F-35 sì, ma "depotenziati". L'arma di pace tra Israele ed Emirati
Vincenzo Nigro , di VINCENZO NIGROAbu Dhabi voleva gli aerei invisibili dagli Usa, lo Stato ebraico non poteva perdere la propria "superiorità militare" nell'area. Così si è trovato un compromesso pur di firmare l'intesa.
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Per fare la pace bisogna comprare armi? Sta succedendo questo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, freschi firmatari dell’”accordo di Abramo” costruito da Donald Trump. Quando il presidente Usa ha annunciato che gli Emirati (assieme al Bahrain) avrebbero stabilito relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, immediatamente è stato chiaro l’obiettivo degli emiratini: consolidare e rendere palese un’alleanza con Israele che va avanti segretamente da anni in funzione di contenimento dell’Iran.
Lo Stato più grande del Golfo Persico, più potente in termini demografici e di potenziale militare, viene visto come un pericolo assoluto da tutte le monacchie petrolifere della regione. Per questo lo sceicco Mohammed bin Zayed, al potere ad Abu Dhabi, ha seguito il suggerimento di Donald Trump e ha siglato la pace con Israele.
Subito dopo sono emersi alcuni dettagli non menzionati nell'annuncio. Per esempio: Abu Dhabi chiede di avere il…
Lo Stato più grande del Golfo Persico, più potente in termini demografici e di potenziale militare, viene visto come un pericolo assoluto da tutte le monacchie petrolifere della regione. Per questo lo sceicco Mohammed bin Zayed, al potere ad Abu Dhabi, ha seguito il suggerimento di Donald Trump e ha siglato la pace con Israele.
Subito dopo sono emersi alcuni dettagli non menzionati nell'annuncio. Per esempio: Abu Dhabi chiede di avere il…
Per fare la pace bisogna comprare armi? Sta succedendo questo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, freschi firmatari dell’”accordo di Abramo” costruito da Donald Trump. Quando il presidente Usa ha annunciato che gli Emirati (assieme al Bahrain) avrebbero stabilito relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, immediatamente è stato chiaro l’obiettivo degli emiratini: consolidare e rendere palese un’alleanza con Israele che va avanti segretamente da anni in funzione di contenimento dell’Iran.
Lo Stato più grande del Golfo Persico, più potente in termini demografici e di potenziale militare, viene visto come un pericolo assoluto da tutte le monacchie petrolifere della regione. Per questo lo sceicco Mohammed bin Zayed, al potere ad Abu Dhabi, ha seguito il suggerimento di Donald Trump e ha siglato la pace con Israele.
Subito dopo sono emersi alcuni dettagli non menzionati nell'annuncio. Per esempio: Abu Dhabi chiede di avere il caccia americano “F-35” costruito dalla Lockheed-Martin. L’aereo è ben noto anche in Italia, il primo paese europeo ad averlo schierato e capace di costruire molte parti del velivolo e di assemblare interi esemplari nello stabilimento di Cameri.
L’F-35 è un aereo “invisibile”, o meglio invisibile ai radar dei paesi che dovrebbe attaccare. In verità questa della bassa rilevanza ai radar è solo una (certo importante) delle caratteristiche dell’F-35. L’aereo è soprattutto un salto tecnologico e concettuale nell’idea di caccia-bombardiere: è un supercomputer volante, capace di ricevere informazioni da sensori di ogni tipo, dai satelliti, dalle stazioni di terra, dai sensori di carri armati o mezzi alleati schierati sul campo di battaglia.
È insomma l’ingresso dell’aeronautica militare in una nuova dimensione del combattimento aereo, in cui le informazioni che il pilota è in grado di ricevere, elaborare e ritrasmettere oppure utilizzare sono incredibilmente numerose.
Ed è questo che vogliono gli Emirati: armati da anni con il meglio della tecnologia bellica americana, francese e in genere occidentale, gli sceicchi di Abu Dhabi per consolidare la loro alleanza con gli Stati Uniti (sempre in funzione anti-Iran) vogliono agganciarsi al carro dell’F-35. Come Israele.
Per anni una delle pietre miliari della politica di difesa di Israele è stata però di mantenere un livello di superiorità tecnologica-militare nei confronti dei paesi arabi della regione. Che fossero nemici o anche ormai amici (come Egitto e Giordania), gli israeliani hanno sempre fatto pressioni sugli Usa perché non fornissero agli altri le stesse armi che avevano loro. Il Congresso americano ha perfino votato una legge sul QME (qualitative military edge, la superiorità militare qualitativa) che permette ai deputati Usa di bloccare eventuali vendite a paesi arabi se riducono questa superiorità israeliana.
Israele quindi non può bloccare una vendita, ma può renderla difficile, non solo con un’opera di convincimento politico della leadership americana, ma anche mobilitando suoi sostenitori all’interno del Congresso.
Per alcune settimane dopo che il tema “F-35 agli Emirati” era stato portato in pubblico sui giornali di tutto il Medio Oriente, i commenti israeliani erano stati a senso unico: “Gli Emirati che oggi diventano un nostro alleato ma domani potrebbero trasformarsi in un avversario non devono ricevere queste armi”. Lo stesso Netanyahu faceva trapelare la sua contrarietà a che gli americani vendessero l’F-35 agli emiratini.
Poco alla volta però sta emergendo una nuova verità: gli F-35 saranno venduti ad Abu Dhabi, e questa vendita è parte dell’accordo politico con cui Trump ha convinto gli emiratini (già ben disposti da soli) a firmare la pace con Israele.
Netanyahu ha accettato di rimuovere il suo veto sulla vendita degli aerei. In che modo? L’F-35 è un aereo che ha una gamma di capacità molteplici. La differenza non la fanno il carico delle bombe o la potenza del motore. Le prestazioni variano soprattutto a seconda dei software che vengono installati sul velivolo. Per cui gli aerei da vendere agli emiratini sarebbero di una versione meno “invisibile” dei 24 velivoli che ha Israele o magari degli stessi F-35 che stanno arrivando all’Aeronautica italiana. Avranno dei software meno potenti o performanti.
C’è però un’altra indiscrezione che potrebbe aprire un capitolo del tutto nuovo, dalle conseguenze imprevedibili, nella lunga storia di questo “aereo invisibile”. Fonti del Ministero della Difesa israeliano fanno trapelare l’idea che Israele potrebbe ricevere una tecnologia - che peraltro i laboratori israeliani stanno già sviluppando da soli. Ovvero radar capaci di “vedere” anche gli aerei invisibili, rendendo quindi del tutto inutile lo sfoggio di costosissima tecnologia che la Lockheed ha creato per gli F-35.
Insomma, per fare la pace a volta bisogna vendere armi. Ma se sono armi pericolose è sempre meglio prendere qualche precauzione tecnica.
(Copyright la Repubblica/Lena-Leading European Newspaper Alliance)
Lo Stato più grande del Golfo Persico, più potente in termini demografici e di potenziale militare, viene visto come un pericolo assoluto da tutte le monacchie petrolifere della regione. Per questo lo sceicco Mohammed bin Zayed, al potere ad Abu Dhabi, ha seguito il suggerimento di Donald Trump e ha siglato la pace con Israele.
Subito dopo sono emersi alcuni dettagli non menzionati nell'annuncio. Per esempio: Abu Dhabi chiede di avere il caccia americano “F-35” costruito dalla Lockheed-Martin. L’aereo è ben noto anche in Italia, il primo paese europeo ad averlo schierato e capace di costruire molte parti del velivolo e di assemblare interi esemplari nello stabilimento di Cameri.
L’F-35 è un aereo “invisibile”, o meglio invisibile ai radar dei paesi che dovrebbe attaccare. In verità questa della bassa rilevanza ai radar è solo una (certo importante) delle caratteristiche dell’F-35. L’aereo è soprattutto un salto tecnologico e concettuale nell’idea di caccia-bombardiere: è un supercomputer volante, capace di ricevere informazioni da sensori di ogni tipo, dai satelliti, dalle stazioni di terra, dai sensori di carri armati o mezzi alleati schierati sul campo di battaglia.
È insomma l’ingresso dell’aeronautica militare in una nuova dimensione del combattimento aereo, in cui le informazioni che il pilota è in grado di ricevere, elaborare e ritrasmettere oppure utilizzare sono incredibilmente numerose.
Ed è questo che vogliono gli Emirati: armati da anni con il meglio della tecnologia bellica americana, francese e in genere occidentale, gli sceicchi di Abu Dhabi per consolidare la loro alleanza con gli Stati Uniti (sempre in funzione anti-Iran) vogliono agganciarsi al carro dell’F-35. Come Israele.
Per anni una delle pietre miliari della politica di difesa di Israele è stata però di mantenere un livello di superiorità tecnologica-militare nei confronti dei paesi arabi della regione. Che fossero nemici o anche ormai amici (come Egitto e Giordania), gli israeliani hanno sempre fatto pressioni sugli Usa perché non fornissero agli altri le stesse armi che avevano loro. Il Congresso americano ha perfino votato una legge sul QME (qualitative military edge, la superiorità militare qualitativa) che permette ai deputati Usa di bloccare eventuali vendite a paesi arabi se riducono questa superiorità israeliana.
Israele quindi non può bloccare una vendita, ma può renderla difficile, non solo con un’opera di convincimento politico della leadership americana, ma anche mobilitando suoi sostenitori all’interno del Congresso.
Per alcune settimane dopo che il tema “F-35 agli Emirati” era stato portato in pubblico sui giornali di tutto il Medio Oriente, i commenti israeliani erano stati a senso unico: “Gli Emirati che oggi diventano un nostro alleato ma domani potrebbero trasformarsi in un avversario non devono ricevere queste armi”. Lo stesso Netanyahu faceva trapelare la sua contrarietà a che gli americani vendessero l’F-35 agli emiratini.
Poco alla volta però sta emergendo una nuova verità: gli F-35 saranno venduti ad Abu Dhabi, e questa vendita è parte dell’accordo politico con cui Trump ha convinto gli emiratini (già ben disposti da soli) a firmare la pace con Israele.
Netanyahu ha accettato di rimuovere il suo veto sulla vendita degli aerei. In che modo? L’F-35 è un aereo che ha una gamma di capacità molteplici. La differenza non la fanno il carico delle bombe o la potenza del motore. Le prestazioni variano soprattutto a seconda dei software che vengono installati sul velivolo. Per cui gli aerei da vendere agli emiratini sarebbero di una versione meno “invisibile” dei 24 velivoli che ha Israele o magari degli stessi F-35 che stanno arrivando all’Aeronautica italiana. Avranno dei software meno potenti o performanti.
C’è però un’altra indiscrezione che potrebbe aprire un capitolo del tutto nuovo, dalle conseguenze imprevedibili, nella lunga storia di questo “aereo invisibile”. Fonti del Ministero della Difesa israeliano fanno trapelare l’idea che Israele potrebbe ricevere una tecnologia - che peraltro i laboratori israeliani stanno già sviluppando da soli. Ovvero radar capaci di “vedere” anche gli aerei invisibili, rendendo quindi del tutto inutile lo sfoggio di costosissima tecnologia che la Lockheed ha creato per gli F-35.
Insomma, per fare la pace a volta bisogna vendere armi. Ma se sono armi pericolose è sempre meglio prendere qualche precauzione tecnica.
(Copyright la Repubblica/Lena-Leading European Newspaper Alliance)