Spagna, spinta su parità di salario. "Lavoratrici potranno accedere ai registri contabili"
(Da sinistra) la ministra del Lavoro Yolanda Díaz;la portavoce del governo e ministra del Tesoro Maria Jesus Montero, la ministra dell'Uguaglianza Irene Montero (ansa)
Il Consiglio dei ministri approva due decreti per colmare il divario fra uomini e donne: "È essenziale disporre di dati e informazioni nella catena di retribuzione delle aziende"
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Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato oggi due decreti per cercare di colmare il divario salariale fra uomini e donne. La normativa costringerà le aziende alla trasparenza: dovranno tenere e divulgare i registri degli stipendi in base al genere.
Le nuove norme salariali prevedono, tra le altre cose, la gestione e la valutazione dei posti di lavoro, la corretta compilazione dei registri degli stipendi e le conseguenze previste in caso di inadempienza. Le aziende avranno sei mesi - dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dello Stato (Boletín Oficial del Estado - BOE) prevista immediatamente -, quindi fino ad aprile, per adeguare i registri salariali già obbligatori per legge a questi dettagli normativi.
"Da oggi, un uomo e una donna non possono più ricevere retribuzioni diverse. Regolando le aziende viene sradicata un'aberrazione democratica che viola i diritti fondamentali di metà della popolazione", ha detto oggi la ministra del Lavoro Yolanda Díaz dopo il Consiglio dei ministri.
A luglio Díazaveva presentato l'intesa che governo e sindacati avevano raggiunto per sviluppare l'eguaglianza effettiva tra donne e uomini nel mondo del lavoro. A firmarla per l'esecutivo spagnolo erano state infatti lei e la ministra delle Pari Opportunità Irene Montero, mentre per il sindacato confederale le firme erano state quelle della segretaria di Azione Sociale di CCOO Mari Cruz Vicente e della vicesegretaria di UGT, Cristina Antoñanza. L'accordo, voluto da governo e sindacati nonostante le organizzazioni imprenditoriali se ne fossero tirate fuori, sviluppava i regolamenti per l'applicazione del Real Decreto Ley 6/2019 del 1° marzo, contenente misure urgenti per garantire l'eguaglianza effettiva tra donne e uomini e ridurre il differenziale salariale di genere.
Il secondo decreto approvato oggi, sui piani per la parità (che entrerà in vigore tre mesi dopo la sua pubblicazione nel BOE), non ha il sostegno dei datori di lavoro che dovranno attuarla, proprio perché le organizzazioni imprenditoriali non avevano voluto aderire all'accordo di luglio.
"È essenziale disporre di dati e informazioni nella catena di retribuzione. Stiamo dando uno strumento ai lavoratori in modo che abbiano le informazioni sulla retribuzione presenti nei registri", ha detto ancora Díaz, "qualsiasi lavoratore potrà accedere a queste informazioni".
Montero ha aggiunto che queste norme sono fatte perché, senza, "la crisi graverà ancora una volta sulle spalle delle donne" e "potrebbero esserci battute d'arresto nei diritti ottenuti dalle donne in tanti anni di lotta". "Il messaggio è chiaro - ha proseguito Montero - per riprendersi da questa crisi, da questa emergenza, le donne devono essere pagate nello stesso modo di un uomo se hanno svolto uno stesso lavoro". Gli ultimi dati confermano infatti in Spagna un divario retributivo in aumento del 22%.
Per Montero, in molti casi, i lavoratori "non sono nemmeno consapevoli dell'esistenza di queste differenze salariali", per questo è d'accordo con Díaz dell'importanza di "dare strumenti ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali per essere a conoscenza di tutto".
Secondo i dati gestiti dal ministro delle Pari Opportunità "lo stipendio base non è la principale fonte di disuguaglianza, ma la retribuzione complementare" e, soprattutto, la diversa valutazione economica di lavori simili. Per questo Montero ha evidenziato i meccanismi previsti dal regolamento approvato che servono ad applicare il concetto di "parità di retribuzione per lavoro di pari valore", perché, a suo avviso, è una delle chiavi perché il divario retributivo tra uomo e donna smetta di aumentare.