Thailandia, la sfida degli studenti alla monarchia: una targa a palazzo Reale. "Questo Paese appartiene al popolo"
Durante il fine settimana in migliaia si sono radunati nel prato che finisce davanti al palazzo del re Maha Vajiralongkorn. Hanno consegnato una lettera alla polizia reale. Il leader degli attivisti: "È già una vittoria". La nuova targa sostituisce quella scomparsa nel 2017
BANGKOK - Erano partiti per fare valere i propri diritti, sulla monarchia, sulla Costituzione, sul governo, sull'ingiustizia economica. Dovevano essere 50mila, non sono stati più di 20mila (18mila per le autorità), la maggior parte giovani.
Si sono radunati sabato mattina nel campus dell'Università Thammasat, teatro di un massacro di manifestanti nel 1976. L'appuntamento era nel grande prato che finisce proprio davanti al Palazzo del re Maha Vajiralongkorn.
Dopo aver buttato giù la transenna che divide la gente comune dali sacri reali, il nuovo Partito popolare, come si fanno chiamare i manifestanti in ricordo dei moti del 1932, hanno installato una targa datata 20 settembre 2020, che proclama in thailandese:
L'hanno posta vicino al Grand Palace di Bangkok nell'ultima sfida al re. Gli organizzatori hanno affermato che la targa sostituisce …
Si sono radunati sabato mattina nel campus dell'Università Thammasat, teatro di un massacro di manifestanti nel 1976. L'appuntamento era nel grande prato che finisce proprio davanti al Palazzo del re Maha Vajiralongkorn.
Dopo aver buttato giù la transenna che divide la gente comune dali sacri reali, il nuovo Partito popolare, come si fanno chiamare i manifestanti in ricordo dei moti del 1932, hanno installato una targa datata 20 settembre 2020, che proclama in thailandese:
Il popolo ha espresso l'intenzione che questo Paese appartenga al popolo, e non al re
L'hanno posta vicino al Grand Palace di Bangkok nell'ultima sfida al re. Gli organizzatori hanno affermato che la targa sostituisce …
BANGKOK - Erano partiti per fare valere i propri diritti, sulla monarchia, sulla Costituzione, sul governo, sull'ingiustizia economica. Dovevano essere 50mila, non sono stati più di 20mila (18mila per le autorità), la maggior parte giovani.
Si sono radunati sabato mattina nel campus dell'Università Thammasat, teatro di un massacro di manifestanti nel 1976. L'appuntamento era nel grande prato che finisce proprio davanti al Palazzo del re Maha Vajiralongkorn.
Dopo aver buttato giù la transenna che divide la gente comune dali sacri reali, il nuovo Partito popolare, come si fanno chiamare i manifestanti in ricordo dei moti del 1932, hanno installato una targa datata 20 settembre 2020, che proclama in thailandese:
L'hanno posta vicino al Grand Palace di Bangkok nell'ultima sfida al re. Gli organizzatori hanno affermato che la targa sostituisce un'altra che segna la fine della monarchia assoluta negli anni '30, scomparsa nel 2017. Una coraggiosa dimostrazione di opposizione alla monarchia. Quando gli attivisti l'hanno installata, i manifestanti cantavano: "Abbasso il feudalesimo, lunga vita al popolo". Eppure poco cambierà.
Si muovono pacifici, i leader della protesta studentesca hanno consegnato una lettera di richieste alla polizia della Guardia Reale del re e la polizia non è intervenuta, non ci sono state segnalazioni di violenza. "La nostra più grande vittoria in questi due giorni è dimostrare che la gente comune come noi può inviare una lettera ai reali", ha detto il leader della protesta Parit "Penguin" Chiwarak, dicendo alla folla di tornare per un'altra manifestazione la prossima settimana.
Un portavoce del governo thailandese ha detto che la polizia non utilizzerà la violenza contro i manifestanti neanche in futuro, le centinaia di poliziotti disarmati hanno solo impedito ai manifestanti che avevano programmato di marciare alla Government House. Loro hanno detto che se il governo non risponderà alle richieste, lo faranno a ottobre.
Da luglio ci sono state regolari proteste di strada guidate dagli studenti. I manifestanti hanno chiesto che il governo guidato dal primo ministro Chan-ocha, un ex capo dell'esercito che ha preso il potere con il colpo di Stato, venga sciolto; che la costituzione venga riscritta; che le autorità smettano di molestare i critici., sono stanchi delle spese senza controllo di un re che tassa il suo popolo. Ma di risposte ne hanno finora ricevute poche. Durante il fine settimana però il vento sembrava cambiato. Sotto un cielo grigio si sono riuniti a migliaia e il risultato è stato una tra le più grandi manifestazioni degli ultimi anni per un cambiamento. Arrivati sabato mattina sono rimasti per continuare la protesta fino a domenica, prima di disperdersi.
Si sono radunati sabato mattina nel campus dell'Università Thammasat, teatro di un massacro di manifestanti nel 1976. L'appuntamento era nel grande prato che finisce proprio davanti al Palazzo del re Maha Vajiralongkorn.
Dopo aver buttato giù la transenna che divide la gente comune dali sacri reali, il nuovo Partito popolare, come si fanno chiamare i manifestanti in ricordo dei moti del 1932, hanno installato una targa datata 20 settembre 2020, che proclama in thailandese:
Il popolo ha espresso l'intenzione che questo Paese appartenga al popolo, e non al re
L'hanno posta vicino al Grand Palace di Bangkok nell'ultima sfida al re. Gli organizzatori hanno affermato che la targa sostituisce un'altra che segna la fine della monarchia assoluta negli anni '30, scomparsa nel 2017. Una coraggiosa dimostrazione di opposizione alla monarchia. Quando gli attivisti l'hanno installata, i manifestanti cantavano: "Abbasso il feudalesimo, lunga vita al popolo". Eppure poco cambierà.
Si muovono pacifici, i leader della protesta studentesca hanno consegnato una lettera di richieste alla polizia della Guardia Reale del re e la polizia non è intervenuta, non ci sono state segnalazioni di violenza. "La nostra più grande vittoria in questi due giorni è dimostrare che la gente comune come noi può inviare una lettera ai reali", ha detto il leader della protesta Parit "Penguin" Chiwarak, dicendo alla folla di tornare per un'altra manifestazione la prossima settimana.
Un portavoce del governo thailandese ha detto che la polizia non utilizzerà la violenza contro i manifestanti neanche in futuro, le centinaia di poliziotti disarmati hanno solo impedito ai manifestanti che avevano programmato di marciare alla Government House. Loro hanno detto che se il governo non risponderà alle richieste, lo faranno a ottobre.
Le proteste da giugno
Gli studenti protestano da giugno scorso. Quando l'attivista pro-democrazia Wanchalearm Satsaksit è scomparso in Cambogia, dove era in esilio dal colpo di stato militare del 2014. Non si sa dove si trovi e i manifestanti accusano lo Stato thailandese di averne orchestrato il rapimento, cosa che la polizia e il governo negano.Da luglio ci sono state regolari proteste di strada guidate dagli studenti. I manifestanti hanno chiesto che il governo guidato dal primo ministro Chan-ocha, un ex capo dell'esercito che ha preso il potere con il colpo di Stato, venga sciolto; che la costituzione venga riscritta; che le autorità smettano di molestare i critici., sono stanchi delle spese senza controllo di un re che tassa il suo popolo. Ma di risposte ne hanno finora ricevute poche. Durante il fine settimana però il vento sembrava cambiato. Sotto un cielo grigio si sono riuniti a migliaia e il risultato è stato una tra le più grandi manifestazioni degli ultimi anni per un cambiamento. Arrivati sabato mattina sono rimasti per continuare la protesta fino a domenica, prima di disperdersi.