Morte, droga e vendette: l'ultima saga di Bollywood tiene incollata l'India
Raimondo Bultrini , di RAIMONDO BULTRINIIl suicidio di un noto attore ha fatto partire una caccia alle streghe nell'industria del cinema: gli investigatori cercano chi gli avrebbe fornito stupefacenti e chi si sarebbe appropriato delle sue ricchezze. Ma dietro alle indagini ci sono anche motivazioni politiche
BANGKOK - La drammatica e bizzarra saga seguita al presunto suicidio di Sushant Rajput Singh, popolare attore 34enne dell'industria cinematografica indiana di Bollywood, sta catalizzando l'attenzione morbosa dei media indiani con una serie di arresti eccellenti per consumo e spaccio di cannabis.
L'ultima superstar a finire sabato per 5 ore sotto il torchio dell'agenzia antistupefacenti è stata Deepika Padulone, celebre per la sua bellezza e una serie di film di successo, ma anche per il suo passato di depressione e di supporto ai movimenti anti-governativi. A legare il suo nome al caso dell'attore morto sono una serie di messaggi WhatsApp dove "si parla di droghe", rintracciati nei telefonini di alcuni produttori (uno di loro, Kshitij Ravi Prasad, è già agli arresti) e altre star di Bollywood convocate per gli interrogatori. Ma per comprendere l'intricata matassa della storia che vede già in carcere una decina di persone …
L'ultima superstar a finire sabato per 5 ore sotto il torchio dell'agenzia antistupefacenti è stata Deepika Padulone, celebre per la sua bellezza e una serie di film di successo, ma anche per il suo passato di depressione e di supporto ai movimenti anti-governativi. A legare il suo nome al caso dell'attore morto sono una serie di messaggi WhatsApp dove "si parla di droghe", rintracciati nei telefonini di alcuni produttori (uno di loro, Kshitij Ravi Prasad, è già agli arresti) e altre star di Bollywood convocate per gli interrogatori. Ma per comprendere l'intricata matassa della storia che vede già in carcere una decina di persone …
BANGKOK - La drammatica e bizzarra saga seguita al presunto suicidio di Sushant Rajput Singh, popolare attore 34enne dell'industria cinematografica indiana di Bollywood, sta catalizzando l'attenzione morbosa dei media indiani con una serie di arresti eccellenti per consumo e spaccio di cannabis.
L'ultima superstar a finire sabato per 5 ore sotto il torchio dell'agenzia antistupefacenti è stata Deepika Padulone, celebre per la sua bellezza e una serie di film di successo, ma anche per il suo passato di depressione e di supporto ai movimenti anti-governativi. A legare il suo nome al caso dell'attore morto sono una serie di messaggi WhatsApp dove "si parla di droghe", rintracciati nei telefonini di alcuni produttori (uno di loro, Kshitij Ravi Prasad, è già agli arresti) e altre star di Bollywood convocate per gli interrogatori. Ma per comprendere l'intricata matassa della storia che vede già in carcere una decina di persone collegate in un modo o nell'altro alla più grande industria cinematografica del mondo, bisogna riavvolgere il filo a quel fatidico 14 giugno.
L'attore 34enne fu trovato appeso a una corda nel suo appartemento di Mumbai e la polizia optò subito per la tesi del suicidio, anche se un segno sul collo insospettì i parenti che non esclusero l'omicidio. Presto emersero i suoi stati depressivi attribuiti inizialmente a un ambiente cinematografico nepotista e diviso per caste, dove dominano i "bramini" contro gli stessi "guerrieri" come Sushant, per giunta proveniente dal povero e arretrato Bihar. Paladina di questa tesi l'attrice Kangana Ranaut, anche lei una "guerriera", secondo la quale - inoltre - nell'industria delle illusioni "il 99 per cento delle persone prende droghe".
Più che l'ambiente, però, la famiglia di Sushant denunciò verso fine luglio la nefasta influenza che avrebbe avuto sul congiunto - "spingendolo al suicidio" o peggio - un'altra bellissima star, Rhea Chakraborty, la sua ultima fidanzata.
Dopo una vera e propria campagna mediatica di odio, 20 giorni fa Rhea fu tra le prime a finire in cella assieme a suo fratello e altri 7 amici o presunti spacciatori per avergli procurato marjuana, hashish e forse ecstasy. Non solo. I parenti del morto giurano che l'attrice ha spillato a Sushant milioni di rupie, trasformandola di fatto in uno dei più popolari "mostri mediatici" del momento.
Rhea ha ammesso di sapere della dipendenza del fidanzato dalle droghe, ma non di avergliele procurate. Nega di avergli estorto denaro (reati che ancora pendono sul suo capo) e in quanto al suo ruolo nel suicidio ha rinfacciato a due sorelle dell'attore la ricetta fasulla con la quale gli procurarono un farmaco contro l'ansia. "Sushant lo prese per 5 giorni - ha dichiarato - e poi morì". In un Paese dove gli eremiti "sadhu" consumano hashish e ganja da millenni per scopi religiosi, la campagna sulla "mafia della droga" di Bollywood sta dividendo ora l'India perfino sul fronte politico, con i ritratti dell'attore sui manifesti elettorali del partito di maggioranza Bjp per l'imminente votazione nel popoloso Bihar dal quale proveniva Sushant e dove è iniziata la campagna #GiustiziaperSRS. Ironia della sorte vuole però che Singh fosse un oppositore del Bjp.
Lo stesso conflitto di competenza tra polizie di Mumbai e Patna è stato usato per affidare i vari filoni d'indagine a ben 3 uffici. fra di essi quello centrale anti-crimine e l'anti-narcotici considerati sensibili alle direttive del governo. Anche le rivelazioni sulla pista della droga sono venute inizialmente da una tv pro-Bjp, Times Now.
Nei giorni scorsi si sono presentati gli attori Shraddha Kapoor, Sara Ali Khan e Rakul Preet Singh, e infine la celebre Padukone, che durante il lungo interrogatorio di sabato sarebbe "scoppiata tre volte in lacrime". L'avvocato della fidanzata dell'attore morto si è detto indignato dalle voci di stampa che attribuiscono alla sua cliente le "soffiate" all'origine degli ultimi arresti e interrogatori. Ma il giallo continuerà, tra fiction e reality, a intrattenere il pubblico ancora a lungo. Se non altro farà dimenticare per un po' lo stesso coronavirus, prossimo ai 6 milioni di casi.
L'ultima superstar a finire sabato per 5 ore sotto il torchio dell'agenzia antistupefacenti è stata Deepika Padulone, celebre per la sua bellezza e una serie di film di successo, ma anche per il suo passato di depressione e di supporto ai movimenti anti-governativi. A legare il suo nome al caso dell'attore morto sono una serie di messaggi WhatsApp dove "si parla di droghe", rintracciati nei telefonini di alcuni produttori (uno di loro, Kshitij Ravi Prasad, è già agli arresti) e altre star di Bollywood convocate per gli interrogatori. Ma per comprendere l'intricata matassa della storia che vede già in carcere una decina di persone collegate in un modo o nell'altro alla più grande industria cinematografica del mondo, bisogna riavvolgere il filo a quel fatidico 14 giugno.
L'attore 34enne fu trovato appeso a una corda nel suo appartemento di Mumbai e la polizia optò subito per la tesi del suicidio, anche se un segno sul collo insospettì i parenti che non esclusero l'omicidio. Presto emersero i suoi stati depressivi attribuiti inizialmente a un ambiente cinematografico nepotista e diviso per caste, dove dominano i "bramini" contro gli stessi "guerrieri" come Sushant, per giunta proveniente dal povero e arretrato Bihar. Paladina di questa tesi l'attrice Kangana Ranaut, anche lei una "guerriera", secondo la quale - inoltre - nell'industria delle illusioni "il 99 per cento delle persone prende droghe".
Più che l'ambiente, però, la famiglia di Sushant denunciò verso fine luglio la nefasta influenza che avrebbe avuto sul congiunto - "spingendolo al suicidio" o peggio - un'altra bellissima star, Rhea Chakraborty, la sua ultima fidanzata.
Dopo una vera e propria campagna mediatica di odio, 20 giorni fa Rhea fu tra le prime a finire in cella assieme a suo fratello e altri 7 amici o presunti spacciatori per avergli procurato marjuana, hashish e forse ecstasy. Non solo. I parenti del morto giurano che l'attrice ha spillato a Sushant milioni di rupie, trasformandola di fatto in uno dei più popolari "mostri mediatici" del momento.
Rhea ha ammesso di sapere della dipendenza del fidanzato dalle droghe, ma non di avergliele procurate. Nega di avergli estorto denaro (reati che ancora pendono sul suo capo) e in quanto al suo ruolo nel suicidio ha rinfacciato a due sorelle dell'attore la ricetta fasulla con la quale gli procurarono un farmaco contro l'ansia. "Sushant lo prese per 5 giorni - ha dichiarato - e poi morì". In un Paese dove gli eremiti "sadhu" consumano hashish e ganja da millenni per scopi religiosi, la campagna sulla "mafia della droga" di Bollywood sta dividendo ora l'India perfino sul fronte politico, con i ritratti dell'attore sui manifesti elettorali del partito di maggioranza Bjp per l'imminente votazione nel popoloso Bihar dal quale proveniva Sushant e dove è iniziata la campagna #GiustiziaperSRS. Ironia della sorte vuole però che Singh fosse un oppositore del Bjp.
Lo stesso conflitto di competenza tra polizie di Mumbai e Patna è stato usato per affidare i vari filoni d'indagine a ben 3 uffici. fra di essi quello centrale anti-crimine e l'anti-narcotici considerati sensibili alle direttive del governo. Anche le rivelazioni sulla pista della droga sono venute inizialmente da una tv pro-Bjp, Times Now.
Nei giorni scorsi si sono presentati gli attori Shraddha Kapoor, Sara Ali Khan e Rakul Preet Singh, e infine la celebre Padukone, che durante il lungo interrogatorio di sabato sarebbe "scoppiata tre volte in lacrime". L'avvocato della fidanzata dell'attore morto si è detto indignato dalle voci di stampa che attribuiscono alla sua cliente le "soffiate" all'origine degli ultimi arresti e interrogatori. Ma il giallo continuerà, tra fiction e reality, a intrattenere il pubblico ancora a lungo. Se non altro farà dimenticare per un po' lo stesso coronavirus, prossimo ai 6 milioni di casi.