza promosso da Cina e Russia, a cui nel 2017 ha aderito anche l'India. Le premesse non sembravano buone. Dopo la rissa a mazze e bastoni di metà giugno, nella quale sono morti 20 soldati indiani e un numero imprecisato di soldati cinesi, lunedì si era registrato un nuovo incidente: la Cina aveva accusato le truppe indiane di aver sparato dei colpi di avvertimento in aria, violando un accordo per non usare armi da fuoco in prossimità del confine che reggeva da decenni; l'India aveva risposto accusando la Cina di essere stata lei a fare fuoco. Nelle ore successive il telegiornale cinese aveva mostrato in prima serata delle esercitazioni dei paracadutisti dell'Esercito nazionale sull'altopiano tibetano, mentre i quotidiani di regime invitavano Delhi a scegliere tra la pace e la guerra.
Manovre militari al confine tra India e Cina, nei dintorni di Gagangeer, nel Ladakh (ansa)
Eppure, nonostante la retorica e la politica nazionaliste che contraddistinguono i due giganti d'Asia e i loro leader, Modi e Xi, in queste settimane gli analisti hanno fatto notare che non è interesse né della Cina né dell'India che le tensioni degenerino in conflitto aperto. E questo assunto è il primo dei cinque punti dell'accordo raggiunto a Mosca ieri dopo due ore e mezzo di dialogo, stando al quale le parti lavoreranno per promuovere il dialogo operativo sul campo e per disimpegnare velocemente le truppe. Anche il resoconto di parte cinese del meeting, pur ribadendo la richiesta all'India di fermare le provocazioni, è eccezionalmente morbido, ricordando che i due Paesi non sono una minaccia reciproca ma dei "partner di cooperazione".

Le tensioni di questi mesi hanno infiammato le opinioni pubbliche interne e provocato ritorsioni non solo simboliche, come la decisione dell'India di bandire centinaia di applicazioni cinesi dai telefoni del Paese. Questa distensione però conferma che entrambi i leader hanno altre priorità: l'India contenere la pandemia ancora fuori controllo ed evitare il collasso dell'economia, la Cina alimentare la ripresa e dedicarsi al confronto con gli Stati Uniti. Resta da capire come l'intesa politica verrà interpretata in prima linea, dove il livello di animosità tra i fronti, che vengono spesso a contatto lungo la cosiddetta "linea attuale di controllo", è enorme. Né la Cina né l'India sono disposte a rinunciare alle loro rivendicazioni territoriali lungo l'Himalaya ed è molto probabile che continueranno comunque, magari più in silenzio ed evitando scontri, a rafforzare le proprie posizioni.