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Sakellaropoulou: “La Turchia minaccia la pace nel Mediterraneo”

Intervista alla presidente della Repubblica greca
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ROMA - "La pace e la stabilità nel Mediterraneo sono a rischio per l'aggressività della Turchia. Il problema non è solo della Grecia, ma di tutta la regione". La presidente greca Aikaterini Sakellaropolou lancia l'allarme alla vigilia dell'incontro con il presidente italiano Sergio Mattarella con cui pranzerà domani al Quirinale. Sul tavolo poserà molti motivi di preoccupazione verso Ankara, caldi per Atene e per Roma: dalla guerra del gas attorno a Cipro alla Libia.

Presidente Sakellaropoulou, la Grecia è stata al centro dell’attenzione dell’Europa nelle ultime settimane per la tensione con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan nel Mediterraneo orientale e per la gestione della crisi sull’isola di Lesbo, seguita all’incendio del campo profughi di Moria. La Ue ha provato ad affrontare entrambi i problemi. Come giudica i passi compiuti?
“La Grecia si è trovata in mezzo a due crisi simulta…
ROMA - "La pace e la stabilità nel Mediterraneo sono a rischio per l'aggressività della Turchia. Il problema non è solo della Grecia, ma di tutta la regione". La presidente greca Aikaterini Sakellaropolou lancia l'allarme alla vigilia dell'incontro con il presidente italiano Sergio Mattarella con cui pranzerà domani al Quirinale. Sul tavolo poserà molti motivi di preoccupazione verso Ankara, caldi per Atene e per Roma: dalla guerra del gas attorno a Cipro alla Libia.

Presidente Sakellaropoulou, la Grecia è stata al centro dell’attenzione dell’Europa nelle ultime settimane per la tensione con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan nel Mediterraneo orientale e per la gestione della crisi sull’isola di Lesbo, seguita all’incendio del campo profughi di Moria. La Ue ha provato ad affrontare entrambi i problemi. Come giudica i passi compiuti?
“La Grecia si è trovata in mezzo a due crisi simultanee, entrambe collegate alla tensione con la Turchia. Dalla fine di luglio ci siamo trovati a dover fronteggiare una escalation senza precedenti dell’aggressività della Turchia nel Mediterraneo orientale, una aggressività basata su una interpretazione arbitraria della legge internazionale. Mi lasci ricordare gli incidenti di fine febbraio e inizio marzo, con l’intollerabile strumentalizzazione da parte turca dei flussi di migranti e rifugiati alla nostra frontiera settentrionale. Entrambi i casi non sono questioni bilaterali e vanno ben oltre il nostro interesse nazionale, perché i nostri confini sono nello stesso tempo confini dell’Unione europea. La Grecia ha resistito e ha messo in guardia l’Unione europea sulla necessità urgente di una nuova, efficace e umanitaria politica verso immigrati e rifugiati. Nel Mediterraneo orientale abbiamo chiarito che atti illegali e provocazioni come quelli compiuti dalla Turchia non vanno d’accordo con quello che noi intendiamo per leggi e relazioni internazionali. Sono atti estremamente pericolosi per la pace e la stabilità nella regione allargata. Le conclusioni dell’ultimo summit europeo riflettono le nostre posizioni e non lasciano dubbi che ci saranno conseguenze significative se la Turchia insisterà con la sua aggressione unilaterale”.

Quindi non crede che l’Unione Europea abbia solo guadagnato un po’ di tempo fissando per dicembre la deadline alla Turchia per far scendere la tensione? L’Unione europea avrebbe dovuto decidere sanzioni dure subito?
“Quello che noi speriamo e desideriamo è mantenere ed estendere una relazione pacifica e costruttiva con la Turchia. Per questo, l’imminente descalation della tensione è una condizione necessaria. L’Europa ha sempre intrapreso passi prudenti e bilanciati per risolvere crisi e dispute. In questo senso, alla Turchia è stato concesso una spazio ragionevole di manovra, ma allo stesso tempo unanimamente e chiaramente Ankara è stata avvertita che gli Stati membri si aspettano da lei un cambio di passo e la fine del suo comportamento aggressivo”.

Vede rischi di guerra nelle acque del Mediterraneo? Ankara ormai estende la sua influenza fino in Libia. Lo ha fatto con l’accordo sui confini marittimi con il governo Serraj così come mettendo il suo peso militare nel conflitto nel paese nordafricano.
“Io preferisco parlare in termini di pace e di conciliazione tra vicini. Ma il rischio di guerra è emerso in maniera veemente nel discorso pubblico, e non tutto d’un tratto. Le azioni provocatorie della Turchia in mare sono inquadrate in una retorica estremamente aggressiva verso la Grecia e verso Cipro. La Grecia è un paese moderno, dove vige lo Stato di diritto, un paese profondamente attaccato alla legge internazionale e alle relazioni pacifiche tra Stati. Nessuna scintilla di guerra verrà innescata per nostra responsabilità. Ma d’altra parte, nessuna minaccia alla nostra sovranità e ai diritti collegati alla nostra sovranità verranno tollerati. Il nostro scopo è riprendere i colloqui diplomatici su un’agenda specifica che riguardi il Mediterraneo orientale e di raggiungere un accordo”.

Ha menzionato Cipro, di cui difendete le rivendicazioni. Non credete che l’opposizione di Nicosia alle sanzioni contro la Bielorussia di Lukashenko a meno di adeguati provvedimenti europei contro Ankara sia stata un atto di Realpolitik che cozza contro i principi europei, contro la difesa dei diritti umani?
“Non si può discutere di principi europei, di rispetto della legalità internazionale, inclusi i diritti umani se si perde di vista quello che è sotto gli occhi di tutti: la continua - ormai da 46 anni - palese violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali della popolazione di Cipro dopo l’invasione turca, l’occupazione e la colonizzazione di quasi il 37% del territorio della Repubblica di Cipro, uno Stato membro dell’Unione europea, la cui stessa esistenza come Stato sovrano la Turchia, sola al mondo, continua a non riconoscere. Ho visitato Cipro il mese scorso e ho potuto discutere con il presidente Anastasiades e tutti i miei interlocutori sulle violazioni dei diritti umani da parte della Turchia a Cipro. Abbiamo parlato della sovranità dell’isola, dei suoi diritti, delle azioni illegali della Turchia nelle sue Zone marittime, ma anche sul terreno, lungo la linea del cessate il fuoco controllata dall’Onu e nell’area di Varosha chiusa dopo l’invasione. Tutti gli Stati membri, compresa Cipro naturalmente, sono stati convinti sostenitori delle sanzioni seguite ai recenti accadimenti in Bielorussia. Non si è trattato di Realpolitik, ma di credibilità e coerenza dell’Unione europea”.

Lei sta per visitare il presidente Mattarella a Roma. L’Italia ha fatto di recente esercitazioni militari con Grecia, Cipro e Francia ed è nell’East Mediterranean Forum, una specie di Opec del gas. Ma il nostro attuale governo non sostiene il gasdotto EastMed, tanto osteggiato da Erdogan. Con Ankara usiamo più la carota che il bastone. Pensa che l’attitudine italiana sia troppo soft? Che cosa chiederà al Quirinale?
“Avrò una fruttuosa discussione con il presidente Mattarella su tutte le vitali questioni aperte - e anche sulle scelte – che riguardano le nostre relazioni, nel contesto delle nostre comuni aspirazioni europee e dei nostri comuni obiettivi. Condividiamo la fede nella diplomazia e nella legge, così come la volontà di sviluppare ulteriormente l’intesa tra i nostri paesi e la nostra cooperazione”.

Il mondo è rimasto scioccato dalle immagini dei migranti a Lesbo dopo l’incendio nel campo di Moria. Ma Atene vuole andare avanti con la costruzione di nuovi campi per richiedenti asilo nelle isole dell’Egeo. Non dovremmo pensare ad altre soluzioni? Il rogo di Moria ha dimostrato che non è possibile vivere in quelle condizioni e le proteste dei cittadini locali indicano che tali situazioni sono ormai divenute intollerabili per tutti.
“L’incendio devastante nel centro di identificazione di Moria a Lesbo, che per fortuna non ha provocato perdite di vite umane né dispersi, è stato un duro monito a ricordare che abbiamo bisogno di soluzioni sostenibili e di lungo periodo in modo da poter affrontare a livello europeo il problema dei migranti e dei rifugiati. Dopo le fiamme, la priorità delle autorità greche è stata quella di assicurare riparo e sicurezza alle persone che erano state colpite. E in pochissimo tempo abbiamo allestito delle strutture temporanee per circa 8 mila persone. Oltre all’aiuto umanitario offerto da diversi Stati membri della Ue, sforzi per i ricollocamenti sono in corso nello spirito della solidarietà e della condivisione delle responsabilità: sforzi che si sono concentrati sui minori non accompagnati, i rifugiati già riconosciuti come tali e le persone più vulnerabili. In un certo senso una tragedia può spesso trasformarsi in opportunità. Ciò nonostante, invece di soluzioni ad hoc in risposta alle crisi, la Grecia insiste perché si arrivi a un meccanismo permanente di solidarietà, con una componente di ricollocamenti rilevante, da realizzare nel nuovo Patto per Migranti e Richiedenti Asilo presentato alla Commissione due settimane fa. E’ l’unica soluzione per alleviare il peso sproporzionato sopportato da Stati in prima linea dell’Unione come la Grecia e l’Italia, un peso che porta a condizioni di accoglienza ben lontane dall’essere ideali come quelle viste a Lesbo”.

Lei è la prima donna al vertice dello Stato in Grecia. E’ un segnale importante per il suo paese e per molti altri paesi, come l’Italia, che non hanno ancora avuto una donna presidente. Pensa che ci sia un modo specifico femminile per ricoprire una carica come la sua? Ha un messaggio da lanciare alle giovani donne?
“Mi trovo d’accordo con una frase pronunciata da Michelle Bachelet, l’ex presidente del Cile, e mi permetto di citarla: ‘Quando una donna è leader, questo la cambia. Quando molte donne sono leader, questo cambia la politica e le politiche”. Le donne in politica danno la priorità alle questioni sociali (salute, istruzione, ambiente), sono più sensibili sui diritti umani, promuovono l’uguaglianza, puntano a un futuro sostenibile e incoraggiano con la loro partecipazione alla politica la fede nella democrazia. Credo che le donne rispondano meglio ai bisogni della società, hanno maggiore empatia e capacità di cooperare, di costruire coalizioni e di raggiungere soluzioni consensuali. E’ stato inoltre provato che più donne sono elette in posti pubblici più aumentano le politiche che migliorano la vita e i passi avanti delle donne e delle minoranze razziali in campi come la parità salariale, la lotta alla violenza contro i più deboli, la Sanità pubblica, le politiche familiari.
Nonostante i progressi compiuti nel nostro paese negli ultimi decenni per quanto riguarda il ruolo delle donne nella società, c’è ancora molto da fare sull’uguaglianza di genere e per combattere gli stereotipi e i pregiudizi. Sono felice che la mia elezione abbia rafforzato la fiducia in se stesse delle donne greche e le abbia aiutate a capire che possono raggiungere qualunque posizione, anche la più alta. Specialmente le giovani donne devono sapere che hanno in mano la possibilità di far diventare realtà i propri sogni”.