Esteri

Padre Maccalli e Chiacchio: "Siamo stati in mano a tre gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda"

I due ostaggi liberati ieri in Mali sono stati accolti all'aeroporto militare di Ciampino da Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Ai pm hanno raccontato di "essere stati incatenati a un albero nel momento più difficile" ma di "non aver mai ricevuto minacce di morte"

2 minuti di lettura
ROMA -  "Siamo stati gestiti da tre gruppi. Tutti della galassia jihadista legata ad Al Qaeda. Il primo è stato quello dei pastori fulani, del secondo facevano parte sequestratori di origine araba e il terzo era composto da tuareg".

È quanto riferito dai due ostaggi liberati in Mali e tornati in Italia nelle scorse ore, Padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio, ai pm Sergio Colaiocco e Francesco Dall'Olio, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, in una caserma del Ros.

Maccalli, della diocesi di Crema, era stato rapito nel settembre 2018. Il religioso sarebbe stato venduto ai sequestratori da una persona con cui aveva avuto contatti nella missione di Bomoanga, a circa 150 chilometri dalla capitale nigerina, Niamey. Il contatto avrebbe avvertito i sequestratori dicendo che ''l'uomo bianco era tornato''. "Arrivarono con sei moto", ha riferito il religioso, che ha spiegato: "Fui prelevato e portato via".

Nicola Chiacchio era sparito in Mali alcuni anni fa, mentre si trovava nella regione, probabilmente per turismo. I due hanno raccontato altri particolari ai magistrati: "Siamo stati sottoposti a lunghi spostamenti in moto e barche che duravano giorni, attraversando anche il Burkina Faso per arrivare fino in Mali. Siamo stati tenuti insieme dal marzo 2019 fino alla liberazione".

"Non abbiamo ricevuto minacce di morte ma il momento peggiore è stato quando è fuggito Luca Tacchetto",  il padovano tornato libero nel marzo scorso, "ci hanno tenuto per alcuni giorni incatenati agli alberi ma poi la situazione si è tranquillizzata".

"Siamo stati trattati quasi sempre bene, al punto che il 20 maggio scorso, in occasione del mio compleanno, ci hanno regalato una radio, grazie alla quale abbiamo potuto avere notizie sulla diffusione del coronavirus in Europa" ha raccontato padre Maccalli.

 I due ostaggi italiani liberati ieri in Mali sono rientrati in Italia a bordo si un aereo militare che è atterrato a Ciampino.  Ad attenderli c'erano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. L'accesso all'aeroporto non è stato permesso alla stampa per ragioni di sicurezza sanitaria.

"Con Maccalli e Chiacchio, in poco più di un anno abbiamo liberato e riportato a casa sette ostaggi italiani che erano nelle mani di terroristi o organizzazioni criminali. Continuiamo a lavorare giorno e notte e in queste ore stiamo concentrando gli sforzi per i nostri connazionali in Libia. Abbiamo attivato tutti i canali internazionali e stiamo lavorando in silenzio e con riserbo come richiesto in queste situazioni per raggiungere il miglior risultato. Siamo in continuo contatto con le famiglie dei pescatori". Lo ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio postando la foto del rientro dei due italiani.
(fotogramma)

A poche ore di distanza è atterrata a Parigi la cooperante francese 75enne, rimasta prigioniera dei jihadisti per 4 anni. Mascherina anti Covid sul volto e foulard bianco in testa, Sophie Pétronin, ultimo ostaggio francese nel mondo liberata assieme a Chiacchio, padre Luigi Maccalli e al maliano Soumaila Cissé, è stata accolta dai famigliari e dal presidente Emmanuel Macron.

La liberazione dei 4 ostaggi potrebbe con ogni probabilità far parte dell'accordo del governo di Bamako con i gruppi estremisti, che ha portato alla liberazione di 100 jihadisti.