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Thailandia, migliaia in piazza contro governo e monarchia: "Un primo storico passo verso la democrazia"

Gli organizzatori attendono una folla di 50mila persone pronte a marciare alle prime luci dell'alba di domenica verso il palazzo del governo. Chiedono lo scioglimento del parlamento, nuove elezioni, modifiche alla Costituzione, la fine delle intimidazioni nei confronti degli attivisti politici. Ma anche la riforma della monarchia, considerata sacra
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BANGKOK - Gli organizzatori si aspettano la più grande protesta degli ultimi anni. Dal primo pomeriggio migliaia di manifestanti si sono radunati nel campus dell'Università Thammasat, a lungo considerata un focolaio di opposizione all'establishment militare e monarchico, e teatro di un massacro di manifestanti nel 1976.

Si sono dati appuntamento nel grande prato che finisce proprio davanti al Palazzo del re. Maha Vajiralongkorn è assente ora, si trova in Germania con le sue mogli.

Sdraiati sull'erba ancora umida per la pioggerellina caduta fastidiosa nel primo pomeriggio, gli studenti, circa 20mila, aspettano pacifici e molto determinati che arrivi la sera e con il buio, altri manifestanti. Passeranno la notte sul quello stesso prato prima di riprendere il corteo alle prime luci dell'alba, quando dovrebbero essere almeno 50mila persone.

Con le mascherine al volto, manifestano contro il governo del primo ministro Prayuth Chan-ocha, chiedono lo sc…
BANGKOK - Gli organizzatori si aspettano la più grande protesta degli ultimi anni. Dal primo pomeriggio migliaia di manifestanti si sono radunati nel campus dell'Università Thammasat, a lungo considerata un focolaio di opposizione all'establishment militare e monarchico, e teatro di un massacro di manifestanti nel 1976.

Si sono dati appuntamento nel grande prato che finisce proprio davanti al Palazzo del re. Maha Vajiralongkorn è assente ora, si trova in Germania con le sue mogli.

Sdraiati sull'erba ancora umida per la pioggerellina caduta fastidiosa nel primo pomeriggio, gli studenti, circa 20mila, aspettano pacifici e molto determinati che arrivi la sera e con il buio, altri manifestanti. Passeranno la notte sul quello stesso prato prima di riprendere il corteo alle prime luci dell'alba, quando dovrebbero essere almeno 50mila persone.

Con le mascherine al volto, manifestano contro il governo del primo ministro Prayuth Chan-ocha, chiedono lo scioglimento del Parlamento con nuove elezioni, una modifica alla Costituzione e la fine delle intimidazioni nei confronti degli attivisti politici. Ma nel loro manifesto di 10 punti esigono la riforma della monarchia, scatenando le ire dei conservatori realisti.

"Abbasso il feudalesimo, lunga vita al popolo", intonano. Non era mai successo prima, la monarchia è un'istituzione sacra in Thailandia, intoccabile. Il confine tra popolo e reali, insuperabile.

Per questo, quando oggi gli studenti si sono spostati su Sanam Luang - uno spazio pubblico di fronte al Grand Palace dove tradizionalmente si tengono le cerimonie di Stato - e hanno buttato giù la transenna che divide il parco universitario dalla proprietà del re, hanno buttato giù un confine storico. Toccato l'intoccabile e dissacrato un'idea. Non sarà dunque verso quel palazzo reale che marceranno appena farà giorno. Si dirigeranno invece verso il palazzo del governo.

È da metà luglio che protestano per chiedere un cambio ai vertici governativi, una nuova costituzione e le elezioni, dall'estate che infrangono il tabù della monarchia e del re Maha Vajiralongkorn.

"Oggi la gente chiederà indietro il proprio potere", ha scritto su Twitter ArnonNampa, un avvocato per i diritti umani, una figura di spicco nel movimento di protesta. Se a ottobre, dicono i manifestanti, il governo non risponderà alle loro richieste, "assalteremo il palazzo del re".

Il 19 settembre è l'anniversario del colpo di Stato che nel 2006 portò all'esilio il populista, allora primo ministro, Thaksin Shinawatra che fu deposto dalla carica dopo 5 anni di servizio. Accusato di corruzione e abuso di potere, Shinawatra ha vissuto tra Londra e Dubai finché nel 2010 il governo del Montenegro gli ha conferito la cittadinanza. Nel 2006 la giunta militare proclamò la legge marziale, sospese la costituzione del '97 e destituiti Parlamento, governo e Corte costituzionale, e mise il generale Surayud Chulanont a capo di un governo ad interim.

Oggi, tra i manifestanti ci sono molti dei seguaci di Shinawatra. Uomini e donne in "Camicia rossa" e ci sono anche veterani degli scontri di dieci anni fa, con le Camicie gialle, il colore delle manifestazioni antigovernative.

"Sono qui per combattere per il futuro dei miei figli e nipoti. Spero che quando morirò diventeranno liberi", dice Tasawan Suebthai, 68 anni, in maglietta rossa e amuleti intorno al collo per scongiurare i proiettili.

Finora la protesta è pacifica, ma domani sotto il palazzo del governo le cose potrebbero essere diverse. La polizia è arrivata in massa, almeno 10mila gli agenti schierati, blindati compresi.

Il primo ministro Prayuth ha detto che il governo avrebbe permesso le proteste come forma di libertà di parola, ma che le richieste di riforma della monarchia non sono accettabili.

"Stiamo combattendo per mettere la monarchia al posto giusto, non per abolirla", ha detto alla folla un leader della protesta, Panupong "Mike" Jadnok. Una studentessa di 20 anni, che ha dato il suo nome Waan, ha detto che è arrivata l'ora di riformare la monarchia. "È un problema che è stato nascosto per così tanto tempo. Deve finire adessso, qui".

I manifestanti insistono, chiedono l'abolizione di una legge di lesa maestà in caso di critiche alla monarchia. Vogliono anche un ridimensionamento dei poteri costituzionali del re, del suo patrimonio e del suo totale controllo sull'esercito.

Giovedì Prayuth ha avvertito i manifestanti di non organizzare la protesta per evitare i rischi di diffusione del nuovo coronavirus e li ha esortati a pensare alla crisi sanitaria prima della politica. I manifestanti hanno indossato le mascherine e sorriso, quando un agente ha detto a un gruppo di loro che potevano restare solo per un'ora. Sono pronti a restare, l'unica distanza a che vogliono mantenere, è quella dalla monarchia.