Claudia Sheinbaum, la sindaca scienziata di Città del Messico si prepara a diventare presidente
di DANIELE MASTROGIACOMODall'inizio della pandemia ha imposto nella capitale rigide misure di protezione e un lungo lockdown evitando una strage. Premio Nobel per la pace condiviso nel 2007 insieme al suo gruppo di scienziati e ambientalista, è l'anima che spariglia le carte nel dibattito all'interno di Morena, il partito del presidente Andrés Manuel López Obrador
PER molti sarà la futura presidente del Messico. La prima donna alla guida di un Paese da sempre dominato dagli uomini, accusato di retaggi maschili inossidabili, protagonista di grandi battaglie femministe. Per altri, Claudia Sheinbaum, 58 anni, un profilo che unisce accademia e politica, ingegnere energetico, un Premio Nobel per la pace condiviso nel 2007 assieme al suo gruppo di scienziati, militante ambientalista e impegnata nel sociale, oggi alla guida di Città del Messico è solo l'anima che spariglia le carte nel dibattito in corso all'interno di Morena, il partito del presidente Andrés Manuel López Obrador. È poco disposta a tradire il suo mentore per un'ambizione personale.
Nonostante assicuri che gli resterà fedele, così come fa da 18 anni restando al suo fianco "perché non ha mai deluso il suo popolo", questa fredda ma puntigliosa sindaca è apparsa tuttavia sempre più distante…
Nonostante assicuri che gli resterà fedele, così come fa da 18 anni restando al suo fianco "perché non ha mai deluso il suo popolo", questa fredda ma puntigliosa sindaca è apparsa tuttavia sempre più distante…
PER molti sarà la futura presidente del Messico. La prima donna alla guida di un Paese da sempre dominato dagli uomini, accusato di retaggi maschili inossidabili, protagonista di grandi battaglie femministe. Per altri, Claudia Sheinbaum, 58 anni, un profilo che unisce accademia e politica, ingegnere energetico, un Premio Nobel per la pace condiviso nel 2007 assieme al suo gruppo di scienziati, militante ambientalista e impegnata nel sociale, oggi alla guida di Città del Messico è solo l'anima che spariglia le carte nel dibattito in corso all'interno di Morena, il partito del presidente Andrés Manuel López Obrador. È poco disposta a tradire il suo mentore per un'ambizione personale.
Nonostante assicuri che gli resterà fedele, così come fa da 18 anni restando al suo fianco "perché non ha mai deluso il suo popolo", questa fredda ma puntigliosa sindaca è apparsa tuttavia sempre più distante dal leader che "mi ha insegnato a governare". Non solo fisicamente, quasi a rimarcare la differenza su come agire di fronte al Covid-19 che in Messico ha infettato quasi 700mila persone e provocato oltre 70mila morti.
Amlo, come viene chiamato da tutti il presidente, è stato sin dall'inizio un negazionista. Respingeva l'idea che si trattasse di un virus potente e sconosciuto. Si è schierato, con i vari Trump e Bolsonaro con cui è obbligato ad avere rapporti sebbene da un fronte opposto. Claudia Sheinbaum, invece, è razionale, pragmatica. Figlia di una coppia di ebrei laici e di sinistra, padre ashkenazita e madre sefardita, crede nella scienza. Fa parte della sua formazione, umana e professionale.
Sin dall'inizio della pandemia ha imposto le misure di protezione e di contenimento, proclamando un rigido e lungo lockdown che ha evitato una strage soprattutto tra gli informali, la massa di persone senza un lavoro fisso, costrette a uscire di casa per vendere i loro prodotti e poter mangiare almeno una volta al giorno.
Il suo distacco da Obrador appare anche politico. Spesso, nelle ultime settimane, era defilata negli incontri istituzionali tenuti dal suo padre politico. Un dettaglio che non è sfuggito ai media e agli osservatori e che assume una valenza maggiore soprattutto in queste giornate nelle quali si traccia un primo bilancio alla vigilia dei primi due anni di governo della sinistra in Messico.
Portare una donna a Los Pinos, il palazzo della Presidenza, tra quattro anni, sarebbe il coronamento di un processo politico che l'ala progressista di Morena, il Movimento di Rigenerazione Democratica, nato da una costola del Partito della Rivoluzione Democratica, ha avviato per ribadire le distanze dagli alleati del PSE, il Partito di Incontro Sociale, una formazione di destra che rende ibrida la maggioranza al potere.
Su di lei si è scritto molto. Il suo arrivo sulla poltrona più importante della megalopoli e quindi di tutto il Messico è stato accolto con entusiasmo. Non solo rappresentava il primo trionfo della sinistra in un paese da sempre governato dal PRI, con una pausa di pochi anni del PAN. Claudia Sheinbaum era il simbolo di una svolta che appariva impossibile, specie se incarnata da una donna.
Il Covid è stato il suo vero banco di prova. Ha creato una linea diretta alla quale potevano rivolgersi le persone che avvertivano i primi sintomi del contagio, ricevere un pacchetto gratuito di maschere, un termometro, un gel antibatterico e un analgesico. Cose concrete, di cui la popolazione aveva bisogno.
Ogni mattina voleva avere sul suo tavolo un bilancio aggiornato dei ricoveri, le guarigioni, i malati in terapia intensiva, il numero dei morti. Affrontava di volta in volta i problemi che nascevano sul campo. Le maschere cinesi che non si adattavano al viso largo dei messicani, la cronica mancanza dei letti di terapia intensiva, i servizi funebri oberati che non riuscivano a raccogliere i corpi delle vittime, lasciati a casa per giorni con il rischio di altre infezioni.
Non si è mai persa d'animo. È rimasta chiusa nel suo ufficio, lasciando aperta una linea speciale di contatto con i principali ospedali; è uscita per strada quando si trattava di solidarizzare con una popolazione assediata dal virus, ha insistito per effettuare i primi tamponi che ha poi fatto aumentare di numero, assieme ai posto di terapia intensiva grazie agli acquisti dei macchinari, all'epoca merce rara, in tutto il mondo. Sapeva che gli ospedali erano il punto di snodo degli ammalati e si è sforzata di evitare che si intasassero. Il sistema sanitario ha retto. A fatica ma ha retto.
Non è stato facile per la sindaca. Si è trovata a lavorare con Hugo López-Gattel, l'uomo nominato da Obrador come capo della task force anti Covid. Un rapporto complicato. Erano diversi, nei modi e nelle idee. Non sempre concordavano sulle misure da adottare. Ma Claudia Sheinbaum ha evitato gli scontri e le polemiche. "Non permetterò", ha dichiarato al New York Times, "che questa pandemia si trasformi in un conflitto politico. Ma credo anche di avere un ruolo politico in città e mi atterrò a ciò in cui credo". Non ha prestato il fianco alle critiche che venivano mosse al suo mentore. Ha sempre difeso Amlo e dal presidente ha continuato ad avere il rispetto e il sostegno di sempre.
La battaglia contro il Covid-19 e la gestione della crisi hanno finito per cancellare forse l'unica ombra che pesa sul passato della sindaca di Città del Messico. Nel 2017, quando era capo del distretto di Tlalpan, fu accusata dal Pan per il crollo di una scuola durante il violento terremoto che colpì la capitale. Sotto le macere morirono 26 bambini. Una evidente polemica politica. La sua immagine non venne scalfita. Anzi, ne uscì rafforzata per la ferma e composta reazione con cui si difese.
Anche la Procura, oltre alla gente, alla fine l'ha assolta. Oggi può vantare un bilancio positivo del suo mandato giunto a metà strada. Alle sue spalle ha decine di progetti di modernizzazione di trasporti e della rete viaria di Città del Messico sempre nel rispetto ambientale. "Lavorerò per la mia città", giurò una volta eletta. "Non vi tradirò". Finora ha mantenuto il suo impegno. Ha buone carte per puntare sulla presidenza. Lei, prudente, non si espone. "Resto fedele a Obrador", ripete. "Sarà lui a decidere e a indicare un eventuale successore".
Nonostante assicuri che gli resterà fedele, così come fa da 18 anni restando al suo fianco "perché non ha mai deluso il suo popolo", questa fredda ma puntigliosa sindaca è apparsa tuttavia sempre più distante dal leader che "mi ha insegnato a governare". Non solo fisicamente, quasi a rimarcare la differenza su come agire di fronte al Covid-19 che in Messico ha infettato quasi 700mila persone e provocato oltre 70mila morti.
Amlo, come viene chiamato da tutti il presidente, è stato sin dall'inizio un negazionista. Respingeva l'idea che si trattasse di un virus potente e sconosciuto. Si è schierato, con i vari Trump e Bolsonaro con cui è obbligato ad avere rapporti sebbene da un fronte opposto. Claudia Sheinbaum, invece, è razionale, pragmatica. Figlia di una coppia di ebrei laici e di sinistra, padre ashkenazita e madre sefardita, crede nella scienza. Fa parte della sua formazione, umana e professionale.
Sin dall'inizio della pandemia ha imposto le misure di protezione e di contenimento, proclamando un rigido e lungo lockdown che ha evitato una strage soprattutto tra gli informali, la massa di persone senza un lavoro fisso, costrette a uscire di casa per vendere i loro prodotti e poter mangiare almeno una volta al giorno.
Il suo distacco da Obrador appare anche politico. Spesso, nelle ultime settimane, era defilata negli incontri istituzionali tenuti dal suo padre politico. Un dettaglio che non è sfuggito ai media e agli osservatori e che assume una valenza maggiore soprattutto in queste giornate nelle quali si traccia un primo bilancio alla vigilia dei primi due anni di governo della sinistra in Messico.
Portare una donna a Los Pinos, il palazzo della Presidenza, tra quattro anni, sarebbe il coronamento di un processo politico che l'ala progressista di Morena, il Movimento di Rigenerazione Democratica, nato da una costola del Partito della Rivoluzione Democratica, ha avviato per ribadire le distanze dagli alleati del PSE, il Partito di Incontro Sociale, una formazione di destra che rende ibrida la maggioranza al potere.
Su di lei si è scritto molto. Il suo arrivo sulla poltrona più importante della megalopoli e quindi di tutto il Messico è stato accolto con entusiasmo. Non solo rappresentava il primo trionfo della sinistra in un paese da sempre governato dal PRI, con una pausa di pochi anni del PAN. Claudia Sheinbaum era il simbolo di una svolta che appariva impossibile, specie se incarnata da una donna.
Il Covid è stato il suo vero banco di prova. Ha creato una linea diretta alla quale potevano rivolgersi le persone che avvertivano i primi sintomi del contagio, ricevere un pacchetto gratuito di maschere, un termometro, un gel antibatterico e un analgesico. Cose concrete, di cui la popolazione aveva bisogno.
Ogni mattina voleva avere sul suo tavolo un bilancio aggiornato dei ricoveri, le guarigioni, i malati in terapia intensiva, il numero dei morti. Affrontava di volta in volta i problemi che nascevano sul campo. Le maschere cinesi che non si adattavano al viso largo dei messicani, la cronica mancanza dei letti di terapia intensiva, i servizi funebri oberati che non riuscivano a raccogliere i corpi delle vittime, lasciati a casa per giorni con il rischio di altre infezioni.
Non si è mai persa d'animo. È rimasta chiusa nel suo ufficio, lasciando aperta una linea speciale di contatto con i principali ospedali; è uscita per strada quando si trattava di solidarizzare con una popolazione assediata dal virus, ha insistito per effettuare i primi tamponi che ha poi fatto aumentare di numero, assieme ai posto di terapia intensiva grazie agli acquisti dei macchinari, all'epoca merce rara, in tutto il mondo. Sapeva che gli ospedali erano il punto di snodo degli ammalati e si è sforzata di evitare che si intasassero. Il sistema sanitario ha retto. A fatica ma ha retto.
Non è stato facile per la sindaca. Si è trovata a lavorare con Hugo López-Gattel, l'uomo nominato da Obrador come capo della task force anti Covid. Un rapporto complicato. Erano diversi, nei modi e nelle idee. Non sempre concordavano sulle misure da adottare. Ma Claudia Sheinbaum ha evitato gli scontri e le polemiche. "Non permetterò", ha dichiarato al New York Times, "che questa pandemia si trasformi in un conflitto politico. Ma credo anche di avere un ruolo politico in città e mi atterrò a ciò in cui credo". Non ha prestato il fianco alle critiche che venivano mosse al suo mentore. Ha sempre difeso Amlo e dal presidente ha continuato ad avere il rispetto e il sostegno di sempre.
La battaglia contro il Covid-19 e la gestione della crisi hanno finito per cancellare forse l'unica ombra che pesa sul passato della sindaca di Città del Messico. Nel 2017, quando era capo del distretto di Tlalpan, fu accusata dal Pan per il crollo di una scuola durante il violento terremoto che colpì la capitale. Sotto le macere morirono 26 bambini. Una evidente polemica politica. La sua immagine non venne scalfita. Anzi, ne uscì rafforzata per la ferma e composta reazione con cui si difese.
Anche la Procura, oltre alla gente, alla fine l'ha assolta. Oggi può vantare un bilancio positivo del suo mandato giunto a metà strada. Alle sue spalle ha decine di progetti di modernizzazione di trasporti e della rete viaria di Città del Messico sempre nel rispetto ambientale. "Lavorerò per la mia città", giurò una volta eletta. "Non vi tradirò". Finora ha mantenuto il suo impegno. Ha buone carte per puntare sulla presidenza. Lei, prudente, non si espone. "Resto fedele a Obrador", ripete. "Sarà lui a decidere e a indicare un eventuale successore".