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(ansa)

Xi apre all’Ue: “Investimenti, intesa possibile”

L'apertura cinese è stata confermata dall'agenzia di Stato Xinhua, che ha parlato di "accelerazione"
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BRUXELLES - "Un accordo sugli investimenti entro il 2020 è possibile". È questa la frase chiave che - secondo autorevoli fonti europee - sarebbe stata pronunciata da Xi Jinping durante il summit con i vertici Ue. Un'apertura sufficiente per evitare che l'Europa lanci già la prossima settimana una nuova e più dura strategia verso la Cina, ma non in grado di rasserenare i rapporti tra i due blocchi.

"L'Europa - ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel - dev'essere un giocatore, non un campo di gioco: abbiamo fatto un passo verso rapporti più equilibrati con la Cina, ma c'è altra strada da percorrere". Collegate con Xi insieme all'ex premier belga anche il capo della Commissione, Ursula von der Leyen, e Angela Merkel, presidente di turno dell'Unione.

L'apertura cinese in serata è stata confermata dall'agenzia di Stato Xinhua, che ha parlato di "acceleraz…
BRUXELLES - "Un accordo sugli investimenti entro il 2020 è possibile". È questa la frase chiave che - secondo autorevoli fonti europee - sarebbe stata pronunciata da Xi Jinping durante il summit con i vertici Ue. Un'apertura sufficiente per evitare che l'Europa lanci già la prossima settimana una nuova e più dura strategia verso la Cina, ma non in grado di rasserenare i rapporti tra i due blocchi.

"L'Europa - ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel - dev'essere un giocatore, non un campo di gioco: abbiamo fatto un passo verso rapporti più equilibrati con la Cina, ma c'è altra strada da percorrere". Collegate con Xi insieme all'ex premier belga anche il capo della Commissione, Ursula von der Leyen, e Angela Merkel, presidente di turno dell'Unione.

L'apertura cinese in serata è stata confermata dall'agenzia di Stato Xinhua, che ha parlato di "accelerazione". Sono 7 anni che Europa e Cina negoziano il trattato sugli investimenti reclamato dall'Unione per riequilibrare la bilancia commerciale con il Dragone. Un passo tanto importante che in caso di ennesimo flop imputabile alla (interessata) lentezza negoziale cinese gli europei sarebbero pronti a rivedere l'approccio verso Pechino, scegliendo un atteggiamento ben più duro di quello attuale colpendo le sue imprese che a oggi possono operare nel Continente.

Di fronte a questa minaccia, il Dragone ha fatto qualche passo avanti, come ha riassunto von der Leyen: "Abbiamo un accordo su tre pilastri: comportamento delle aziende pubbliche cinesi, trasferimento forzoso delle tecnologie delle nostre imprese che lavorano in Cina e trasparenza relativa ai sussidi. Resta molto da fare su sviluppo sostenibile e accesso al mercato cinese, in particolare sulle barriere alla nostra tecnologia digitale nelle telecomunicazioni e nei trasporti".

L'Ue incassa la promessa che alle nostre aziende saranno estese condizioni favorevoli simili a quelle negoziate per le imprese Usa da Trump e Xi e il riconoscimento di 100 indicazioni geografiche: per l'Italia, ad esempio, si va dal Brunello di Montalcino al Gorgonzola passando per parmigiano e prosciutto di Parma e San Daniele.

Bene, ma non abbastanza, come ha riassunto Merkel: "È positivo cercare rapporti strategici, ma non possiamo farci illusioni". La cancelliera ha quindi parlato di "volontà politica di entrambe le parti" sugli investimenti ma di assenza di "garanzie". Prima di modificare la propria postura, dunque, l'Unione aspetta fine anno per vedere se Xi sarà di parola. Intanto restano siderali distanze sul clima e le "preoccupazioni" europee per la legge sulla sicurezza di Hong Kong e per il trattamento riservato alle minoranze nello Xinjiang e in Tibet, dove l'Ue ha auspicato l'invio "osservatori indipendenti".