Usa, Trump valuta di licenziare il capo dell'Fbi: "Non indaga su Biden"

Donald Trump (ansa)
Secondo il Washington Post il presidente degli Stati Unti sarebbe "profondamente irritato" nei confronti di Christopher Wray, nonostante sia stato lui stesso a indicarlo ai vertici del Bureau
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NEW YORK - Che Donald Trump non si fidasse troppo del Fbi era noto da tempo. I suoi scontri con James Comey, settimo Direttore del Bureau nella storia degli Stati Uniti sono diventati un documentario di successo, ma l'averlo giubilato senza troppi complimenti nel maggio 2017 non ha risolto l'annoso problema. Il Federal Bureau of Investigation, sia pure con qualche difficoltà dovuta al carattere irascibile del 'Commander in Chief', ha mantenuto i propri valori e le proprie regole interne e anche l'uomo che The Donald ha piazzato al comando, Christopher Wray, alla fine ha dimostrato di non essere un semplice esecutore di ordini. 
 
Ora Trump sembrerebbe deciso a una mossa clamorosa. Licenziare in tronco (subito dopo le elezioni) l'uomo da lui scelto per guidare gli agenti federali.  Lo racconta - nell'ennesimo scoop - il Washington Post, spiegando come il presidente Usa e i suoi più stretti consiglieri abbiano messo sul tavolo - a tredici giorni dal voto - lo scottante argomento. Un licenziamento di Wray metterebbe a rischio anche la permanenza nel governo di William Barr, l'Attorney General (ministro della Giustizia) che sempre al limite delle regole (e qualche volta scavalcandole) è rimasto uno degli ultimi fedelissimi di Trump. 
 
The Donald non ha apprezzato - fonti della Casa Bianca lo hanno descritto come "profondamente irritato" - che sia Wray che Barr non si siano piegati alla sua volontà, che era quella di mettere sotto inchiesta i Biden (il candidato democratico che lui continua a chiamare ironicamente 'Sleepy Joe') e il figlio dell'ex vice presidente di Obama, Hunter. Un'indagine che The Donald, contravvenendo alle regole tradizionali, aveva sollecitato in un'intervista a FoxNews, il network televisivo che è rimasto il suo ultimo fedele alleato. In quell'intervista Trump aveva definito i Biden una "famiglia corrotta e criminale" per le attività economiche svolte da Hunter e in Cina mentre il padre era alla Casa Bianca come vice. 
 
Secondo una fonte citata dal Washington Post, il presidente Usa avrebbe preteso un'azione ufficiale simile all'annuncio fatto nel 2016 dall'allora capo del Fbi James Comey (quando mancavano solo 11 giorni al voto) sulla riapertura di una indagine sul server di posta elettronica privato usato da Hillary Clinton. Frustrazione che sarebbe aumentata anche per i mancati sviluppi della contro-inchiesta sulle origini del Russiagate, da Trump ritenuto un complotto dell'amministrazione Obama contro la sua campagna quattro anni fa. Un portavoce dell'Fbi si è rifiutato di commentare.
 
Il Bureau spiega solo che non ha "nulla da aggiungere" alla dichiarazione fatta dal Direttore dei Servizi Segreti Nazionali, John Ratcliffe, che all'inizio di questa settimana ha respinto i sospetti che il portatile di Hunter Biden fosse il prodotto di una campagna di disinformazione russa. L'Fbi "non può né confermare né negare l'esistenza di qualsiasi indagine in corso o di persone o entità sotto inchiesta, anche ai membri del Congresso". Trump, sostiene il quotidiano della capitale Usa, considera Wray una delle sue peggiori scelte di personale.