Il virologo Fauci: “Meglio non farsi illusioni. Solo a fine 2021 saremo al sicuro”
Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiParla il capo dell’Istituto nazionale per la prevenzione delle malattie infettive americano: “Gli scienziati al lavoro sul vaccino sono straordinari, ma per tornare alla normalità serve tempo”
NEW YORK — «Non siamo lontani: un vaccino efficace potrebbe esserci già tra fine novembre e dicembre. Ma non sarà distribuito prima del 2021». Al telefono dal suo studio di Washington il medico più famoso d’America, il virologo Anthony Fauci, 79 anni, capo dell’Istituto nazionale per la prevenzione delle malattie infettive, è pragmatico: «Potremo dirci al sicuro, spero, prima del prossimo Natale: quello del 2021, intendo».
Perché ancora un anno se i vaccini saranno pronti a breve?
«Gli scienziati stanno facendo un lavoro straordinario. I loro studi sul Covid ci hanno già sorpreso e ci sorprendano ancora. Ma per tornare alla normalità serve tempo. È vero, gli studi sono a ottimo punto. Cinque vaccini supportati dagli Stati Uniti sono nella fase finale della sperimentazione e già due stanno dando ottimi risultati. Entro la fine del 2020 avremo risposte precise e in previsione …
Perché ancora un anno se i vaccini saranno pronti a breve?
«Gli scienziati stanno facendo un lavoro straordinario. I loro studi sul Covid ci hanno già sorpreso e ci sorprendano ancora. Ma per tornare alla normalità serve tempo. È vero, gli studi sono a ottimo punto. Cinque vaccini supportati dagli Stati Uniti sono nella fase finale della sperimentazione e già due stanno dando ottimi risultati. Entro la fine del 2020 avremo risposte precise e in previsione …
NEW YORK — «Non siamo lontani: un vaccino efficace potrebbe esserci già tra fine novembre e dicembre. Ma non sarà distribuito prima del 2021». Al telefono dal suo studio di Washington il medico più famoso d’America, il virologo Anthony Fauci, 79 anni, capo dell’Istituto nazionale per la prevenzione delle malattie infettive, è pragmatico: «Potremo dirci al sicuro, spero, prima del prossimo Natale: quello del 2021, intendo».
Perché ancora un anno se i vaccini saranno pronti a breve?
«Gli scienziati stanno facendo un lavoro straordinario. I loro studi sul Covid ci hanno già sorpreso e ci sorprendano ancora. Ma per tornare alla normalità serve tempo. È vero, gli studi sono a ottimo punto. Cinque vaccini supportati dagli Stati Uniti sono nella fase finale della sperimentazione e già due stanno dando ottimi risultati. Entro la fine del 2020 avremo risposte precise e in previsione di quei risultati positivi si stanno già producendo dosi. Sì, forse sarà possibile vaccinare qualcuno prima di fine anno. Ma per i grandi numeri c’è da aspettare».
Una previsione?
«Se avremo un vaccino efficace entro dicembre, saremo in grado di distribuire le prime dosi a inizio 2021, ma non basterà per tutti prima di marzo-aprile. Quasi certamente servirà poi un richiamo il mese dopo. E comunque i primi a riceverle saranno le categorie più a rischio, operatori sanitari e anziani. E soprattutto: è sbagliato creare troppe aspettative. A furia di annunciare vaccini dietro l’angolo rischiamo di deludere la gente. Se creiamo diffidenza meno persone saranno disposte a prenderlo. Dobbiamo fare le cose coi tempi giusti, perseverando con mascherine e distanziamento sociale almeno fin dopo la prossima estate. Sono cautamente ottimista sull’autunno: potremo finalmente viaggiare. Ne approfitterò per tornare a visitare l’Italia».
Perché è importante continuare a usare misure di sicurezza?
«Intanto non sappiamo se il vaccino sarà efficace al 100 per cento. E poi la sperimentazione dei vaccini per bambini inizierà solo quando avremo dati certi sull’efficacia di quello per adulti. Inoltre, non lo vorranno prendere tutti, mentre solo con un 75/80 per cento di vaccinati, possiamo aspettarci buoni risultati».
Kamala Harris, candidata democratica alla vicepresidenza, dice che assumerà solo un vaccino approvato da lei e non uno “elettorale” arrivato prima del voto...
«Approverò, consiglierò e prenderò solo un vaccino sicuro, approvato secondo gli standard dalla Food and Drug Administration, l’ente che qui regolamenta i farmaci. Sappiamo tutti quanto il momento sia grave. Non ci saranno ritardi, ma nemmeno scorciatoie».
Basterà per tutti?
«Deve: non potremo dirci immuni se resteranno focolai nel mondo. Ci sono piani per produrre milioni di dosi, affinché a giovarne non siano solo i paesi ricchi. Organismi come Gavi Alliance, Bill e Melinda Gates Foundation e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità stanno lavorando in tal senso».
Intanto assistiamo a una ripresa del virus. Gli scettici sono tanti e pure Donald Trump, dopo essersi ammalato, sminuisce la gravità del Covid...
«I leader sono tenuti a dare l’esempio dicendo la verità e dando raccomandazioni giuste, basate sui dati scientifici. In America abbiamo già 8 milioni di contagi e 220mila morti. Nel mondo i decessi hanno superato il milione. Mascherine e distanza sociale non sono atti politici ma gesti di rispetto e tutela. Purtroppo, la ripresa del virus dipende pure da chi segue le regole, ma non uniformemente. Se fossimo stati tutti più attenti, i numeri sarebbero in calo. Non possiamo dimenticarlo: non ne siamo ancora usciti».
Perché ancora un anno se i vaccini saranno pronti a breve?
«Gli scienziati stanno facendo un lavoro straordinario. I loro studi sul Covid ci hanno già sorpreso e ci sorprendano ancora. Ma per tornare alla normalità serve tempo. È vero, gli studi sono a ottimo punto. Cinque vaccini supportati dagli Stati Uniti sono nella fase finale della sperimentazione e già due stanno dando ottimi risultati. Entro la fine del 2020 avremo risposte precise e in previsione di quei risultati positivi si stanno già producendo dosi. Sì, forse sarà possibile vaccinare qualcuno prima di fine anno. Ma per i grandi numeri c’è da aspettare».
Una previsione?
«Se avremo un vaccino efficace entro dicembre, saremo in grado di distribuire le prime dosi a inizio 2021, ma non basterà per tutti prima di marzo-aprile. Quasi certamente servirà poi un richiamo il mese dopo. E comunque i primi a riceverle saranno le categorie più a rischio, operatori sanitari e anziani. E soprattutto: è sbagliato creare troppe aspettative. A furia di annunciare vaccini dietro l’angolo rischiamo di deludere la gente. Se creiamo diffidenza meno persone saranno disposte a prenderlo. Dobbiamo fare le cose coi tempi giusti, perseverando con mascherine e distanziamento sociale almeno fin dopo la prossima estate. Sono cautamente ottimista sull’autunno: potremo finalmente viaggiare. Ne approfitterò per tornare a visitare l’Italia».
Perché è importante continuare a usare misure di sicurezza?
«Intanto non sappiamo se il vaccino sarà efficace al 100 per cento. E poi la sperimentazione dei vaccini per bambini inizierà solo quando avremo dati certi sull’efficacia di quello per adulti. Inoltre, non lo vorranno prendere tutti, mentre solo con un 75/80 per cento di vaccinati, possiamo aspettarci buoni risultati».
Kamala Harris, candidata democratica alla vicepresidenza, dice che assumerà solo un vaccino approvato da lei e non uno “elettorale” arrivato prima del voto...
«Approverò, consiglierò e prenderò solo un vaccino sicuro, approvato secondo gli standard dalla Food and Drug Administration, l’ente che qui regolamenta i farmaci. Sappiamo tutti quanto il momento sia grave. Non ci saranno ritardi, ma nemmeno scorciatoie».
Basterà per tutti?
«Deve: non potremo dirci immuni se resteranno focolai nel mondo. Ci sono piani per produrre milioni di dosi, affinché a giovarne non siano solo i paesi ricchi. Organismi come Gavi Alliance, Bill e Melinda Gates Foundation e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità stanno lavorando in tal senso».
Intanto assistiamo a una ripresa del virus. Gli scettici sono tanti e pure Donald Trump, dopo essersi ammalato, sminuisce la gravità del Covid...
«I leader sono tenuti a dare l’esempio dicendo la verità e dando raccomandazioni giuste, basate sui dati scientifici. In America abbiamo già 8 milioni di contagi e 220mila morti. Nel mondo i decessi hanno superato il milione. Mascherine e distanza sociale non sono atti politici ma gesti di rispetto e tutela. Purtroppo, la ripresa del virus dipende pure da chi segue le regole, ma non uniformemente. Se fossimo stati tutti più attenti, i numeri sarebbero in calo. Non possiamo dimenticarlo: non ne siamo ancora usciti».